Maestri BurattinaiS


Bad Guys

Rivoluzione colorata contro Trump?

protesti contro trump

Contro il presidente eletto Donald Trump si è scatenata una vera e propria "isteria collettiva" come mai prima era accaduto nella storia degli Stati Uniti. Tutto il mondo progressista, così come quello della sinistra radicale, compresi anarchici e black bloc, è sceso nelle strade per esprimere il proprio dissenso nei confronti del tycoon, ancor prima che si insediasse.
In concomitanza con l' Inauguration Day, importanti manifestazioni, che hanno raccolto centinaia di migliaia di persone, si sono svolte a Washington D.C e in quasi tutte le più importanti città degli Stati Uniti e del mondo. Senza dimenticare la "Women's March" del 21 gennaio, su cui ci siamo già soffermati.

La domanda che molti si sono posti al riguardo è: quanto di spontaneo c'è in tutte queste efferate rimostranze contro un presidente eletto democraticamente? Nessuno mette in discussione che buona parte delle persone abbia manifestato con cognizione di causa. Così come però è plausibile credere, allo stesso tempo, che un'altra fetta di dimostranti abbia agito su "input" ben diversi. A teorizzarlo è un'analista di tutto rispetto come l'economista canadese Michel Chossudovsky, professore emerito di economia all'Università di Ottawa nonché presidente e direttore del Centre for Research on Globalization (CRG). Sul sito della fondazione ha pubblicato un'analisi molto interessante in merito.

Eye 2

Il Meglio del Web: C'è un giudice a Trani

giulietto chiesa
© Flickr
E' il pubblico Ministero Michele Ruggiero che ha esercitato il suo dovere di "controllore pubblico" portando in giudizio Fitch e Standard &Poor's, due delle tre agenzie di rating che hanno tormentato l'Italia e che hanno agito come aguzzini al servizio dei grandi poteri finanziari del mondo intero.

Adesso lo sappiamo già, con tutti i necessari dettagli, in attesa che il Tribunale di Trani lo confermi.

Le accuse a loro carico sono pesantissime e mettono in discussione prima di tutto l'arbitrarietà totale dei loro giudizi. Alla quale si aggiunge un lungo elenco di clamorose manipolazioni dei dati disponibili, scelti apparentemente a caso, in realtà funzionali a creare le condizioni per una crisi politica, cioè tali da essere usati come strumenti per un ricatto. Detto in altri termini, i funzionari delle due agenzie hanno lavorato per conto terzi, colpendo direttamente la sovranità nazionale dell'Italia e sottoponendo il suo popolo (non solo i risparmiatori) a pesanti conseguenze economiche e sociali negli anni successivi, fino ad oggi.

I fatti specifici risalgono alla deliberazione di questi stranissimi "giudici", che nessuno ha mai eletto, che condusse al duplice taglio del rating dell'Italia del gennaio 2012. "Giudici" assai poco qualificati, ma nominati dei centri onnipotenti della finanza mondiale, se è vero — come il PM Ruggiero ha abbondantemente dimostrato nella sua requisitoria di oltre 9 ore — che propalarono al mondo intero la loro "preoccupazione" per il "troppo alto" livello del debito pubblico e bancario italiano verso creditori esteri. Ciò mentre tutti i dati, tra cui quelli del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea indicavano il contrario.

Megaphone

La Turchia accusa la NATO di essere una organizzazione che sostiene il terrorismo

nato go home
Arriva la prima grossa rogna per la gestione Trump: la Turchia accusa ufficialmente la NATO di sostenere i terrorismo del Daesh (ISIS) e di essere essa stessa "una organizzazione che pratica il terrorismo". L'accusa, che era stata già pronunciata in precedenza dal presidente Recepiti Erdogan, è stata oggi fatta propria anche da un parlamentare turco, Samil Tayyar, dello stesso partito di Erdogan (l'APK) , il quale ha accusato oggi la Nato di essere una organizzazione terroristica simile al Daesh.

Secondo il deputato turco, si può includere la NATO nella lista delle organizzazioni terroriste come il Daesh ed al PKK Partito Indipendentista Curdo), ed al FETO (il movimenti dei seguaci di Gulen), sostiene Tayyar, del Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP in turco).

Nel corso di una intervista concessa questo Lunedì al giornale locale Hürriyet Daily Newsm, il deputato turco segnala inoltre che l'Alleanza Atlantica si è trasformata in una minaccia per il suo paese , visto che appoggia e fornisce armi alle bande takfiri in tutta la regione. Da notare che nelle scorse settimane circa 60 soldati turchi sono rimasti uccisi nei combattimenti avvenuti nella zona di Al Bab nel nord della Siria, ed i terroristi hanno utilizzato armi fornite dalla NATO, come è stato relazionato dalle fonti militari turche.

USA

Il 45-esimo presidente

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© Sputnik. Vladimir Astapkovich

Donald Trump ha giurato ed è entrato in carica. Con un discorso che ha confermato le paure di tutti i suoi nemici interni, mentre ha autorizzato le speranze della Russia di una svolta verso tempi migliori nei rapporti tra i due paesi dopo la brutta parentesi di Barack Obama.


Una transizione senza precedenti sotto tutti gli aspetti. E che dimostra che questa America, quella evocata dal 45-esimo presidente, non è più quella che è stata durante la gran parte del XX secolo. "Fare di nuovo un'America Grande" — che è stato lo slogan principale, l'unico vero e significativo della campagna elettorale di Trump — è stato la dimostrazione che una buona metà dell'America di oggi ritiene che essa non è più così grande come l'altra metà credeva di essere.

Questo è il punto di partenza utile per una riflessione che è ancora tutta da fare: negli Stati Uniti e in tutto il resto del mondo, a cominciare dall'Europa. Poichè le conseguenze di questo dato di fatto avranno ripercussioni immense in tutte le direzioni. Sta esplodendo una grande bomba politica; è in corso un terremoto che sconvolgerà in primo luogo l'Occidente.

Better Earth

La Russia, asso nella manica dell'Italia

putin e mattarella
© Sputnik

L'Italia valuta seriamente la possibilità di un ritorno al G8 con la Russia, ma sia all'interno dell'Ue sia nell'establishment americano una politica di apertura verso Mosca non è vista di buon occhio. Negli equilibri geopolitici la Russia però potrebbe essere l'asso nella manica dell'Italia.


G7 o G8? Difficile dirlo, non solo perché i tempi prima del vertice previsto a Taormina stringono, ma anche perché la politica nei confronti di Mosca divide i Paesi europei, come lo stesso establishment americano. L'insediamento alla Casa Bianca di Trump non significa l'annullamento immediato delle sanzioni antirusse né una normalizzazione automatica dei rapporti con Mosca.

L'Italia dal canto suo a più riprese ha ribadito la fondamentale importanza di Mosca sull'arena internazionale e ora si batte per un ritorno della Russia al tavolo del G8. Roma, da mesi in prima fila per togliere le sanzioni, potrebbe avere così il ruolo di anello mancante fra Russia ed Unione europea e ottenere inoltre un maggior peso in politica estera.

L'Italia al centro degli appuntamenti internazionali del 2017 giocherà a suo favore la carta della Russia? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Tiberio Graziani, presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista "Geopolitica".

War Whore

Il Meglio del Web: Le confessioni del criminale John Kerry

johhny boy

«Sotto i nostri occhi» - Cronaca di politica internazionale n°219


di Thierry Meyssan.

La guerra contro la Siria è il primo conflitto dell'epoca informatica a durare oltre sei anni. Numerosissimi documenti che sarebbero dovuti rimanere a lungo segreti sono già stati pubblicati. Benché siano stati divulgati [in misura diversa, ndt] in Paesi diversi e l'opinione pubblica non abbia così potuto prenderne piena consapevolezza, essi consentono sin da ora una ricostruzione degli avvenimenti. La pubblicazione della registrazione di quanto dichiarato da John Kerry in privato, a settembre scorso, rivela la politica del Dipartimento di Stato americano e costringe tutti gli osservatori, noi compresi, a rivedere le proprie analisi.


Candle

La guerra fredda sta per finire?

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© Sputnik. Alexey Filippov

Con Trump alla Casa Bianca cambia decisamente aria: sì al dialogo con i russi, no alle sanzioni. L'Italia di Gentiloni si è mostrata fin dall'inizio aperta a Mosca e in Europa può giocare un ruolo chiave nel riavvicinamento con la Russia. La guerra fredda sta per finire?


Il presidente Donald Trump a partire già dalla sua campagna elettorale si è detto pronto a collaborare con la Russia e deciso a cambiare la politica da guerra fredda condotta dal suo predecessore. Trump ha inoltre annunciato la possibilità di annullare le sanzioni nei confronti di Mosca.

Il clima che si respira in Ue, soprattutto negli Stati dell'Est Europa, è tuttora ostile nei confronti della Russia ed è qui che entra in gioco l'Italia, Paese in prima fila per abbattere le sanzioni antirusse che potrebbe giocare un ruolo di ponte con Mosca in questa nuova fase geopolitica. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all'Università Luiss Guido Carli.

— Gentiloni si è mostrato molto aperto nei confronti di Mosca e ha ribadito a più riprese che una nuova guerra fredda non serve a nessuno. Raffaele Marchetti, il 2017 con Gentiloni può segnare una svolta positiva nelle relazioni italo-russe a suo avviso?

— I buoni rapporti fra l'Italia e la Russia sono una costante della politica estera italiana. Gentiloni, Renzi, Letta, andando anche indietro nella storia, troviamo sempre buoni rapporti italo-russi. La situazione si è complicata negli ultimi anni per le sanzioni sulla questione ucraina. C'è comunque una finestra di opportunità che viene da fattori esterni, da una parte la Brexit, dall'altra l'elezione di Trump. Sono due fattori che permettono un ripensamento dei rapporti fra l'Unione europea e la Russia, eventualmente anche una riduzione se non la completa eliminazione delle sanzioni.

Bad Guys

Le agenzie di rating e le responsabilità della Bce

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© AFP 2016/ JOEL SAGET

Come prevedibile, le agenzie di rating sono tornate al centro della scena in modo irritante. Seguendo l'esempio delle famose 'tre sorelle', la Standard & Poor's, la Moody's e la Fitche, anche la Dbrs canadese si è autonomamente assunta l'autorità morale e politica e ha declassato il sistema Italia al livello BBB.


Allo stesso tempo l'americana Moody's sta patteggiando con il dipartimento di Giustizia americano il pagamento di una multa di ben 846 milioni di dollari per aver gonfiato le sue stime sui titoli tossici, a suo tempo legati ai mutui immobiliari, che contribuirono alla grande crisi finanziaria. E' noto che in precedenza la stessa S&P aveva patteggiato una multa simile per 1,37 miliardi di dollari.

La decisione della Dbrs, già Dominion Bond Rating Service, è stata motivata con la solita "lista della spesa": incertezza politica, debolezza del sistema bancario, alto livello delle sofferenze creditizie, crescita bassa e alto debito pubblico, ecc. L'analisi negativa è infarcita anche di semplicistiche e banali riflessioni sulla nuova legge elettorale e sulle future elezioni. Ovviamente avrà un ulteriore e concreto impatto negativo sulla credibilità dell'Italia. In particolare, quando le banche italiane chiederanno un prestito alla Bce dovranno portare in garanzia beni, titoli di stato, in quantità maggiore rispetto a prima. Il declassamento certifica l'aumento del "rischio paese" con conseguenti effetti sui mercati, sui titoli obbligazionari e sulla propensione a investire.

In verità, la cosa più irritante è il comportamento della Bce e delle altre istituzioni europee che tacciono sulle nuove evoluzioni delle suddette agenzie.
Negli anni passati si è molto parlato della necessità di creare un'agenzia di rating europea indipendente. Alla fine non se ne è fatto niente.

War Whore

Usa: 26.171 bombe sganciate nel 2016

us air force
Sono 26.171 le bombe sganciate dagli Stati Uniti nel 2016, tre bombe ogni ora per 24 ore al giorno: una fine grondante sangue per il secondo mandato del presidente, premio Nobel per la pace, dipinto da esperti di Washington come un "guerriero riluttante", dimostratosi realmente un falco, con i suoi pesanti bombardamenti in sette Paesi a maggioranza musulmana.

Secondo Micah Zenko e Jennifer Wilson del Council on Foreign Relations, che hanno condotto l'indagine, questa stima è "senza dubbio bassa", considerando che i dati affidabili sono disponibili solo per attacchi aerei in Pakistan, Yemen, Somalia e Libia, e che un unico "colpo", secondo la definizione del Pentagono, può contenere più bombe o munizioni.

Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Somalia e Pakistan sono i Paesi presi di mira da attacchi aerei degli Stati Uniti. Il 2016 ha visto un aumento dei bombardamenti rispetto al 2015, quando gli Stati Uniti hanno sganciato almeno 23.144 bombe su sei Paesi a maggioranza musulmana. La Libia è il settimo Paese aggiunto ai bombardamenti nel 2016.

Nel 2016 gli Stati Uniti hanno tranquillamente lanciato una campagna aerea in Libia, il Paese nordafricano ricco di petrolio, al fine di respingere i terroristi Isis. La Nato vi aveva effettuato un'operazione di cambiamento di regime nel 2011, rovesciando il governo del leader da lunga data, Muammar Gheddafi, tra gli entusiasmi di Hillary Clinton, gettando il Paese nel caos.

La maggior parte delle bombe utilizzate nel 2016, 24,287, sono state sganciate in Iraq e in Siria, dove gli Stati Uniti stanno conducendo una coalizione per combattere, così affermano, l'auto-dichiarato Stato Islamico. L'Afghanistan è stato colpito con almeno 1.337 bombe. La guerra in Afghanistan è entrata nel suo 15° anno nel 2016, una delle più lunghe guerre ancora in piedi nella storia degli Stati Uniti. Il presidente Obama è stato rieletto nel 2012 con la promessa di porre fine alla guerra in Afghanistan nel 2014, ma l'ha prolungata e addirittura ampliata più volte. Ha certo ridotto il numero di soldati americani che combattono in Afghanistan e in Iraq, ma ha notevolmente ampliato le guerre d'aria e l'uso di forze speciali in tutto il mondo.

Il presidente premio Nobel per la pace era entrato in carica impegnandosi a porre fine alle guerre di George W. Bush, ma lascia il suo incarico dopo essere stato in guerra più di ogni altro presidente nella storia degli Stati Uniti, ed è anche l'unico presidente a servire due mandati completi con il Paese in guerra.

Gli attacchi con i droni hanno rappresentato una tecnica di bombardamenti sostenuta da Obama che si è distinto come drone-warrior in chief. Come tale, ha diffuso l'uso dei droni al di fuori dei campi di battaglia dichiarati dell'Afghanistan e dell'Iraq, principalmente in Pakistan e in Yemen. Obama ha autorizzato oltre 10 volte più attacchi dei droni di George W. Bush, e automaticamente ha dipinto tutti i maschi in età di leva in queste regioni come combattenti, che li rende un gioco equo per l'uccisione telecomandata.

Evil Rays

Il Meglio del Web: L'impero atlantico della menzogna, un esercito di professionisti mercenari dell'informazione

udo ufkotte

di Marcello D'Addabbo


In Germania il caso Ulfkotte è ormai esploso in tutta la sua enormità. Nei talk show risuonano le parole del corrispondente esteri del più prestigioso quotidiano tedesco, "Frankfurter Allgemeine Zeitung" «per diciassette anni sono stato pagato dalla CIA, io e altri centinaia abbiamo lavorato per favorire la Casa Bianca».

Questo è l'inquietante quadro descritto nel libro che Udo Ulfkotte ha da poco pubblicato in patria dal titolo eloquente: Giornalisti comprati. Il libro descrive il controllo dei media tedeschi, e occidentali in genere, attraverso una fitta rete di corruzione e di pressioni esercitate da parte degli americani mediante apparati di intelligence, ambasciate Usa, fondazioni, lobby e istituzioni atlantiste (sono citate tra le tante il Fondo Marshall, l'Atlantic Bridge e l'Istituto Aspen). Il fine di tale incessante attivismo operato nelle retrovie dei mass media, secondo le rivelazioni dell'autore, è quello di costruire una interpretazione degli accadimenti internazionali sempre unilaterale e compiacente verso Washington.

Si racconta di programmi specifici per i giornalisti, disposti dalle ambasciate statunitensi in Germania e in Italia, nei quali è previsto un compenso che arriverebbe alla cifra di ventimila euro per scrivere articoli filostatunitensi. Ma non si tratta solo di dazioni in denaro, c'è l'altro mezzo di pressione, quello che solletica di più il narcisismo da cui i giornalisti sono maggiormente affetti, ovvero le gratifiche in campo professionale: premi, collaborazioni, incarichi, convegni nei mitologici e prestigiosi campus universitari americani, viaggi pagati, riconoscimenti pubblici di ogni genere, insomma una tentazione irresistibile. Il volto seducente del potere, cemento a presa rapida per costruire la casa sicura della narrazione mediatica ufficiale con l'aiuto di un esercito di professionisti mercenari dell'informazione a completa disposizione.

«Prima di tutto» racconta «è necessario rendere autorevole il giornalista a libro paga, facendo riportare i suoi articoli, dandogli copertura internazionale e premiando i suoi libri. Molti premi letterari non sono altro che premi alla fedeltà propagandistica dell'autore che li pubblica, non molto differentemente dal premio "eroe del lavoro" nella ex Germania Est comunista». Ulfkotte ricorda esperienze personali, come quella, decisamente ridicola, dell'improvviso conferimento della cittadinanza onoraria dello stato americano dell'Oklahoma, in assenza di alcun legame apparente tra il suo lavoro e quel territorio. Poi, sullo sfondo di questa realtà patinata di favori e grandi alberghi, si muovono i servizi segreti e le pressioni quando serve non mancano: «Spesso vengono a trovarti in redazione, vogliono che scrivi un pezzo» rivela nel libro. In occasione della crisi libica del 2011, racconta di quando fu imbeccato da individui dei servizi tedeschi per annunciare sul suo giornale, quasi fosse un dato assodato, che Gheddafi era in possesso di armi chimiche pronte per essere usate contro il popolo inerme, ovviamente senza avere alcun riscontro da fonti verificate. Se invece si trasgredisce la linea filoatlantica le conseguenze sono altrettanto note, ovvero la perdita del lavoro, il triste isolamento professionale, fino alle minacce dirette e alle persecuzioni (lui stesso sostiene di aver subito sei perquisizioni nella sua abitazione con l'accusa di aver rivelato segreti di stato).