Ancora un duro attacco terroristico sulla Gran Bretagna che manda in tilt l'apparato di sicurezza e mette a nudo la fragilità del sistema britannico esposto quanto mai agli attacchi dei terroristi salafiti, emuli dell'ISIS e fanatici indottrinati dall'ideologia radicale di origine saudita.


LONDRA - Sono circa 50 i feriti nel brutale attacco in pieno centro, tra London Bridge e Borough Market, avvenuto alle 23.30 di sabato - Le vittime travolte da un furgone sul ponte-simbolo e poi sgozzate - Conflitto a fuoco tra polizia e attentatori.

E' tornata la paura a Londra e in Inghilterra. Nella tarda serata di sabato, verso le 23.30 ora Svizzera, vi è stato un brutale attacco in pieno centro: 3 i terroristi in azione, tutti uccisi dal fuoco degli agenti a Borough Market, e 7 le persone uccise (oltre a una cinquantina di feriti) secondo i dati ufficiali forniti da Scotland Yard all'alba, che parla di "attacco prolungato, iniziato a London Bridge e concluso a Borough Market".

In un ordinario Sabato sera, si è scatenato un vero e proprio inferno, con una modalità terrificante, a neppure due settimane di distanza dell'atroce attentato suicida commesso alla Manchester Arena (22 morti e circa 120 feriti). I terroristi sarebbero poi risaliti sul mezzo proseguendo la loro carneficina nella zona subito dopo il ponte stesso, Borough Market appunto, dove hanno accoltellato altre persone scelte a caso fra i ristoranti e i bar della zona, particolarmente popolati il sabato sera. Lo scontro finale a fuoco con la polizia è avvenuto pochi minuti dopo, otto per la precisione. I feriti sarebbero dunque almeno 48 - alcuni in condizioni giudicate serie - mentre le vittime tra i pedoni sono 7, tutti uccisi dai terroristi.

Un dirigente dell'antiterrorismo di Scotland Yard, Mark Rowley, ha precisato all'alba il numero delle vittime: "6 morti e almeno 20 feriti". Più tardi è stata confermata la settima vittima, oltre ai tre terroristi. Il funzionario ha descritto l'accaduto come "un attacco prolungato iniziato a London Bridge e concluso a Borough Market", aggiungendo che non risultano altri assalitori, e che quindi non vi sono sospetti in fuga a differenza di quanto riferito durante la notte da alcuni media. Ma ha sottolineato che le indagini proseguono senza escludere eventuali fiancheggiatori esterni. E infine ha invitato la gente a restare "vigile e attenta".

Il movente del terrorismo, evocato inizialmente come "potenziale" dalla premier Theresa May, è stato confermato quasi subito. dagli investigatori.

Secondo la ricostruzione, i 3 terroristi hanno prima utilizzato dapprima un furgoncino bianco per lanciarsi a tutta velocità - si parla di 80 chilometri orari - e investire persone sul celebre London Bridge, ponte simbolo della città ad altissima densità turistica, e poi sono scesi dal veicolo sgozzandone e ferendone altre utilizzando armi bianche, coltelli con lame di 30 centimetri. I tre, urlando come ossessi, hanno tirato fendenti gridando: "Questo è per Allah". Il panico è subito dilagato e l'intervento della polizia, seppure rapido, si è svolto in un clima di enorme concitazione, mentre la polizia invitava tuttia non muoversi ed a stendersi a terra.

Le indagini sono in corso ma ci sono pochi dubbi che si tratti di un attentato terroristico di matrice islamica salafita perpetrato da elementi emuli dell'ISIS , fanatizzati dall'ideologia professata in Arabia Saudita e fatta propria dai terroristi che operano in Medio Oriente e diffusa adesso in Europa tramite gli iman provenienti da Rijad e le moschee finanziate dalla stessa matrice saudita. Vedi: L'Arabia Saudita, il principale Stato patrocinatore del terrorismo

Poche settimane prima, la premier britannica si era recata in Arabia Saudita per consolidare i rapporti e sottoscrivere un importante contratto di fornitura di armamenti a Rijad. Poco importa se risulta accertato che dalla Monarchia Saudita provengono i finanziamenti ai gruppi terroristi che infestano il Medio Oriente e che adesso si stanno infiltrando anche in Europa. Ancor meno importa che l'Arabia S. sta conducendo nello Yemen una guerra di sterminio contro la popolazione, con la complicità di USA e GB che gli forniscono le armi ed il supporto logistico.

L'Arabia Saudita è il principale partner commerciale degli inglesi in Medio Oriente, con 200 joint venture anglo-saudite che producono (dati 2015) un giro d'affari di oltre 18 miliardi di sterline (pari a 16,5 miliardi di euro) l'anno. In Arabia Saudita vivono e lavorano 30 mila inglesi. Ma soprattutto, l'esercito saudita è il più importante cliente dell'industria degli armamenti inglese, che a sua volta "pesa" per il 20% delle armi esportate nel mondo. Secondo un'inchiesta di Greenpeace, nel 2015 l'83% delle esportazioni di armi del Regno Unito è andato verso l'Arabia Saudita, per un valore di oltre un miliardo di euro, dai sauditi rimborsati quasi interamente con forniture petrolifere. Non c'è spazio per fare del moralismo e per sostenere il rispetto "diritti umani" con i tagliatori di teste sauditi.

Tuttavia l'ombra sinistra del terrorismo che attualmente attanaglia Londra e tutta l'Inghilterra adesso dovrebbe far riflettere sull'ipocrisia del così detto Occidente, quello che si riempie la bocca di slogan come "lotta al terrorismo", o "guerra al terrore" e poi finanzia e fornisce le armi ai principali patrocinatori del terrorismo.
Non si sfugge al centro della questione, il terrorismo è alimentato da precise centrali ed i governi dell'Europa, per cecità o per interessi, sono complici di queste centrali: il serpente deve essere schiacciato dalla testa e questa, come noto, si trova a Rijad.