Benvenuto su Sott.net
sab, 16 ott 2021
Il Mondo per Coloro che Pensano

Figli della Società
Mappa

Crusader

Appello del Movimento NO TAV: questo progetto deve essere fermato per il bene dell'Italia

NO TAV
Il Senato francese ha concluso stamani [ndr: 26 gennaio 2017] l'iter per l'approvazione della Legge di Ratifica degli Accordi di Parigi 2015 e Venezia 2016 tra l'Italia e la Francia. Constatiamo che molti dei dati tecnici ed economici forniti da alcuni Senatori per sostenere l'approvazione della ratifica erano solo verosimili o addirittura errati.

Il 20 dicembre 2016, all'indomani della conclusione alla Camera dell'iter legislativo della Ratifica italiana, la società TELT, responsabile dei lavori di costruzione del Tunnel di 57 km aveva comunicato la sua "massima soddisfazione". Una dichiarazione avventata anche in considerazione del futuro ed inevitabile fallimento della società TELT che dovrà gestire la nuova linea ferroviaria e quella esistente per mancanza di traffici merci e passeggeri su questa direttrice. Il Movimento No TAV ricorda a questo proposito che la Svizzera dispone già di altri due nuovi tunnel sotto le Alpi che rendono nei fatti superfluo quello di 57 km tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne.

TELT ha anche annunciato che sta compiendo tutti i passi necessari per il lancio dei bandi di gara per l'affidamento dei lavori, a partire dal 2017, che consentiranno l'avvio dei cantieri nel 2018, "sempre che i fondi nazionali italiani e francesi siano realmente disponibili e non solo promessi" fa notare il Movimento No TAV.

Il Movimento No TAV afferma che la migliore scelta per l'Italia, la Francia, l'Europa e il Pianeta è l'uso dell'esistente. Tra Torino e Lione esiste una linea ferroviaria perfettamente funzionante e moderna che è utilizzata a meno di un sesto della sua potenzialità.

Non vi è dunque nessuna necessità di una nuova linea ferroviaria, costruirla significa gettare via risorse pubbliche e devastare la natura.

Vader

Anzichè salvare l'Italia, l'Europa ci impicca sempre di più

bandiera UE

La commissione europea ci ha recentemente imposto di correggere la nostra legge di bilancio per il 2017 tagliando circa altri 4 miliardi di euro.


All'interno della logica dell'austerità impostaci da Bruxelles (su pressione tedesca) questo intervento ha certamente un senso: il nostro debito pubblico continua a crescere e quindi il risanamento dei conti dello Stato non fa che allontanarsi.

Purtroppo, e lo vediamo in Grecia, l'obbligo dell'austerità, per quanto azione apparentemente sanificatrice, anziché aiutare il miglioramento dei conti lo sta peggiorando. Se il prodotto interno lordo non cresce, non si creano le risorse necessarie per ridurre il debito. A meno che non si riesca a tagliare le spese.

A questo proposito, però, nascono due problemi. Il primo è che ogni riduzione della spesa di uno Stato influisce negativamente sul Pil totale e ciò, almeno a fini statistici, peggiora i conti. Il secondo, che anche qualora si volesse procedere in quella direzione occorrerebbe, per poterlo fare, un Governo politicamente molto forte per superare le contestazioni e gli ostacoli che ne nascerebbero. Fino ad ora, nessun esecutivo italiano ha goduto di sufficiente sostegno politico e sociale per riuscire ad imporre tagli significativi. I fallimenti di tutti i Commissari nominati per le "spending review" lo dimostrano.

Considerato che in una democrazia si vota praticamente una volta l'anno e che ogni politico pensa ai voti che potrebbe raccogliere o perdere, oltre ad una forte maggioranza occorrerebbero coraggio e lungimiranza. Purtroppo anche queste due qualità da noi sembrano latitanti e la sconfitta dell'ultimo Governo nel recente referendum ha dimostrato, una volta di più, che l'italiano medio, tanto rivoluzionario a parole, in fin dei conti è sempre un conservatore.

Cult

Giovanna Botteri dagli Stati Uniti: tre bufale in un minuto.

Giovanna Botteri

Vi riportiamo un ottimo fact-checking di Mazzucco di luogocomune.net sul servizio dell'inviata Rai negli Stati Uniti Giovanna Botteri a proposito della prima conferenza stampa rilasciata da Trump.


Il video di Mazzucco si conclude con questa domanda, che facciamo nostra: "ma perché i cittadini italiani devono pagare il canone per pagare lo stipendio a persone come la Botteri che distorcono sistematicamente quello che ci raccontano?".

Perché?


Blackbox

Riforma costituzionale: sparita dai radar dell'informazione ufficiale

56789235
© AFP 2016/

Viene spontaneo domandarsi: ma il buon esito della riforma costituzionale non doveva essere lo spartiacque che avrebbe impedito la fine dell'Italia e ne avrebbe sancito il rilancio?


Al momento attuale l'intellighenzia nostrana ha ottimi motivi per praticare l'arte della polemica e riempire di fuffa i giornali nazionali: bisogna assegnare le responsabilità politiche relative alla tragedia di Farindola, c'è da dibattere sull'eventuale defenestrazione di Renzi dalla leadership del Partito Democratico, si elaborano frasi e previsioni tanto sciocche quanto banali sul neo-presidente Trump.

Tuttavia, il tema della riforma costituzionale è svanito dall'informazione ufficiale, l'unica "buona" secondo i parametri che si vogliono imporre ai cittadini europei. In verità, l'argomento era scemato di interesse già nel giorno in cui si era consumata la sconfitta al referendum. Viene spontaneo domandarsi: ma il buon esito della riforma costituzionale non doveva essere lo spartiacque che avrebbe impedito la fine dell'Italia e ne avrebbe sancito il rilancio? Ci venivano prospettati scenari apocalittici in caso di sconfitta del Sì e veniva raccontato che mantenendo l'attuale assetto costituzionale sarebbe stato impossibile continuare a governare e a legiferare.

E invece, a oltre un mese di distanza dal fatidico 4 dicembre, è cambiato poco o nulla. Lo spread è costante, Piazza Affari non ha registrato ribassi choc, il debito pubblico continua a lievitare proprio come negli ultimi quarant'anni, la crisi morde ancora il tessuto imprenditoriale e ben 12 leggi sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Insomma, il cielo non è crollato, il mondo non è finito.

Tutto bene, già, ma ci tormenta quella frase pronunciata spesso nei dibattiti televisivi e usata come maglio perforante dai sostenitori del Sì: "le riforme costituzionali ce le chiede l'Europa".

Heart - Black

Comune di Farindola fa causa a Charlie Hebdo per vignetta irrisoria su tragedia Rigopiano

1234677
© REUTERS/ Vigili del Fuoco

Le autorità comunali di Farindola, in cui si trova l'hotel Rigopiano rimasto sepolto dalla neve mercoledì a seguito di un'enorme valanga, hanno intentato una causa contro il settimanale satirico francese Charlie Hebdo, che ha pubblicato una vignetta su questo tragico evento.


La vignetta mostra la morte in discesa dalla montagna con gli sci mentre tiene con le mani non i 2 classici bastoncini ma 2 asce. Il disegno è accompagnato dalla scritta. "Italia. E' arrivata la neve."



Il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta ha dichiarato sabato sera di aver già dato indicazioni per preparare un'azione legale contro la rivista francese e contro gli autori della vignetta. Si occuperanno della causa gli stessi avvocati che avevano già preparato la denuncia contro Charlie Hebdo su disposizione dell'amministrazione comunale di Amatrice, dopo che la rivista aveva pubblicato una vignetta di scherno in occasione del terremoto del 24 agosto della scorsa estate, a seguito del quale la città venne quasi completamente distrutta.

Le autorità delle due città italiane ritengono le vignette offensive e assolutamente fuori luogo.

Nel frattempo come riportato sabato dal numero uno della Protezione Civile italiana Fabrizio Curcio, i soccorritori sono riusciti a trovare i 11 sopravvissuti, 9 dei quali sono già stati liberati dalla prigione di neve.

Arrow Down

Così si lavora nei beni culturali

venaria reale torino

di Vincenzo Maccarrone


Lavorare nei beni culturali in Italia, si sa, è complicato. Qualche anno fa con brutale chiarezza l'allora Ministro dell'Economia Tremonti ebbe a dichiarare che "con la cultura non si mangia". La vicenda che coinvolge i lavoratori della Reggia di Venaria, ex residenza reale dei Savoia in Piemonte, è esemplificativa della precaria condizione di chi oggi lavora nel settore culturale.

Mentre il 29 dicembre dello scorso anno la dirigenza della residenza sabauda festeggiava il milionesimo visitatore del 2016, il sindacato USB - che organizza la maggior parte dei 95 lavoratori cui sono affidati i servizi esternalizzati della Reggia - proclamava il decimo sciopero di una vertenza cominciata nella scorsa primavera.

Dopo anni di abbandono e incuria, la Reggia ha riaperto nel 2007. Sin da allora si decise di esternalizzare i servizi di sorveglianza, assistenza, custodia, accoglienza, biglietteria, call center e attività didattiche essenziali per il funzionamento della struttura. Per il consorzio che gestisce la Venaria Reale (un ente partecipato dal Ministero dei beni culturali, dalla Regione, dal comune di Venaria e dall'onnipresente Compagnia di San Paolo), è un modo molto comodo per godere dei benefici dei servizi dei lavoratori in outsourcing senza avere l'onere della gestione delle loro questioni lavorative.

Per circa un centinaio di lavoratori e lavoratrici questo significa invece che ad ogni cambio di appalto, all'incirca ogni quatto anni, c'è il rischio concreto di rimanere a casa o di vedere ridotto il proprio stipendio. Una situazione che si è concretizzata nella primavera del 2016, quando è stato pubblicato il bando per il rinnovo dell'appalto dei servizi esternalizzati. I lavoratori in outsourcing avevano immediatamente segnalato il taglio delle ore messe in appalto, che significava quasi certamente una riduzione del loro orario di lavoro e quindi degli stipendi. Inoltre non veniva specificato il contratto di categoria che sarebbe stato applicato, il che sollevava il sospetto che ci fosse l'intenzione di sbarazzarsi del contratto Federculture, conquistato dopo una lunga lotta che finalmente aveva equiparato la situazione contrattuale fra lavoratori esternalizzati e quelli assunti direttamente dalla Reggia.

Pirates

Finanzcapitalismo: schiavi del debito

basta europa delle banche
"Di tutti i modi per organizzare l'attività bancaria, il peggiore è quello che abbiamo oggi"
(Sir Mervyn King, ex governatore Banca d'Inghilterra)
Da sempre strumento di supporto dell'economia capitalistica, con l'avvento del neoliberismo la finanza si è tramutata da servitore a padrone dell'economia mondiale, fagocitandola e riproducendosi a ritmi vertiginosi.

di Ilaria Bifarini *

Una delle trasformazioni più inumane del sistema capitalistico industriale, fondato originariamente sull'industria manifatturiera e più in generale di produzione, è quella in capitalismo finanziario, in cui il potere è concentrato in pochi grandi istituti di credito. Le banche hanno cessato il loro ruolo di supporto e di credito allo sviluppo, preferendo investire in prodotti finanziari dai quali viene generato altro capitale, in un sistema autoreferenziale in cui i profitti nascono dalla speculazione, senza passare attraverso il lavoro e la produzione.

In modo graduale, ma anche repentino, il sistema capitalistico ha spostato l'asse dall'economia reale a quella finanziaria e, ancora peggio, alla speculazione che ne deriva, tanto da essere stato ribattezzato "finanzcapitalismo" o "capitalismo ultrafinanziario".

Orientato alla massimizzazione del profitto ricavato dal denaro stesso, in esso la ricchezza non passa attraverso la produzione di beni o servizi, né è previsto un piano di redistribuzione tra lavoratori e consumatori, ma solo l'accentramento nelle mani di pochi, pochissimi. Da sempre strumento di supporto dell'economia capitalistica, con l'avvento del neoliberismo la finanza si è tramutata da servitore a padrone dell'economia mondiale, fagocitandola e riproducendosi a ritmi vertiginosi.

A partire dal 1980 l'ammontare degli attivi generati dal sistema finanziario ha superato il valore del Pil dell'intero pianeta. Da allora la corsa della finanza al profitto è diventata così veloce da quintuplicare per massa di attivo l'economia reale nel giro di un trentennio.

Cult

Gentiloni: uomo-portafoglio per i debiti di Renzi

gentiloni
© AFP 2016/ AL-WATAN DOHA / KARIM JAAFAR
Come volevasi dimostrare: i debiti lasciati dal governo Renzi esistevano veramente. E ora toccherà pagarli al premier subentrante, Paolo Gentiloni.

Ma si tratta solo della consueta partita di giro, gestita in casa, all'interno del Partito Democratico e di questo governo-fotocopia. Una situazione che almeno non obbligherà i vecchi o rinnovati ministri a inscenare il solito teatrino, quello dei nuovi arrivati che si stracciano le vesti accusando i precedenti inquilini di Palazzo Chigi di qualunque delitto e che nel rimpallarsi le imputazioni sprecano un anno di lavoro. Stavolta non dovrebbe esserci la lotta di veline, perchè c'è Gentiloni che dovrà diventare l'uomo-portafoglio dei debiti di Renzi. Resta però un interessante dato politico: il tour della Penisola fatto dall'ex premier e dalla sua sodale Boschi, finalizzato a promuovere il Sì al referendum e che ha lasciato ai cittadini un pesante dazio da pagare, un'antipatica eredità prevista anche su Sputnik.

Il conto presentato dall'UE è salatissimo, con 3,4 miliardi di euro di manovra correttiva che corrispondono a due terzi del gettito ex Ici sulla prima casa. È una cifra destinata a impedire l'ennesima procedura d'infrazione, che toglierebbe la terra da sotto i piedi a uno Stato cui gli organismi comunitari hanno già largamente concesso flessibilità nelle norme sul pareggio di bilancio e sul patto di stabilità. Questo lassismo era stato mal digerito da gran parte dell'establishment di Strasburgo e di Bruxelles, che conoscono bene i pregi e i difetti della classe politica italiana.

C'è da domandarsi se gli argomenti addotti dal ministro dell'Economia Padoan, cioè la deflazione e le condizioni di mercato avverse alle privatizzazioni (che considera fattori fuori dal controllo del Governo), potranno convincere l'Eurogruppo a lasciar decadere l'eventuale procedura d'infrazione; però diventa difficile crederlo dopo il declassamento del rating dell'Italia e dopo le previsioni sulla crescita economica tutte riviste al ribasso.

Chalkboard

Disastri naturali, il modello di Cuba e il baratro italiano

frtyui
"Il segreto dell'esito della Difesa Civile Cubana è non pensare al costo che suppone fermare imprese, traslocare centinaia di migliaia di persone, alimentare gli sfollati, paralizzare economicamente il paese quando è imprescindibile. L'esito radica nel dare la massima priorità alla salvaguardia della vita umana."
Così terminava un articolo di Fernando Ravsberg, giornalista uruguaiano corrispondente a Cuba per la BBC, uscito sul giornale spagnolo Público. L'articolo spiegava perché l'uragano Matthew, lo scorso ottobre, non ha causato vittime a Cuba, mentre nelle altre isole caraibiche il ciclone mortale aveva provocato moltissime vittime mortali.

Il giornalista del canale informativo britannico, tutt'altro che vicino al Partito Comunista Cubano, descriveva l'incredibile capacità di resistenza e risposta del modello cubano alle molteplici calamità naturali che si abbattono sull'Isola. Un modello basato sulla partecipazione e l'informazione, in cui la chiave per garantire la protezione alla cittadinanza è la solidarietà tra gli abitanti. Una solidarietà, però, tutt'altro che spontanea o caduta dal cielo, bensì organizzata nei minimi dettagli, sia a livello istituzionale che sociale, a livello statale ma soprattutto comunitario.

In situazioni di emergenza, tutte le famiglie cubane evacuate trovano sistemazioni in scuole, istituzioni, qualsiasi edificio è messo a disposizione in caso di pericolo per calamità naturale. Durante l'ultimo uragano, qualche mese fa, queste operazioni hanno coinvolto più di un milione di persone (su una popolazione di undici milioni). La Difesa Civile è, per l'appunto, composta soprattutto da civili: solo una piccola parte degli uomini e delle donne che si attivano in caso di rischio fanno parte dei corpi statali, il resto sono persone che nella vita quotidiana svolgono altri mestieri. Infatti, in un altro articolo, Alexis Lorenzo, psicologo e membro della "Rete Latinoamericana di Psicologia per i casi di Emergenze e Disastri", spiega: ‹‹se chiedessimo a un cubano cos'è la Difesa Civile, risponderebbe: siamo noi, ogni persona partecipa nelle diverse tappe di preparazione››.

Crusader

Sovrantita' democratica significa subito spendere 20 miliardi per le popolazioni colpite da terremoto e gelo. Poi mandare all'inferno la UE

4855777

LA SOVRANITÀ DEMOCRATICA È SPENDERE SUBITO 20 MILIARDI per le popolazioni e le aree colpite dal terremoto e dal gelo e mandare all'inferno la UE e i suoi vincoli di bilancio.


Questa dovrebbe essere la risposta alla letterina con cui i burocrati della UE chiedono di tagliare 3,4 miliardi di euro dal bilancio pubblico.

Attenzione, chi denuncia la cialtroneria di Renzi, che per fare la sua perdente campagna referendaria ha distribuito furbescamente mance e promesse, chi condanna i giochetti del governo con la UE, ha perfettamente ragione. Va però aggiunto che gli stessi burocrati UE si sono prestati ai trucchi renziani, rinviando la loro presa di posizione a dopo il voto sulla controriforma costituzionale, che hanno sfacciatamente sostenuto. Dopo la vittoria del NO ora Bruxelles ci presenta il conto e dice che dobbiamo pagare. Eh no.

Il ministro Del Rio, ai governanti tedeschi che chiedono par condicio nelle multe tra Volkswagen e FCA, ha risposto che siamo un paese sovrano. Il nostro governo difende la sovranità del paese solo quando deve obbedire a Marchionne? Eh no.

Quello che sta avvenendo è gravissimo e non può essere coperto dal teatrino della politica di palazzo e dai borbottii incomprensibili di Padoan, Gentiloni, Mattarella. Un paese che si fa imporre il bilancio dello stato da poteri esteri non ha più una sovranità, non è più una democrazia, è solo una colonia.