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mar, 01 dic 2020
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L'autunno caldo di Matteo Renzi sta arrivando. Novembre fa il pieno di scioperi e proteste: dal pubblico impiego ai medici

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L'autunno caldo sta arrivando. Archiviato il disastro politico di Roma e ottenuta la cacciata di Ignazio Marino dal Campidoglio, il premier Matteo Renzi può guardare avanti. Sapendo però che il mese di novembre segna l'inizio delle contestazioni di piazza e degli scioperi. Le vicende della Capitale hanno fatto passare in secondo piano tutte le proteste messe in cantiere e sollevatesi dopo l'approvazione della legge di stabilità. Ma ora i sindacati tornano alla carica.

Novembre si annuncia un mese bollente. Le maggiori contestazioni arrivano nel settore dei dipendenti pubblici, "umiliati" per le risorse che la manovra finanziaria di Renzi ha stanziato. Soldi che avrebbero dovuto sopperire al blocco dell'indicizzazione dei contratti bocciato successivamente dalla Corte Costituzionale. Più che soldi, sarebbe il caso di parlare di spiccioli, visto che a conti fatti i dipendenti del servizio pubblico si ritroveranno in tasca circa 5 euro in più al mese. Quattro caffé o poco di più, protestano i sindacati. Ora promettono battaglie e scioperi per le strade della Capitale. Non solo il pubblico, però: a protestare saranno anche gli operatori del commercio e della grande distribuzione (con uno sciopero il 1 di novembre) e poi i medici. Infine, nel settore privato sono già stati annunciati uno sciopero delle federazioni dei sindacati confederali e Ugl alla Ericsson il 3 novembre e quello proclamato da Snater a Telecom Italia (60 minuti a fine turno e blocco straordinario) dal 5 al 28 novembre. Ma andiamo con ordine.

Il comparto scuola ha indetto lo sciopero generale per il 13 novembre. Incroceranno le braccia gli insegnanti, dirigenti, educatori, Dsga e Ata che aderiscono alle sigle Unicobas, Anief, Cub, Cobas, Usi Surf. "Nel volgere di due settimane, in pratica, tutto il mondo sindacale si mobilitera' per sensibilizzare un Governo che sul rinnovo contrattuale di oltre 3 milioni e 200mila lavoratori dello Stato rimane fermo alle buone intenzioni. E' evidente che la misura e' colma - fa sapere l'Anief - basta ricordare i contenuti del comma 1 dell'articolo 37, da cui si evince che i 300 milioni di euro stanziati per il rinnovo contrattuale, bloccato dal 2009, basterebbero a malapena per coprire dieci euro a ognuno dei dipendenti pubblici per il solo semestre del 2015".

L'appuntamento per i manifestanti è alle 10 davanti al Miur e alle 12 davanti al Parlamento.
"Non vogliamo la cattiva scuola di Renzi - afferma il leader dei Cobas Piero Bernocchi - ma investimenti rilevanti per le strutture e il personale, dopo 20 anni di continui tagli alla scuola pubblica e ai salari di docenti ed Ata".

Quenelle - Golden

Quentin Tarantino in piazza contro la violenza della polizia di New York: "Sono un essere umano con una coscienza"

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Il regista Quentin Tarantino ha sfilato per le strada di New York con gli attivisti per protestare contro la brutalità della polizia. Centinaia di persone sono partite da Washington Square Park di Manhattan per due miglia, per chiedere giustizia per le vittime della polizia.
"Sono un essere umano con una coscienza - ha detto Tarantino - e se credete che gli omicidi non accadano per caso allora avete bisogno di alzarvi e protestare. Sono qui per dire che non sono dalla parte dell'assassino".
I manifestanti hanno sfilato tra i cordoni degli agenti di polizia, agitando cartelli con le foto dei defunti, per lo più giovani uomini di colore.

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Non è la prima protesta organizzata dal gruppo RiseUpOctober. Tra i manifestanti, con Tarantino, c'era Temako Williams. Suo figlio, La-Reko Williams, è stato ucciso dalla polizia nel 2011 a Charlotte, Carolina del Nord. Una giuria federale ha stabilito che un ufficiale di polizia di Charlotte-Mecklenburg, ha condannato l'agente solo a un risarcimento di 500.000 dollari perché non aveva usato una forza eccessiva. Ma il denaro non è sinonimo di giustizia.
"La vita di mio figlio non ha prezzo - ha detto Tameko Williams - la nostra è una ferita che non guarirà".

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Riscaldamento globale. Si può criticare pubblicamente il catastrofismo climatico? In Francia no

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L’uomo del meteo della tv di Stato denuncia in un libro lo « scandalo planetario » delle bugie ambientaliste e improvvisamente sparisce dal video. Poi accusa: « Sono scioccato, sono diventato un paria »
In Francia si può dire pubblicamente che i partigiani del riscaldamento globale sono troppo «allarmisti» e che il loro «catastrofismo è esagerato»? No e il caso che ruota attorno a Philippe Verdier, uomo meteo di France 2, e al suo nuovo libro lo dimostra.

IL LIBRO SCANDALO. France 2, equivalente di Rai 1, è la più importante emittente pubblica del paese. Verdier, oltre a presentare le edizioni del meteo delle 13 e delle 20, ricopre anche il ruolo di responsabile del servizio meteo di France Télévisions. Il giornalista, che detiene un master di secondo livello in Sviluppo sostenibile e che ha coperto le conferenze sul clima di Bali (2007), Copenaghen (2009) e Cancún (2010), ha appena pubblicato un libro per Ring Editions dal titolo Climat Investigation.

CONFERENZA SUL CLIMA. Il periodo di pubblicazione è strategico, visto che a dicembre si terrà la Conferenza sul clima di Parigi (COP21), dove gli esperti sperano che le potenze mondiali si accordino per contenere il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Secondo le stime, non sempre attendibili, per raggiungerlo il mondo si può permettere di emettere solo altri 1.200 miliardi di tonnellate di Co2 da qui alla fine del secolo. Ma al ritmo attuale, ci metteremmo 30 anni a raggiungere i 2 gradi e nei 60 successivi supereremmo abbondantemente la soglia. La Cina da sola, per fare un esempio, emette 10,4 miliardi di tonnellate di Co2 all'anno.

ATTACCO AL CATASTROFISMO. Nel suo libro, apprezzato da alcuni, contestato da molti, Verdier parla di «manipolazioni» dei dati scientifici, di «conflitti di interessi» in seno alle più grandi organizzazioni che chiedono la riduzione delle emissioni e di «scandalo planetario» a riguardo del catastrofismo ingiustificato, vista la confusione sui dati e i dubbi sull'origine umana di molti fenomeni climatici. Attacca poi le lobby, le ong ambientaliste e i governi. Nel suo libro, infatti, è contenuta anche una lettera aperta rivolta al presidente della Repubblica François Hollande.

LA LETTERA A HOLLANDE. Rivolgendosi all'inquilino dell'Eliseo, Verdier scrive:
«Tra due mesi la Francia accoglierà la COP21, conferenza delle Nazioni Unite sul clima. I suoi uomini l'avranno sicuramente informata che non servirà a niente, esattamente come le venti precedenti. Allora perché continuare a far finta di salvare il pianeta? Da più di un anno, un refrain "green" sull'avvenire del pianeta ritorna in ogni suo discorso. Lei esagera ogni volta per sottolineare la sua volontà di riunirsi con le altre potenze e sventare il cataclisma annunciato. Ma nelle sue parole ritrovo a stento la sincerità e l'intenzione di agire in modo posato e costruttivo. Nelle sue mani, il clima non è che una carta come tutte le altre».

Book 2

Canada, leggi un libro in vetrina e ti fanno lo sconto. Accorrono in centinaia. I proprietari: "Questi clienti irradiano lettura attorno a loro"

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Grande successo per la libreria Pantoute di Quebec City per difendersi dalla crisi del settore. 15% in meno sul prezzo di copertina per chi rimane 30 minuti a leggere davanti ai passanti, 5% per chi rimane solo 15 minuti. Lo scrittore Pincio: “Più che incentivo alla lettura sembra sfoggio di vanità”
Leggi un libro seduto in vetrina e il libraio ti fa lo sconto. La bizzarra iniziativa, probabilmente per la prima volta al mondo, è stata adottata dalla libreria Pantoute che si trova in rue Saint-Jean, nel centro storico di Quebec City in Canada, ed è rimbalzata ai quattro angoli del pianeta grazie ai social network che ne hanno amplificato i risultati di pubblico.

Da quasi un mese, infatti, si stanno avvicendando su una graziosa e comoda poltroncina arancione decine e decine di clienti che possono usufruire di un abbassamento del prezzo di copertina del libro che va dal 15%, se la lettura in poltrona del medesimo è di mezz'ora, al 5%, se il tempo di lettura del libro da acquistare non supera i 15 minuti.
"Si tratta di un'idea che stuzzicava la nostra fantasia da diversi anni", ha spiegato il librario Patrick Bilodeau della Pantoute a ICI Radio-Canada. "Per quanto ne sappiamo, nessun altro ha mai realizzato qualcosa del genere".
L'iniziativa "La Lettura in vetrina" è iniziata il 26 settembre scorso e finirà nelle prossime ore con un successo inatteso. I proprietari della Pantoute hanno lanciato la sfida direttamente su Facebook, e parallelamente sul più tradizionale sito web, incontrando subito i favori dei clienti. I gestori della libreria hanno ovviamente immortalato l'avvicendarsi dei clienti sulla poltrona di stoffa postando per giorni le foto degli insoliti lettori. Per ogni gruppo di foto pubblicato online un "Merci aux lecteurs" e centinaia di "like".

Molte le domande degli amici della Pantoute sul social: tra chi chiede se c'è ancora posto a chi elogia con "Genial!", tra chi si offre di partire in aereo della Francia e rimanere in poltrona per una settimana a chi addirittura s'informa se l'iniziativa è legale. "15% di sconto su un libro nuovo è legale", spiegano i titolari del negozio. "Inoltre, non stiamo sbagliando bersaglio sul tema del prezzo unico sui libri che speriamo vivamente venga approvato anche in Canada. Perché c'è una bella differenza tra fare lo sconto a un cliente che "irradia" la lettura attorno a lui, e vendere dei best-seller in perdita nei grandi magazzini".

2 + 2 = 4

Immigrazione, stesso numero di italiani all'estero e stranieri in Italia. Aumentano connazionali denunciati

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Secondo quanto emerge dal "Dossier Statistico immigrazione 2015" gli stranieri sono più virtuosi degli italiani dal punto di vista penale. Inoltre rischiano più degli italiani di perdere il posto di lavoro e fanno meno figli rispetto al 2013
Cinque milioni. Tanti sono gli stranieri che vivono in Italia e altrettanti sono gli italiani che hanno chiesto cittadinanza all'estero. Secondo quanto emerso dal "Dossier Statistico immigrazione 2015″ di Idos i conti sono stati praticamente pareggiati. A fronte di 5.421.000 presenze straniere sul nostro territorio, inclusi quelli ancora in attesa di registrazione, ci sono 4.637.000 connazionali che vivono fuori dai confini del nostro territorio. E nel 2014 si è registrato un aumento importante: gli italiani che hanno deciso di fare le valigie sono stati 155mila, contro i 92mila stranieri che hanno ottenuto regolare cittadinanza nel nostro Paese. Poco più di 30mila sono stati gli immigrati in condizione irregolare rintracciati dalle forze dell'ordine e più del 50% sono stati rimpatriati. Ma gli aspetti interessanti non si fermano qui. Perché, ad esempio, secondo il rapporto, i cittadini stranieri sono più virtuosi di quelli italiani dal punto di vista penale.

Denunce penali: -6,2% quelle a carico degli stranieri, +28% per italiani - Stando ai dati, infatti, nel periodo 2004-2013 le denunce a carico dei nostri connazionali sono aumentate del 28%, mentre quelle nei confronti degli immigrati regolarmente residenti nel nostro Paese sono diminuite del 6,2%. Numeri che si riflettono anche nella situazione delle carceri, dove su 52.754 detenuti totali, gli stranieri sono il 32,6% del totale, in calo del 4% rispetto al 2010.

Aumentano le spese per l'accoglienza, ma il bilancio è positivo - Nel 2013 gli stranieri hanno portato nelle casse italiane entrate per oltre 16,5 miliardi di euro, mentre le spese destinate a coprire l'accoglienza si sono fermate a 13,5 miliardi di euro. Un bilancio positivo: lo Stato ha guadagnato 3,1 miliardi di euro. Inoltre nel 2013 il contributo al Pil nazionale assicurato dagli occupati stranieri è stato pari a 123.072 miliardi di euro, ovvero l'8,8% del totale. Ogni anno, infatti, gli immigrati versano 7-8 miliardi di euro di contributi, ma spesso non riescono comunque a maturare il diritto alla pensione, per cui l'Inps ha stimato che finora hanno lasciato nelle casse previdenziali italiane oltre tre miliardi di euro.

Black Cat

Alimenti cancerogeni e carni rosse: contro il gastronomicamente corretto del piatto unico

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Che mangiare ingenti quantità di carne rossa non facesse bene, lo si sapeva da tempo. È, peraltro, un precetto che si rinviene in molte religioni: basti qui ricordare il venerdì consacrato al pesce dalla religione cristiana. Nulla di nuovo, dunque.


Commento: Affidarsi alle religioni per validare una credenza popolare pare alquanto eccessivo. Non c'è da stupirsi, però, dato che la nostra Intellighenzia di scienziati e medici ad oggi potrebbe benissimo essere paragonata alle caste sacerdotali di un tempo


Mai, tuttavia, era stata intrapresa una campagna mediatica di demonizzazione del consumo della carne come quella a cui abbiamo assistito in questi giorni. Ed è di questo che occorre discutere. Lo sappiamo, ormai: quando a reti unificate, su tv, radio e giornali, si ripete ossessivamente un messaggio, ciò avviene tutto fuorché per caso. E deve destare sospetto, almeno in chi non voglia seguire inerzialmente le correnti del pensiero unico politicamente corretto e mediaticamente manipolato.

Il sistema mediatico del consenso universale e dell'omologazione di massa procede così: demonizza senza possibilità di appello qualcosa o qualcuno, crea per questa via dissenso di massa verso quel qualcosa o quel qualcuno, e poi, dopo aver guadagnato il consenso dell'opinione pubblica, procede operativamente contro quel qualcosa o quel qualcuno. Anni di bombardamenti umanitari in nome della democrazia da esportare, dei diritti umani violati e dei dittatori baffuti additati come nuovi Hitler dovrebbero averci insegnato qualcosa.

E, allora, domandiamoci in riferimento a questa demonizzazione della carne: cui prodest? A chi giova? In fondo, anche il fumo o l'alcol sono nocivi, e mille altre cose: eppure non sono oggetto di simili campagne di mobilitazione di massa. Perché nessuna campagna di sensibilizzazione di massa contro i fast-food, ad esempio? Avanzo qui un'ipotesi. La stigmatizzazione della carne a cui stiamo assistendo si inscrive in un più ampio processo di distruzione delle culture in nome della non-cultura della mondializzazione mercatistica.

Alarm Clock

Libertà di espressione in Francia: proibite le manifestazioni pro Palestina e pro Boicot Israel

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La Prefettura di Heraulth (sud della Francia) ha proibito Sabato scorso una manifestazione di solidarietà con la Resistenza palestinese convocata dal comitato locale del movimento Boicotaggio Disinvestimenti e Sanzioni (BDS) contro Israele. "Un Governo sottomesso ad Israele, proibisce agli stessi cittadini francesi il loro diritto alla libertà di espressione perchè lo hanno deciso le associazioni sioniste.....una vergogna per tutta la Francia!", ha comunicato questa Domenica attraverso il suo profilo in una rete sociale di internet, l'associazione BDS Francia 34.

Da rilevare che ben 15 furgoni delle forze di polizia antisommossa, in vista della manifestazione, si erano piazzate dal Sabato mattina, nel centro della piccola città di Montpellier, nel sud della Francia, come si rileva da un video diffuso dall'associazione pro Palestina, in un contesto politico di crescente repressione dell'antisemitismo - anche quello un fenomeno in crescita - in tutta la Francia.

Risulta da tempo che qualsiasi critica al governo di Israele ed alla sua feroce politica repressiva contro la popolazione palestinese, viene considerata dalle autorità francesi come fenomeno di "antisemitismo". La libertà di opinione e di espressione non è ammessa quando si tratta di criticare lo Stato di Israele, si tratta di un concetto molto chiaro, ribadito dai provvedimenti presi in questo senso dal ministro Manuel Valls ed attuato dalle prefetture in Francia. Questo nonostante le manifestazioni avvenute all'inizio dell'anno per l'attentato contro Charlie Hebdo a Parigi e le conseguenti manifestazioni di Hollande e della sinistra francese all'insegna dello slogan di "siamo tutti Charlie" per sancire la libertà di espressione che, evidentemente, non vale per le critiche ad Israele.

Il prefetto che ha proibito la manifestazione, per giustificare la proibizione, ha invocato l'esistenza di un delitto tipicizzato di "provocazione discriminatoria", così come anche il rischio di "notevoli disturbi dell'ordine pubblico"; una motivazione che è stata respinta totalmente dagli attivisti e giudicata un pretesto. Il comitato BDS svolge da anni la sua attività senza che si siano manifestati problemi e si è preso l'incarico di spiegare all'opinione pubblica francese quanto accade in Palestina e come Israele stia attuando una violazione dei diritti umani in Palestina, questo mentre si vuole far passare tutto sotto silenzio, ha dichiarato alla TV France 3 un componente veterano di questa associazione. "Nel corso di questi dieci anni il comitato BDS ha mantenuto le sue posizioni senza problemi ed andiamo a seguire nella nostra attività, spiegando alla gente quello che sta accadendo in Palestina e quello Israele sta facendo in Palestina, visto che è chiaro che questo è esattamente quello che si vuole non si sappia", ha dichiarato un componente del BDS, Francia 34.

Newspaper

Raffaele Sollecito al congresso dei Radicali: "Il carcere è una scuola di reclutamento per la mafia"

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Il trentunenne pugliese dopo la fine della sua vicenda giudiziaria si è iscritto al partito di Pannella ma specifica: "Il mio obiettivo è far conoscere come funzionano le cose nel nostro paese. Non ho alcuna voglia di entrare in politica". Poi ha lanciato un appello al presidente della Repubblica: "Mattarella faccia luce su chi ha sbagliato distruggendomi l'esistenza"
Raffaele Sollecito contro il sistema carcerario italiano. Dal congresso dei Radicali di Chianciano Terme (Siena), il 31enne pugliese ha affermato: "Il carcere rende dei vegetali, perché esistono condizioni assurde e inumane, ed è una scuola di reclutamento per la mafia". Sollecito, dopo una vicenda giudiziaria durata otto anni per l'omicidio di Meredith Kercher, con l'assoluzione in Cassazione del marzo 2015 è tornato un cittadino libero. Nella sua nuova vita, oltre a un'attività imprenditoriale, si è anche iscritto al partito di Pannella ma il suo obiettivo non è la politica: "Ho un obiettivo sociale", ha detto ai giornalisti arrivando al congresso, "far conoscere come funzionano le cose nel nostro Paese. Non ho alcuna voglia di entrare in politica e fare politica". Poi si è rivolto direttamente al presidente della Repubblica: "Ho fatto appello a Sergio Mattarella, affinché possa fare luce sulle responsabilità di chi ha sbagliato, distruggendomi l'esistenza".

Sollecito ha criticato non solo il momento della detenzione ma anche il "dopo":
"I detenuti, quando escono, si ritrovano isolati nella società - ha spiegato - Non ci sono politiche di reinserimento. Durante la detenzione si è abbandonati e, una volta usciti, il detenuto non ha alcuna possibilità di affacciarsi a una società che lo rifiuta. Una volta finita la detenzione, queste persone che vengono a trovarsi rifiutate dalla società nella stragrande maggioranza dei casi sono portate a riaffacciarsi a chi li ha aiutati in carcere, che sono i criminali e i mafiosi".

Heart - Black

Berlino, confessa omicidio di due bimbi. Killer incastrato dalla madre: "Mio figlio ha rapito uno dei piccoli scomparsi"

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La donna ha riconosciuto il figlio nelle immagini diffuse dalla polizia che lo ritraevano mentre teneva per mano un piccolo profugo di 4 anni bosniaco, scomparso il primo ottobre e ritrovato cadavere nel bagagliaio dell'auto dell'uomo. Che durante l'interrogatorio ha parlato di un altro bimbo ucciso.

La polizia lo ha arrestato dopo che nel portabagagli della sua auto è stato ritrovato il corpo di Mohamed, un bambino di 4 anni bosniaco, scomparso da Berlino il primo ottobre, violentato e poi strangolato con una cintura. Ma durante l'interrogatorio nel quale ha confessato di essere stato lui a ucciderlo, il 32enne Silvio S. (questi gli unici dati forniti dalla polizia) ha ammesso al procuratore Stefan Stoeher di essere il responsabile di un altro omicidio. Quello di Elias, 6 anni, sparito dall'abitazione dei suoi genitori a Potsdam, fuori Berlino, nel luglio scorso. Il serial killer ha raccontato di averlo sepolto a Luckenwalde, non lontano da dove lo ha rapito. Qui, in una colonia di piccoli giardini, la polizia ha trovato un pacco sospetto. Sul posto è giunta un'ambulanza, con una barella e un sacco per i cadaveri. Il responsabile della polizia del Brandeburgo, Michael Scharf, ha detto: "E' probabile che in quel pacco si trovi il corpo di Elias".

Due bambini ammazzati nel giro di una manciata di mesi. Un caso seguito direttamente dall'unità speciale della polizia tedesca che ha arrestato l'uomo a Niedergoersdorf, un paesino del sud del Brandeburgo, la regione attorno a Berlino, dove l'uomo - che lavora in un'agenzia di sicurezza - vive nello stesso palazzo dei genitori, al piano di sopra. E proprio dalla madre è arrivata la svolta. "Credo che mio figlio abbia a che fare con il piccolo profugo". La telefonata alla polizia arriva dopo che la donna ha riconosciuto il figlio nelle immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso che gli investigatori avevano diffuso negli ultimi giorni. Gli chiede se quell'uomo immortalato sia lui, che ammette e racconta quello che ha fatto.

Stock Down

La crisi delle banche europee

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Stretta per Deutsche Bank e Unicredit. Previsti esuberi e abbandono di mercati esteri.

Deutsche bank non sta bene. La cura occidentale per la perdita record subita dal gruppo creditizio tedesco nel terzo trimestre dell'anno, con un "rosso" da 6,01 miliardi di euro rispetto al risultato negativo di appena 94 milioni nello stesso trimestre dell'anno scorso, starebbe nel taglio di 26mila posti di lavoro.

Il gruppo starebbe inoltre per ritirare la propria presenza in ben dieci Paesi con l'obiettivo di risparmiare 3,8 miliardi entro il 2018. Nel dettaglio l'istituto tedesco uscirà da Argentina, Cile, Messico, Perù, Uruguay, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Malta, Nuova Zelanda. In Europa, invece, la banca rafforzerà la sua presenza puntando su sinergie tra private banking e wealth management. Ma è prevista anche una riduzione di 200 filiali in Germania.

A far sprofondare i conti tedeschi, avrebbe contato anche la maxi-svalutazione della partecipazione detenuta nell'istituto cinese Hua Xia bank. In casa Italia non si sta meglio. Secondo Bloomberg, in occasione dell'aggiornamento del piano industriale, Unicredit potrebbe presentare 12mila esuberi. L'istituto bancario non ha ancora commentato le indiscrezioni dell'agenzia finanziaria, ma già la settimana scorsa la stampa occidentale indicava la possibilità dalla cessione delle attività retail della controllata in Austria, Bank Austria a Bawag Psk Bank. Nei tagli, prosegue Bloomberg, sarebbero incluse anche seimila posizioni che derivano dalla vendita della controllata in Ucraina.