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mar, 01 dic 2020
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Caro Delrio, ma perché lo sciopero della fame? Dimettiti

delrio

Di solito, un ministro che non è d'accordo con le scelte del suo governo si dimette. Il ministro Graziano Delrio, no. Resta aggrappato alla poltrona che occupa dal 2015 e per "convincere" il governo a presentare l'inutile e controproducente Ius Soli, annuncia - tra le ovazioni di Repubblica - lo "sciopero della fame".


Ma perché una scelta così "naïf" da uno dei più spietati artefici delle privatizzazioni e dei tagli alla spesa pubblica? Una crisi mistica? Crediamo di no. Verosimilmente il paravento dello Ius Soli è solo una manovra per ridare fiato ad un Pisapia che, messo alle corde dai suoi ex compari fuoriusciti dal PD, ha scelto di allearsi, nientedimeno con Emma Bonino sponsor dell'immigrazione e, quindi dello Ius Soli.

E state pur certi che consolidatasi la stampella Pisapia-Bonino al governo, degli immigrati non fregherà più nulla a nessuno e il ministro Delrio tornerà (come sempre) a mangiare.

E, a proposito di Ius Soli date una occhiata al video qui sotto.


Francesco Santoianni
Articolo pubblicato originariamente su Pecora Rossa

Red Pill

Ius soli e altre Armi di Distrazioni di Massa

ius soli
© lantidiplomatico.it

Ci sono cose che si direbbero create solo per darci l'illusione di non essere in una gabbia o per distrarci dalla difesa dei nostri diritti. Lo Ius soli, ad esempio. Non serve affatto, come ci raccontano in TV, a tutelare i bambini stranieri i quali, già oggi, possono iscriversi a scuola, godere di cure mediche e, compiuti diciott'anni chiedere la cittadinanza italiana. No, serve solo a far crescere una marea razzista finalizzata, come in Francia, a cementare un sedicente fronte "democratico e progressista" capitanato da qualche burattino dei banchieri dell'Unione Europea.


Ma lo Ius soli è soltanto una delle tante Armi di Distrazione di Massa che usano per farci schierare contro altri sfruttati e a favore del governo. Ad esempio. Se oggi i servizi pubblici, gli ospedali, i trasporti sono allo sfascio, la colpa, per la TV, e quindi per l'opinione pubblica, non è dei continui tagli, privatizzazioni, blocco delle assunzioni imposti dal governo e dall'Unione Europea. No, la colpa per la TV , e quindi per l'opinione pubblica, è dei cosiddetti "furbetti del cartellino", messi alla gogna e immediatamente licenziati, anche se si allontanano per un caffè. Tutt'altro trattamento per i tanti boiardi di stato e servi del governo che continuano ad essere strapagati e riveriti dai giornali, invece di essere buttati fuori o mandati in galera.

Star of David

Pesanti accuse contro Israele alla conferenza del Partito Laburista britannico

frtyu

Miko Peled, cittadino britannico, nato in Israele, definisce israele "sionista razzista" alla conferenza del partito laburista.


Lo stesso Peled, durante un evento, ha dichiarato che il boicottaggio di Israele è giustificato perché il paese è un "regime colonizzatore razzista" molto simile alla Germania nazista e all'apartheid Sudafricana. Miko Peled, figlio di un generale israeliano, è stato applaudito da attivisti anti-sionisti di sinistra, mentre ha parlato ad un evento tenuto dal gruppo Free Speech On Israel.

Nella stessa Conferenza del Partito Laburista, durante un evento collaterale è intervenuto un relatore anti-sionista nato in Israele il quale ha dichiarato che il boicottaggio di Israele è giustificato perché il paese è un "regime colonizzatore razzista" "molto simile" alla Germania nazista e all'apartheid Sudafricana.

Il signor Peled, che vive in America, ha invitato alla libertà di parola su ogni tema, incluso "se si tratta dell'Olocausto oppure no".

Durante l'evento, presieduto da Naomi Wimborne-Idrissi, ha dichiarato: "il boicottaggio dello stato di Israele non è censura: mettiamo le cose al loro posto..

"Non noi non invitiamo i nazisti e per un'ora non illustriamo i motivi per i quali loro dovrebbero avere ragione. Questa è la stessa cosa.

"Tu non hai invitato il Sudafrica per spiegare perché l'apartheid era cosa buona per i neri."

"Allo stesso modo voi non invitate i sionisti: è una cosa molto simile".

Airplane

Una svolta nel caso dell'incidente del MH17: in Occidente si confida nella versione di Putin

mh17

Mentre i Paesi Bassi continuano a rimanere in silenzio riguardo alle indagini relative al disastro del Boeing malese 777 del volo MH17, su internet in lingua tedesca si è acceso un dibattito sulle cause della tragedia.
Questo è quanto viene riportato da una pubblicazione su "Russkaya vesna" (Primavera Russa).

La discussione ha avuto inizio da un certo Florian Rötzer, pubblicista con una laurea nel campo della "teoria ed etica dei media". Egli ha espresso sconcerto per il riserbo della procura olandese e di varie agenzie d'intelligence, compresa quella degli Stati Uniti, che continuano a tener segrete le informazioni in loro possesso sulla catastrofe del volo di linea nel cielo del Donbass.

Rötzer ha ricordato che il regista americano Oliver Stone nel suo libro "Intervista con Vladimir Putin" ha riportato le parole del leader russo, secondo il quale, per la catastrofe del "Boeing" in Ucraina, si doveva valutare il controllore di volo di "origine spagnola", che nelle vicinanze (del Boeing 777 n.d.r.) vide un aereo da combattimento.

Evil Rays

El Rey Felipe Accusa la Junta Catalana di "Slealtà".

catalogna vs madrid

Nel discorso durissimo del re di Spagna, che nulla ha concesso ai separatisti, ha colpito l'accusa di "slealtà" alla Costituzione
. Strana parola, mai usata nella politica italiana, anzi che dico, nemmeno nei rapporti personali fra di noi: quando mai il coniuge cornificato dall'altro coniuge lo accusa di "slealtà"? E' una parola che non esiste nel nostro vocabolario.

I nostri politici praticano correntemente la slealtà verso gli alleati, per questo le coalizioni da noi non durano. Il trasformismo, slealtà verso il tuo elettorato che ti ha votato perché ti crede aderente a un programma e ti vede invece passare ad un'altra fazione con altro programma, è una continuità storica, da noi.

"Slealtà verso la Costituzione?!", si son chiesti basiti gli italiani che hanno ascoltato Felipe. Noi, notoriamente, abbiamo la Costituzione più bella del mondo: eppure, come disse sarcastico Cossiga, obbediamo ad una "Costituzione Materiale" che è l'insieme delle deformazioni che hanno impresso alla Costituzione Legale (o formale: quella votata nel 1948) le forzature, i soprusi, le martellate che hanno inflitto i ceti potenti, per lo più politici o statali, per strapparne privilegi e favori legali indebiti alla propria corporazione. Insomma la Costituzione Materiale italica è il risultato di innumerevoli slealtà verso la Costituzione, storicamente stratificatesi ed accettate dagli altri ceti, quelli depredati dai loro diritti. A nessuno viene mai in mente di accusare la magistratura progressista, poniamo, di "slealtà" verso la legge che dovrebbero applicare. Forse nella sicurezza che, al bisogno, sarà consentito al proprio ceto, gruppo d'interesse e sindacati, corporazione, di martellare un po' la Costituzione più bella eccetera, per adattarla ai propri bisogno. Bisogni particolari.

Infatti, la Costituzione "Materiale" testimonia quello che siamo noi come nazione: un pullulare di particolarismi, di secessioni grandi e secessioni minime dal diritto comune.

Bad Guys

Il terzo totalitarismo

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di Alexander Dugin


In scienze politiche, il concetto di totalitarismo è sotteso alle ideologie comuniste e fasciste, che proclamano apertamente la superiorità del tutto (la classe e la società nel comunismo e nel socialismo; lo stato nel fascismo; la razza nel nazional-socialismo) sul dominio privato (l'individuo).

Ad esse si contrappone l'ideologia liberale, ideologia in cui, al contrario, il privato (l'individuo) è collocato al di sopra del tutto (come se questo tutto non possa essere compreso). Il liberalismo quindi combatte i totalitarismi in generale, inclusi quelli del comunismo e del fascismo. Ma, così facendo, il termine "totalitarismo" rivela il suo legame con l'ideologia liberale — né i comunisti né i fascisti sarebbero d'accordo con il termine. Pertanto, chiunque usi la parola "totalitarismo" è un liberale, indipendentemente dal suo livello di consapevolezza.

A prima vista, l'immagine è perfettamente chiara e non lascia spazio ad equivoci: il comunismo è il primo totalitarismo, il fascismo è il secondo. E il liberalismo è la loro antitesi, negando il tutto e collocando il privato al di sopra di esso.

Se ci fermiamo qui, possiamo riconoscere che l'Era Moderna ha sviluppato solo due ideologie totalitarie: il comunismo (il socialismo) e il fascismo (il nazismo), con le loro varianti e sfumature. Ma il liberalismo, che come teoria politica è apparsa prima delle altre due ed è durata più a lungo di queste, non potrebbe essere chiamato totalitario. Quindi l'espressione "terzo totalitarismo", che suggerisce una estensione della nomenclatura delle ideologie totalitarie, includendo il liberalismo, non avrebbe senso.

Tuttavia, il tema del "terzo totalitarismo" potrebbe apparire nel contesto della sociologia classica francese (la scuola di Dürkheim) e nella filosofia postmoderna. La sociologia di Dürkheim sostiene che i contenuti della coscienza individuale si formano interamente sulla base della coscienza collettiva. In altre parole, la natura totalitaria di qualunque società, anche di quella individualistica e liberale, non può essere annullata. Pertanto, lo stesso fatto di dichiarare che l'individuo è il più alto valore e la misura di tutte le cose (liberalismo) è una proiezione della società, cioè una forma di influenza totalitaria e di induzione ideologica. L'individuo è un concetto sociale: senza la società, l'essere umano isolato non sa se egli è o no un individuo, e se l'individualismo è o no il più alto valore. L'individuo impara che egli è un individuo, una persona privata solo in una società dove l'ideologia liberale domina e diventa una funzione dell'ambiente sociale. Perciò, chi nega la realtà sociale e afferma l'individuo, ha in sé anche una natura sociale. Di conseguenza, il liberalismo è un'ideologia totalitaria che mette in evidenza, attraverso i metodi classici della propaganda totalitaria, che l'individuo è il valore più alto.

Dominoes

Verona si prepara al referendum per l'autonomia del Veneto

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© Foto: Eliseo Bertolasi

Nella mattinata del 1° ottobre, a Verona è stato dato il via alle manifestazioni preliminari al referendum del 22 ottobre. Per il Veneto si preannuncia un referendum di portata storica. Le aspettative sono forti, i veneti saranno chiamati a votare per l'autonomia della loro regione da Roma.


Intorno allo stadio Bentegodi di Verona è sfilata una grande bandiera di San Marco.

Sputnik presente all'evento ha intervistato gli animatori dell'iniziativa.

Paolo Paternoster segretario Lega Nord di Verona, in prima fila, ha spiegato il significato della manifestazione.

— Tra tre settimane avremo il referendum per l'autonomia del Veneto. È un'occasione unica, storica, irripetibile e per questo motivo oggi abbiamo deciso questa manifestazione: sfilare attorno allo stadio per sensibilizzare i cittadini veronesi e veneti a recarsi in massa per votare a favore dell'autonomia del Veneto.

— Quale il suo pronostico?

— Per carattere noi siamo ottimisti, ma vista la mobilitazione dei nostri militanti, vista la presenza dei cittadini ai vari incontri tematici che facciamo sul territorio, nei comuni, in provincia.. penso sarà un successo non solo del "Si" ma soprattutto di partecipazione e affluenza. Questo è un vero referendum, con vere schede elettorali, con i seggi nelle scuole, un referendum con validità legale. Sarà poi compito del nostro governatore Luca Zaia battersi a Roma per cercare di porta a casa deleghe, competenze, anche soldi che sono quelli che ci vengono rubati ogni anno da Roma per poi essere spesi male.

Snakes in Suits

Il mio assurdo colloquio di lavoro con Ryanair

ryanair

DI SANDRO GIANNI


tpi.it

A giudicare dagli annunci nei portali per la ricerca di lavoro, sembra che sul mercato esistano solo tre tipi di occupazioni disponibili: sistemista Java, dialogatore e operatore call center. Se non conosci Java e hai zero voglia di vendere il tuo tempo per delle chiacchiere con degli sconosciuti, al telefono o dal vivo, la ricerca pare senza possibili sbocchi.

Aggiungi che la percentuale di risposta ai curriculum inviati rasenta lo zero e che la laurea e/o i master di cui sei in possesso non sono particolarmente quotati nella borsa degli skills... il quadro si complica parecchio.

Perciò, quando qualcuno ha finalmente risposto alla mia "iscrizione a un'offerta di lavoro" ho provato una strana sensazione, di affetto quasi. Ho pensato di dover ricambiare, presentandomi al colloquio. Ho detto "qualcuno", ma in realtà avrei dovuto dire "qualcosa": un algoritmo, un dispositivo automatico di risposta alle mail, un bot del portale.

Non posso saperlo, ma l'invito a comparire in un hotel nella zona di Tor Vergata è arrivato pochi millesimi di secondo dopo l'invio della mia iscrizione. Ciò esclude la mediazione umana e, dunque, una seppur minima selezione del curriculum, che avrebbe potuto equivalere a qualche decimale in più nella stima probabilistica di un'assunzione.

Il lavoro non era proprio quello dei miei sogni, ma provavo a vederci delle sfumature positive: la possibilità di viaggiare, avere un contratto decente, ricevere uno stipendio non troppo basso. Ovviamente, mi sbagliavo.

Red Pill

Attenti ai like su Facebook: potrebbero querelarvi

facebook
© Sputnik. Natalia Seliverstova

Ci provano veramente in tutti i modi a zittire i cittadini, a censurare coloro che osano esprimersi apertamente contro la classe dirigente.


Se solo potessero, introdurrebbero subito nel codice penale la fattispecie di "psicoreato" (e chi non sa cos'è, vada a leggersi di corsa Orwell): la strada verso di esso è comunque segnata, eccome se è segnata. Da oggi, infatti, per incorrere in pesanti guai giudiziari potrebbe bastare mettere like al post "sbagliato" di un amico su Facebook.

Il fattaccio è accaduto a sette cittadini italiani che hanno avuto un'idea tanto banale quanto malaugurata: concedere il pollice in su a un commento che è stato considerato diffamatorio da un magistrato, e oggi si trovano anch'essi sotto processo per diffamazione, in concorso. La vicenda era iniziata nel 2014, quando il sindaco di San Pietro Vernotico, piccola cittadina in provincia di Brindisi, e alcuni dipendenti della sua amministrazione vennero tacciati su Facebook di essere dei fannulloni e degli assenteisti. Gli epiteti sono stati sufficienti, secondo il procuratore designato Nicolangelo Ghizzardi, non solo per contestare all'autore del post il reato di diffamazione, ma anche per chiamare a rispondere della medesima accusa aggravata tutti coloro che avevano espresso il proprio apprezzamento al testo incriminato.

Sheriff

Per prevenire rivolte, arriva nel porto di Barcellona una nave con 16.000 poliziotti

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FONTE: ZEROHEDGE.COM



Gli sforzi di Madrid per fermare il voto della Catalogna sulla propria indipendenza, attualmente previsto per il 1° ottobre, sembrano essere sempre più decisi. All'inizio di questa settimana, la polizia spagnola ha preso il controllo delle finanze della regione, cercando di impedire che i politici separatisti spendessero ulteriori fondi pubblici sul referendum, ed ha fatto raid per sequestrare il materiale della campagna elettorale.


Ora, come osserva il New York Times questa mattina, la polizia spagnola, durante le operazioni condotte ieri, ha arrestato 14 persone, tra cui il segretario generale per gli affari economici, Josep Maria Jové.
La polizia spagnola mercoledì ha arrestato più di una dozzina di persone in Catalogna, facendo drasticamente aumentare le tensioni tra il governo nazionale ed i separatisti. L'episodio si è verificato meno di due settimane prima di un referendum molto controverso sull'indipendenza, che il governo di Madrid ha promesso di bloccare.

La polizia ha perquisito gli uffici del governo catalano mercoledì mattina ed ha arrestato almeno 14 persone, tra cui Josep Maria Jové, segretario generale per gli affari economici. Gli arresti non erano previsti, ma centinaia di sindaci ed altri funzionari in Catalogna erano stati avvertiti che sarebbero stati incriminati se avessero contribuito ad organizzare il referendum, così violando la legge spagnola.

Centinaia di indipendentisti hanno sùbito invaso le strade di Barcellona per protestare contro gli arresti. Jordi Sanchez, leader di una delle maggiori associazioni separatiste della regione, su Twitter ha invitato i catalani a "resistere in modo pacifico", ma anche ad "uscire e difendere le nostre istituzioni".