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gio, 21 gen 2021
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Front National primo partito di Francia. L'analisi di Jacques Sapir

Marie Le Pen
Al primo turno delle elezioni regionali in Francia, il Front National di Marine Le Pen, è arrivato primo in sei regioni su tredici.

Per Jacques Sapir, da questo voto, si possono trarre delle grandi lezioni e alcune di queste non sono nuove; sono solo la conferma delle tendenze che erano già percepibili dal 2012. Ma altre sono nuove e riflettono i cambiamenti degli ultimi mesi. Il successo del Fronte Nazionale è evidente. Ma deve essere analizzato attentamente.

La prima lezione è il progresso nazionale del Fronte Nazionale, che è diventato il primo partito della Francia, con una dimensione geografica interessante. Il principale successo del Fronte Nazionale è ad est di una linea da Le Havre a Marsiglia. Nelle sei regioni che occupano questo territorio, supera il 40% in 2 (Nord-Pas-de-Calais-Picardie e in Provence-Alpes-Côte d'Azur ) e il 30% nelle altri due (Alsazia-Lorena-Champagne-Ardenne e Bourgogne-Franche-Comté. ). Le altre due regioni sono contrassegnate dalla vittoria delle liste della destra. Ma quella linea Le Havre-Marsiglia è una vecchia conoscenza per i geografi. Questa è la linea tra la Francia della grande (e vecchia) industria e dell'alta urbanizzazione e della Francia agricola, rurale e delle piccole industrie. Il senso politico di questa linea si fonde con il suo significato sociale e industriale, con l'eccezione della regione PACA. E' la Francia delle tradizioni industriali, quella che ha subito l'urto dell'impatto della globalizzazione e della de-industrializzazione.

Ma questa partizione del voto secondo la partizione del territorio in onore tra i geografi ne nasconde un'altra. Il Fronte nazionale ha fatto passi da gigante nella regione Languedoc-Roussillon-Midi Pyrénées e nella regione di Centro. In queste regioni, non è la grande e vecchia industria che aveva strutturato il territorio, ma un'industria più decentralizzata, composto da piccole e medie imprese, a volte lavorando in sinergia con l'agricoltura o come subappaltatore specializzato di grandi aree industriali. Questa industria conosce da dieci anni una profonda crisi, ma è meno spettacolare di quella dei grandi bacini. Le chiusure delle imprese industriali sono aumentate, ognuna con i licenziamenti da 100 a 200 persone che sono rimasti ignorati dai media nazionali. Queste sono le aree della povertà rurale, perché per ogni chiusura aziendale ci sono decine di famiglie che sono vulnerabili e scivolano verso l'insicurezza economica e la povertà estrema.

Questa classificazione comprende anche le regioni con tradizioni piuttosto profondamente radicate, che soffrono maggiormente l'abbandono di grandi servizi pubblici, ma anche la crescita di una precarietà culturale.

Un'altra lezione importante, e relativamente nuova, è la combinazione dello scarso rendimento del Fronte di Sinistra, con la - relativa - innovazione del partito Nicolas Dupont-Aignan, Debout la République. E da qui l'esigenza, come scrive Sapir, della nascita di un fronte sovranista di sinistra, una corrente autonoma che rappresenti le posizioni dei sovranisti di sinistra.

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La Francia pronta a vietare le connessioni anonime e il Wi-Fi pubblico

free wi fi graffiti
E' tutto concesso in nome della lotta contro il terrorismo?

Dopo gli attacchi terroristici che hanno sconvolto Parigi lo scorso 13 novembre, il governo francese sta considerando una serie di misure per rafforzare la sicurezza nel paese che comprendono il taglio delle reti WiFi pubbliche e il blocco dei sistemi di comunicazione anonima per Internet come Tor.

Il governo francese sta prendendo in considerazione l'adozione di nuove leggi per limitare le comunicazioni, nel tentativo di aumentare la sicurezza e combattere il terrorismo in risposta agli attacchi nella capitale che hanno ucciso 130 persone, riporta il portale Motherborad citando "Le Monde". Il quotidiano francese fa riferimento a un documento interno del Dipartimento delle Libertà Civili e degli affari giuridici del Ministero degli Interni francese.

Nella relazione sono elencate le due misure: una collegata allo stato di emergenza e l'altra alla lotta contro il terrorismo. Entrambe le leggi potrebbero entrare in vigore nel gennaio 2016.

Nel primo caso, il governo francese sta considerando "il divieto di connessioni WiFi gratuite e condivise" in caso di stato di emergenza. L'iniziativa nasce da un parere della polizia incluso nel documento, che indica che è difficile rintracciare i sospetti che utilizzano le reti pubbliche e le condividono con gli altri.

Nel secondo caso, il governo francese sta considerando di "bloccare le comunicazioni o vietarle attraverso il sistema Tor, un software che nasconde l'indirizzo IP dei suoi utenti", così come chiedere agli operatori di consegnare tutte le chiavi di crittografia utilizzate alla polizia. Questo potrebbe essere una misura generale e non applicata solo durante lo stato di emergenza. Si noti che il Dipartimento Libertà Civili e degli affari giuridici ha messo in dubbio la costituzionalità di questa misura.

Stock Down

Evapora la crescita, Renzi fa la vispa teresa

Renzi
L'importanza di istituti scientifici imparziali si vede in certe occasioni. Ieri l'Istat ha di fatto dimezzato le attese di crescita nel quarto trimestre (si tratta ancora di stime, non di dati a consuntivo), prospettando nel periodo un incremento del Pil pari al +0,2%, anziché quel +0,4% scritto sullla sabbia di previsioni governative "ottimistiche" per ragioni propagandistiche e per calcoli contabili (con una crescita più bassa, buona parte della "manovra" di fine anno diventa a rischio, con conseguenti reprimende feroci da parte dell'Unione Europea).

La nuova stima porta con sé una riduzione della cescita totale del 2015 a un più modesto 0,7% in luogo del +0,9 delle stime governative, su cui nei giorni scorsi si sono intrecciati penosi siparietti tra Renzi e Padoan, quando è diventato chiaro a tutti - meno che al governo - che le attese erano esagerate rispetto alla realtà.

Sia chiaro, stiamo comunque parlando di zero virgola, ossia di scostamenti impercettibili nella vita delle persone e di un'economia complessa. Ma se ci si trova davanti a un esecutivo di absolute beginners, totalmente incompetenti (Padoan a parte, che viene dall'Ocse e prima ancora dal Pci), abituato a gonfiare retoricamente gli zero virgola in più e a ignorare analoghi spostamenti se sono negativi, allora è più che legittimo sottolineare il dato e far ingoiare "l'ottimismo" di maniera a questa banda di prestanome selezionata in chissà quale casting dai rappresentanti della Troika in Italia.

Bad Guys

L'espansione NATO trascina l'Europa alla guerra

stop NATO


COMUNICATO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO


La decisione del Consiglio Nord Atlantico di invitare il Montenegro a iniziare i colloqui di accesso per divenire il 29° membro dell'Alleanza, getta benzina su una situazione già incandescente. Tale decisione conferma che la strategia Usa/Nato mira all'accerchiamento della Russia.

Il Montenegro, l'ultimo degli Stati nati dallo smantellamento della Federazione Jugoslava con la guerra Nato del 1999, ha, nonostante le sue piccole dimensioni, un importante ruolo geostrategico nel Balcani. Possiede porti utilizzabili a scopo militare nel Mediterraneo e grandi bunker sotterranei che, ammodernati, permettono alla Nato di stoccare enormi quantità di munizioni, comprese armi nucleari.

Il Montenegro è anche candidato a entrare nell'Unione europea, dove già 22 dei 28 membri appartengono alla Nato sotto comando Usa. Nonostante che perfino l'Europol (l'Ufficio di polizia della Ue) abbia messo sotto inchiesta il governo di Milo Djukanovic, perché il Montenegro è divenuto il crocevia del traffico di droga dall'Afghanistan all'Europa e il più importante centro di riciclaggio di denaro sporco.

Dopo aver inglobato dal 1999 al 2009 tutti i paesi dell'ex Patto di Varsavia, tre della ex Unione Sovietica e due della ex Federazione Jugoslava, la Nato vuole ora impadronirsi del Montenegro per trasformarlo in base della sua strategia aggressiva. Si avvale a tal fine della complicità del governo Djukanovic, che all'interno reprime duramente la forte opposizione democratica all'entrata del Montenegro nella Nato.

no NATO
La Nato mira oltre. Si prepara ad annettere Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Ucraina e altri paesi, per espandersi, con le sue basi e forze militari comprese quelle nucleari, sempre più a ridosso della Russia.

In questa gravissima situazione, in cui l'Europa viene trascinata nella via senza uscita della guerra, il Comitato No Guerra No Nato

- chiama alla più ampia mobilitazione per l'uscita dell'Italia dalla Nato, per un'Italia neutrale e sovrana che si attenga all'Art. 11 della Costituzione;
- chiama i movimenti europei anti-Nato a unire le forze in questa battaglia decisiva per il futuro dell'Europa;
- esprime la sua solidarietà ai movimenti e alle persone (politici, giornalisti e altri) che, in Montenegro, si battono coraggiosamente contro la Nato per la sovranità nazionale.

Catania, 5 dicembre 2015.

Tratto da : Megachip Globalist

Stormtrooper

La macchina del caos: per un' Italia sovrana e neutrale

NATO


Terzo incontro per la critica del Nuovo Ordine Mondiale.


La macchina del caos lavora senza sosta creando i "fatti" secondo i propri principi e facendo, a suo modo, anche la nostra storia.
Per definizione, il suo operare non può riconoscere limiti e confini visto che, come è stato ammesso da fonte interna autorevolissima, "the american homeland is the planet".

Sebbene in queste ultime settimane venga effettivamente contrastata sul teatro siriano dall'intervento della Russia di Putin, essa mantiene nel suo ventre oscuro copiose riserve velenifere e notevoli capacità metamorfiche che la rendono comunque temibilissima e nemica irredimibile di qualunque popolazione.

Lo si vede, forse meglio che in passato, proprio in Europa, dove per l'affondamento di qualsiasi speranza di "risveglio politico globale" si serve senza scrupolo, fra le altre, dell'arma di distruzione chiamata "accoglienza dei migranti".

In questa situazione l'Italia, che rimane a livello planetario uno dei massimi terreni di sperimentazione per la macchina del caos, potrebbe senza paradosso rivelarsi uno degli avamposti strategici decisivi nel quale, in un futuro nemmeno troppo lontano, si giocheranno le sorti dei processi di affrancamento dal doppio giogo dell'Unione Europea e della NATO.

Convegno Sabato 12 Dicembre, ore 16,00

via Azzo Gardino, 48 - BOLOGNA


NATO must dissolve

Brick Wall

l'Europa al bivio

catalonia
© ustoday.com
di Pyotr ISKENDEROV

Le prossime elezioni generali che si svolgeranno in Spagna il 20 dicembre non soltanto riassumeranno il risultato politico del 2015 nel paese, ma sarà anche possibile fissare la direzione per lo sviluppo dell'Europa nell'anno 2016. Risulta già chiaro che una di queste direzioni sarà la diffusione del sentimento separatista nel Vecchio Mondo.

Molte cose stanno già affossando l'attuale sistema politico europeo: l'instabilità nel Medio Oriente provocata dalle politiche degli USA e dai gruppi terroristi internazionali slitta fuori del controllo dei progettisti occidentali del "nuovo ordine mondiale"; la nuova affluenza di rifugiati in Europa, l'aumento conseguente dei nazionalisti e le tendenze isolazioniste; e da ultimo, l'ostinato atteggiamento negativo di Washington e Bruxelles nel non voler cooperare con la Russia sulle principali problematiche nell'ambito internazionale... Nell'attualità, non è possibile predire con fiducia quale tipo di Unione Europea ci sarà nell'anno 2017.

In quanto al 2015 tuttavia, l'anno che si trova al punto di concludere con l'accompagnamento di dichiarazioni ed azioni di quelli che sono a favore della Catalogna in secessione dalla Spagna. La risoluzione approvata dal Parlamento della Catalogna, il 9 Novembre, ha dichiarato l'inizio della secessione dalla Spagna e concide con la mescola di un altro barile di polvere. Il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy ha rapidamente fatto appello al Tribumale Costituzionale della Spagna per impedire che la risoluzione del Parlamento della Catalogna possa rendere effettiva la secessione dalla Spagna, sentenza che violerebbe le norme costituzionali. Nel frattempo il numero delle persone favorevoli alla secessione della Catalogna continua ad essere in crescita, secondo il partito indipendentista catalano.

Dalla forza delle considerazioni economiche si può capire la posizione delle autorità centrali della Spagna, se la Catalogna si dovesse separare, di seguito il PIL della Spagna si ridurrebbe di circa il 20%, mentre il debito si incrementerebbe per un 25 %. Possono esistere anche dei costi politici per il partito di governo, il PPE che corre il rischio di trovarsi tra l'incudine ed il martello, tra quelli che simpatizzano per la causa indipendentista e coloro che vogliono misure di maggiore accentramento.

L'escalation della questione catalana inevitabilmente avrà un effetto sui conflitti similari, della Scozia, del Belgio, dell'Ucraina e dei Balcani. Nei Balcani in particolare, la questione della preservazione di una Bosnia-Herzegovina unificata potrebbe proporsi nuovamente e questa volta in modo definitivo. Ci sono buone ragioni che sono a favore e contro la secessione della Catalogna e sempre si riferiscono ai Balcani e specialmente all'esperienza del Kosowo. Questo accade mentre i sostenitori dei separatisti catalani ricordano il precedente del Kosowo come un fattore positivo, gli oppositori sottolineano i problemi dell'Europa come risultato dell'indulgenza verso separatisti albanesi in Kosowo.

In questo senso, un articolo rivelatore è apparso nel principale giornale spanolo, El Pais, di Novembre. In esso vi è il tipo di opinione che non compare mai di frequente ai lettori europei: "Il Kosowo è stato un fallimento enorme ed un triple sbaglio in esso." E' stato il fallimento della comunità internazionale, che prima di arrivare ad un accordo sulla questione principale, il che significa il futuro della popolazione del Kosowo, è arrivato troppo lontano, giocando con criteri di geopolitica e di sovranità.

Yoda

Camerun: l'esercito uccide 100 uomini di Boko Haram e libera 900 suoi ostaggi

camerun soldiers
© oppinione-pubblica.com
In un mio precedente articolo, pubblicato quest'estate e dal titolo "Il Camerun, un paese dalla schiena diritta", accennai al fatto che il Camerun, questo paese africano dalla stabilità e dal senso d'unità nazionale sconcertanti, si trovasse alle prese col noto fenomeno di Boko Haram, l'organizzazione terroristica locale che soprattutto in Nigeria ha fatto parlare di sè fondando un proprio emirato vassallo dello Stato Islamico di al-Baghdadi. Ricordai, in quell'occasione, che la risposta del governo camerunense era stata tanto immediata quanto efficace, con la pronta mobilitazione dell'esercito a cui s'erano aggiunte squadre di cittadini volontari: tutti determinati a combattere, anche a costo della propria vita, contro Boko Haram e ciò che rappresentava.

I risultati non hanno tardato ad arrivare. Oggi, infatti, la stampa internazionale ed in particolare l'agenzia egiziana Mena hanno divulgato la notizia di un'azione che le forze armate del Camerun avrebbero condotto ai confini con la Nigeria proprio contro gli uomini di Boko Haram. Lo scontro, del tutto vittorioso per le forze camerunensi (a dimostrazione che i terroristi e i fondamentalisti sono feroci e spietati contro i civili quanto del tutto impreparati dinanzi ai militari e ai cittadini armati, alla cui vista semplicemente cadono nel panico), ha portato all'uccisione di cento membri di Boko Haram e alla liberazione di novecento suoi ostaggi.

A dare notizia del vittorioso esito dell'operazione è stato il portavoce dell'esercito, Didier Badjeck. Secondo numerose fonti, fra cui "The Indipendent", l'operazione militare sarebbe stata lanciata a fine novembre, in un'area i cui contorni non sono stati ancora ufficialmente precisati per elementari questioni di segreto militare. Badjeck, riporta Mena, avrebbe annunciato la vittoria in diretta televisiva.

Associated Press ricorda come, lo scorso primo dicembre, a Waza, nel nord del Camerun, due donne nigeriane affiliate a Boko Haram avessero compiuto un attacco suicida, secondo le ben conosciute modalità dell'ISIS. A quanto pare ciò non avrebbe comunque scoraggiato l'esercito del Camerun, e men che meno la popolazione intorno ad esso raccolta, che con questa vittoriosa battaglia ha assestato un duro colpo a Boko Haram.

Con questa brillante operazione il Camerun ha oggi insegnato agli Stati Uniti e all'Europa come si combattano davvero l'ISIS, il fondamentalismo ed il terrorismo. Poche chiacchiere, nessuna ambiguità, e tanti fatti.

Megaphone

Italia: disoccupazione, disinformazione e piddi'

michelen fossano
© controinformazione.info
Proteste per la chiusura dello stabilimento della Michelen a Fossano
Quale è il legame fra disoccupazione/inoccupazione, altissima di questi tempi, e la disinformazione, imperante anche in materia di andamenti economici e occupazionali nel nostro paese? Il trait d'union è senza ombra di dubbio il governo affidato dalla troika al piddì, o meglio, la necessità di tenerlo in piedi anche come consenso (fittizio?) espresso negli immancabili sondaggi.

Il sotto-potere piddino ha necessità di presentare al volgo i suoi presunti successi, in materia di "lotta" alla disoccupazione e l'altrettanto vitale necessità di disinformare la popolazione, millantando andamenti economici sia pur moderatamente positivi.

Ecco perché si da molta enfasi al modesto ridursi della disoccupazione ufficiale in Italia, notizia rimbalzata su tutti i media in questi giorni. Un po' più in sordina, per ovvi motivi, la contestuale avanzata della deflazione, testimoniata da un calo dell'indice dei prezzi di qualche decimale di punto. Infatti, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività assume andamenti negativi, in questa fine d'anno, smentendo clamorosamente le previsioni (artefatte) di Padoan e del governo.

Il sistema di disinformazione mediatica in atto, a supporto del piddì collaborazionista della troika, mette in evidenza il (modesto) calo del tasso di disoccupazione ufficiale, che è valutato dall'Istat all'11,5% della forza lavoro in ottobre, ma non può esimersi dall'avvertire che contemporaneamente aumentano gli scoraggiati/ inoccupati, infatti, secondo la stessa fonte, gli occupati diminuiscono di quasi quarantamila unità. E' evidente che parte significativa del calo dei disoccupati censiti alimenta non nuova occupazione, ma le file degli scoraggiati che non cercano più un lavoro, mentre l'occupazione continua a diminuire. Gli inoccupati sono riserva della riserva, cioè del grande esercito di lavoratori di riserva che esiste fin dai tempi di Marx.

Come se non bastasse, sono in aumento i Voucher, indicatori di massima precarietà e di lavoro saltuario, utilizzati dai datori di lavoro per pagare (poco) il "lavoro accessorio", fuori dai regolari contratti. Bonus bebè e buoni lavoro sono le sole cose che può concedere, a una popolazione sempre più stracciona, un governicchio euroservo e troikista come quello piddino-renziano. Per il resto, sono mazzate continue, passate presenti e future, tanto che l'ex coop Giuliano Poletti, ministro contro i lavoratori per la distruzione del welfare, ha già lanciato il sasso nello stagno (per studiare le reazioni dei colpiti) ipotizzando di sostituire l'"attrezzo vecchio" dell'ora lavorata con qualcos'altro. Persino gli schiavi del mondo antico non avevano questo "attrezzo vecchio"!

Crusader

Giorgio Cremaschi: "Austerità e guerra si alimentano a vicenda. Il lavoro si protegge combattendo Ue, euro e Nato insieme"

Giorgio Cremaschi
© lantidiplomatico
"I sindacati non sono solo responsabili per non aver agito, sono complici. Con Maastricht e l'euro sono divenuti parti del problema, non della soluzione"
Giorgio Cremaschi, ex presidente del Comitato Centrale della Fiom, ha spiegato le ragioni per cui ha deciso di abbandonare per sempre la CGIL con un articolo di successo sull'Huffington Post. L'Antidiplomatico l'ha intervistato questa mattina telefonicamente per approfondire insieme le responsabiltà del sindacato nella deriva attuale del mondo del lavoro e nella latitanza assoluta rispetto alle guerre dell'occidente, in particolare a quella indistinta e generale che anche l'Europa, dopo i drammatici errori degli Stati Uniti, ha di fatto iniziato.

"Al peggio non c'è mai fine" - inizia Cremaschi - "ma le ultime scelte del governo Renzi in materia di lavoro sono solo il suggello di un disegno che nasce molti anni prima. Con il pacchetto Treu del 1995 i governi di centro sinistra hanno di fatto aperto la via alla precarietà e alla flessibilità, alias perdita di diritti del mondo del lavoro. Come non ricordare poi la ferita mortale all'art.18 della Legge Fornero? L'attuale governo ha portato a compimento il tutto con la precarizzazione come regola, con l'abolizione dell'art.18, con misure liberticide come la licenza di spionaggio a distanza e il degrado continuo dell'ambiente lavorativo come normalità."

La narrativa ufficiale ci racconta che queste "riforme" sono l'unico modo per combattere la disoccupazione in un sistema globalizzato che richiede la flessibilità come dogma. "Sta proprio qui la truffa: hanno sempre venduto tutto come il modo per sconfiggere la disoccupazione e questa è aumentata sempre ad ogni riforma distruttiva successiva. Come giustificano sempre quelle che chiamano riforme? Con il dover dare un lavoro ai giovani e qual è la disoccupazione giovanile nel nostro paese? I minori salari e minori diritti dei lavoratori erano e restano gli obiettivi di questo disegno, di questa operazione in malafede".

Un percorso di distruzione del lavoro iniziato negli anni '90, vale a dire nel periodo in cui il nostro paese ha iniziato a delegare la sua sovranità al percorso di integrazione monetaria e finanziaria voluta in Europa. E sulle relazioni tra i due processi, Cremaschi non ha dubbi che si sia trattato di un unico disegno. "In questa operazione in malafede, si è compiuto uno scambio di merci. Il Trattato di Maastricht, apologia del liberismo più spinto, ha annullato principi sanciti dalle Costituzioni post fasciste e il lavoro è divenuto una merce di scambio da sacrificare nell'altare della finanza per i due nuovi dogmi: la flessibilità e l'abbattimento delle pensioni. Proprio oggi l'Osce in un nuovo rapporto ci ricorda come le pensioni italiane siano ancora troppo alte. La Bestia non è mai sazia".

Eye 2

Catalogna, annullata dichiarazione d'indipendenza

catalogna
© REUTERS/ Paul Hanna
La Corte costituzionale spagnola, con voto all'unanimità, ha revocato la mozione sull'indipendenza della Catalogna approvata a novembre dal Parlamento regionale catalano, che prevedeva l'avvio del processo di "sconnessione democratica" dallo Stato spagnolo al fine d'istituire una repubblica indipendente entro 18 mesi.

Il pronunciamento della Corte era giunto dopo che il governo di Madrid, guidato da Mariano Rajoy, aveva presentato l'11 novembre scorso il ricorso di fronte alla Corte Costituzionale. I leader catalani avevano già annunciato che avrebbero ignorato il verdetto.

"La volontà politica dell'esecutivo catalano è quella di andare avanti", aveva dichiarato in quell'occasione la vicepresidente della Catalogna, Neus Munté. D'altra parte, il premier spagnolo ha definito contraria alla Costituzione la mozione approvata dal Parlamento di Barcellona e ha detto più di una volta di non accettare che "alcuni signori liquidino le norme di convivenza che ci siamo dati tutti insieme". Rajoy ha inoltre avvertito che il suo esecutivo "agirà con fermezza" se il governo e il parlamento di Catalogna non rispetteranno le decisioni che prenderà la Corte costituzionale spagnola. I partiti secessionisti hanno però replicato di ritenere le "istituzioni spagnole, in particolare la Corte Costituzionale, delegittimate".