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Mentre i leader del G7 si riunivano a Taormina, a qualche chilometro di distanza nella cittadina di Milazzo si è tenuto un convegno sulle sfide e sulle prospettive del Mediterraneo, in particolare della Sicilia, area dove la Russia gioca un ruolo fondamentale.

L'Italia e soprattutto la Sicilia hanno una localizzazione altamente strategica nel Mediterraneo, ma sono proprio il meridione e le regioni del Sud del Paese a soffrire maggiormente per la crisi economica e per un'importante carenza di infrastrutture, indispensabili in termini di crescita.

La carenza di infrastrutture, ma allo stesso tempo anche le grandi prospettive di sviluppo economico del Meridione sono stati i temi principali del convegno tenutosi al Kiwanis Club di Milazzo. Qual è il ruolo della Russia nel Mediterraneo e in particolare in Sicilia? Sputnik Italia ne ha parlato con Filippo Romeo, uno dei relatori del convegno, esperto di geo-economia dei trasporti e delle infrastrutture.

— Filippo, parlaci del convegno sul Mediterraneo tenutosi a Milazzo, non distante da Taormina dove si sono radunati i potenti del mondo.

— Mentre a Taormina si riunivano i potenti del mondo, a Milazzo si riunivano per discutere del Mediterraneo esponenti della società civile rappresentati da esperti, professori universitari, un ex presidente di regione, l'Onorevole Giuseppe Campione. Fra i promotori del convegno, tenutosi al Kiwanis Club Milazzo vi è il professore Cosimo Inferrera.

Il tema del convegno era la carenza infrastrutturale del Meridione e della Sicilia in particolare. All'evento ha preso parte anche il presidente del Consiglio della regione Sicilia, l'onorevole Ardizzone. Durante il seminario si è posto l'accento sul fatto che la Sicilia, nonostante sia al centro del Mediterraneo, a sua volta tornato al centro degli scambi mondiali, non riesce ad intercettare tutta la ricchezza che passa di fronte alle sue coste. La carenza infrastrutturale rende la Sicilia scollegata dal resto dell'Italia e dell'Europa.

Fra le soluzioni possibili presentate al convegno vi è l'importanza del collegamento dell'alta velocità e dell'alta capacità. È necessario allacciarsi al corridoio 1, quello che arriva nel cuore dell'Europa, è il corridoio Berlino-Palermo, che purtroppo si interrompe a Napoli e poi devia verso Bari. Perciò è fondamentale realizzare l'attraversamento stabile dello Stretto. L'ingegnere Giovanni Saccà a tal proposito ha presentato il suo progetto di tunnel subalveo, un tunnel che attraverserebbe lo Stretto sotto terra. Al mondo c'è una miriade di tunnel simili.

— La posizione della Sicilia è altamente strategica, perché secondo te non si investe nel Meridione?

— Ci possono essere diverse ipotesi. Innanzitutto vi è una carenza di risorse che viene destinata da parte del governo centrale per lo sviluppo infrastrutturale dei territori. Secondo una certa letteratura c'è una sorta di ostruzionismo da parte delle regioni settentrionali affinché vengano destinate risorse per lo sviluppo del Meridione. Un esempio recente è quello della via della seta che ha bypassato il Meridione e che fa perno sui porti di Trieste e di Genova. I porti meridionali avrebbero delle potenzialità senz'altro maggiori. Il porto di Gioia Tauro per esempio si trova molto più vicino al Canale di Suez, ha un retro porto pianeggiante rispetto a Genova e dei fondali molto più profondi, quelli di Genova sono di 14 metri, quelli di Gioia Tauro di 18 metri. Tra l'altro il porto di Gioia Tauro è in crisi, se fosse stata data questa possibilità al porto sarebbe stato un volano di sviluppo, come negli anni passati non solo per la regione Calabria, ma per tutto il Meridione e l'Italia.

Probabilmente c'è la paura che potenziando il Meridione andrebbero a diminuire i traffici nel Settentrione. Non è da escludere che attori internazionali abbiano interesse a far si che la regione mantenga un livello di sviluppo modesto.

— Lo stato in cui versa il Meridione forse è dovuto anche ad una cattiva gestione dei fondi da parte delle stesse regioni del sud?

— Dall'Unità d'Italia il Sud vive una situazione di perenne crisi e in questo contesto si è generata anche tanta mala politica e quindi una cattiva gestione delle risorse. Ovviamente le responsabilità non sono solo da attribuire al governo centrale, ma c'è tanta responsabilità anche da parte dei politici meridionali, che nel corso degli anni hanno gestito male il territorio.

— Parlando più in generale, quali sono le prospettive e le sfide maggiori del Mediterraneo?

— Il Mediterraneo seppure sia una delle maggiori aree di crisi è sicuramente anche una delle maggiori aree di sviluppo. Tornato al centro degli scambi internazionali, il Mediterraneo è costeggiato da due continenti, quello africano e quello quello asiatico, sono dei continenti in espansione e in crescita demografica. Anche l'Africa stessa seppure in maniera disordinata sta crescendo economicamente. L'Africa cresce demograficamente e il numero genera per forza di cose economia. Ovviamente una pacificazione del Mediterraneo renderebbe l'area di grande sviluppo economico e grande attrattività. La regione potrebbe fare da volano per uno sviluppo dei Paesi africani, si tratterebbe non solo di crescita economica quindi, ma anche di sviluppo umano.

L'Italia e la Sicilia in particolare sono al centro di questo bacino e potrebbero fungere da attore centrale se riuscissero a dialogare a 360 gradi con gli attori che veramente hanno intenzione di creare un'area di pace e di sviluppo. Le infrastrutture potrebbero essere quell'elemento in più che permetta di far incrementare i commerci.

— Qual è il ruolo della Russia nella regione?

— La Russia per forza di cose gioca un ruolo fondamentale in questo contesto, lo stiamo vedendo in Siria. Sia per la cultura sia per la presenza che ha avuto nel Mediterraneo la Russia è un attore fondamentale per questa regione. Per quanto riguarda la Sicilia in particolare c'è una tradizione storica di rapporti con la Russia. Mi preme ricordare che nel 1908 in occasione del tragico terremoto di Messina la truppa russa fu la prima a portare gli aiuti ai terremotati.

Venendo all'attualità la Sicilia ha avuto delle performance incredibili nel 2015 in epoca di sanzioni: la regione è riuscita a raddoppiare l'interscambio con la Russia per quanto riguarda i prodotti legati alla tecnologia e ai macchinari per l'agricoltura. Questi dati fanno riflettere molto sul ruolo che potrebbe giocare la Russia anche in Sicilia, magari investendo nel settore delle infrastrutture. Sappiamo che i russi hanno già investito nel settore dell'energia, in modo particolare nell'area di Siracusa.

Sarebbero auspicabili investimenti russi anche nelle infrastrutture di trasporto e anche nel settore turistico, sappiamo che c'è infatti una forte richiesta russa per quanto riguarda la meta turistica siciliana. La Russia potrebbe essere veramente un player centrale nell'area.