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Immagini non confermate mostrano il relitto del velivolo US MV-22 Osprey, il quale ha subito un duro atterraggio durante un "raid all'alba contro al-Qaeda" in al-Bayda, nello Yemen centrale, il 28 gennaio 2017
La retorica del governo USA contro l'Iran ha toccato di recente dei livelli che non si vedevano dai tempi dell'amministrazione Bush, ed una sequela di eventi nelle ultime due settimane che coinvolgono lo Yemen sembrano essere la ragione a cui tutto gira attorno. Gli attacchi dei droni USA contro gli obiettivi yemeniti si sono svolti prima, durante e dopo l'inaugurazione di Trump, ma è stato il raid nello Yemen da parte delle Forze Speciali USA (Navy Seals 6) che ha attirato l'interesse dei media statunitensi.

Due giorni dopo l'inaugurazione di Trump, i droni USA "uccidevano cinque operativi di Al-Qaeda" nello Yemen centrale. Questa operazione si è svolta senza che Trump ne fosse a conoscenza (e quindi senza la sua approvazione) perché il suo predecessore ha dato il via libera esecutivo al Pentagono per quanto riguarda le operazioni di guerra con i droni. La macchina da guerra USA è, in un certo senso, senziente. Generalmente opera senza alcun comando ufficiale, decisionale o apporto dal 'governo civile'. La stessa situazione si verifica per gli attacchi multipli dei droni condotti nella parte della Siria 'occupata dall'ISIS' e dell'Irak nel corso dell'inaugurazione di Trump e nei primi giorni in carica.

Quindi la maggior parte della gente potrebbe supporre che tutte le operazioni di questo genere dovrebbero cessare nei giorni di transizione tra la vecchia amministrazione e l'istituzione della nuova, ma questo non succede, il che è una chiara prova che la politica estera USA opera indipendentemente dalla Casa Bianca.

Raid all'alba dei Navy Seal nello Yemen Centrale

Ma poi è arrivato qualcosa che in apparenza coinvolgeva davvero Trump. Sabato 29 gennaio, il Commando Centrale USA (CENTCOM) rilasciava un incredibile comunicato stampa, in cui si leggeva che "un membro dei servizi USA era stato ucciso e altri quattro feriti" durante un raid anti-terrorismo "contro al-Qa'ida-in-the-Arabian-Peninsula (AQAP) in Yemen il 28 gennaio." L'operazione, dissero, ha portato all'uccisione di un numero stimato di "14 membri AQAP e la cattura di informazioni che porteranno verosimilmente a prevedere la pianificazione di futuri piani terroristici." Oh, ed anche un velivolo US MV-22 Osprey con rotore di pendenza utilizzato nell'operazione "che ha subito un duro atterraggio," e che quindi è dovuto essere "intenzionalmente distrutto sul posto [dai jet della Marina statunitense]."

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Uccisa in un raid: Nora al-Aliki, figlia di 8 anni di Anwar Al-Aliki, un imam Musulmano-statunitense ucciso nello Yemen da un attacco di drone USA nel 2011
Questo allarmante sviluppo ha naturalmente suscitato un vespaio di domante, la cui risposte vennero felicemente riportate da anonimi ufficiali di intelligence attraverso delle 'fughe di notizie' attraverso i media. A questo punto la storia è che delle Forze Speciali USA, assieme alle 'Forze Speciali UAE' (che tra l'altro sono comandate da un uomo di nome di nome Mike Hindmarsh, ex capo delle SAS australiane), hanno condotto un raid all'alba sul villaggio di Yakla, "una conosciuta roccaforte AQAP", nella provincia di al-Bayda, nello Yemen meridionale. La loro missione era quella di "collezionare più intelligence possibile su AQAP per facilitare futuri raid e attacchi contro al-Qaeda lungo la strada."

Fonti locali hanno riportato che un massimo di 57 persone erano state uccise durante l'operazione, incluse otto donne e otto bambini. Uno di questi bambini era presumibilmente il figlio di otto anni di Anwar al-Aliki, il 'clerico islamico e mente del terrorismo radicale' (e cittadino statunitense) che venne ucciso da un attacco con drone in Yemen nel 2011 come punizione per 'influenzare' (pianificare con qualcuno? 'Jihadiradicalizzando'?) il figlio sedicenne di un ricco banchiere anglo-nigeriano, Umar Farouk Abdulmutallab, il famigerato 'mutanda-bomber'. Il CENTCOM si è prodigata a sottolineare questa connessione tramite un successivo comunicato stampa, in cui dice che nonostante il bizzarro incidente a bordo del volo Amsterdam-Detroit del giorno di Natale del 2009, "l'attentato alla Maratona di Boston e l'attentato agli uffici di Charlie Hebdo a Parigi, le responsabilità sono tutte dell'AQAP."

CENTCOM ha anche rilasciato un video che dicevano fosse "un piccolo esempio del tipo di informazioni di intellligence che erano state ottenute sul sito," che hanno descritto essere come una "zona palcoscenico, centro di propaganda, e centro logistico per il network terroristico di AQAP." Questo video "dimostra il processo per la realizzazione del Triacetone Triperossido, un esplosivo utilizzato in numerosi attacchi terroristici, incluso il fallito attentato dello 'scarpa-bomber' del 2001 e gli attentati lungo la metropolitana di Londra nel 2005." Il Pentagono si è visto comunque costretto a rimuovere il video quando qualcuno ha fatto notare che le loro "importanti informazioni di intelligence" erano state fatte ampiamente circolare già 10 anni prima dalla compagnia di intelligente SITE di Rita Katz, la squadra di Intel israelo-statunitense che ha fatto tanto per pubblicizzate i 'piani terroristici' dei jihadisti quanto l'Osservatorio Siriano dei Diritti Umani si è speso per demonizzare Bashar al-Assad.

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Il Presidente Trump viaggia con sua figlia Ivanka al funerale di William Owens dei Navy Seal
Il villaggio in questione, secondo Baraa Shiban del gruppo britannico per i diritti umani Reprieve, venne colpito da un attacco drone USA nel dicembre del 2013, massacrando gente che attendeva un festeggiamento di matrimonio. Lo sposo, sopravvissuto all'attacco, venne ucciso successivamente, assieme a suo figlio e sua figlia. Nora al-Aliki, figlia della 'mente terroristica' (che poteva essere o meno lei stessa una cittadina statunitense), morì sanguinante due ore dopo aver ricevuto un colpo di pistola al collo, secondo la dichiarazione del nonno, Nasser al-Awlaki. Lui ed altri sopravvissuti dicono che il villaggio non era una 'fortezza dell'AQAP', ma piuttosto un luogo dove si erano riuniti degli sceicchi di varie tribù che stavano in realtà combattendo assieme al governo yemenita supportato dai sauditi e dagli americani, (che il movimento dei regnanti di parte Houthi fece deporre con un colpo di stato nel gennaio 2015, precipitando l'intervento saudita nello Yemen per 'ripristinare il legittimo e democraticamente eletto governo - un'ironia che si perde completamente tra i monarchi del Golfo che fanno appello a questa 'giusta causa'). Il nonno Awlaki ha detto che il governo 'ufficiale' (in esilio in Arabia Saudita) stava rifornendo lui ed i suoi relativi familiari di armi, per mezzo delle forze presenti ad Aden per combattere contro gli Houthis.

Notare la posizione del villaggio in questione: non è affatto vicino alle supposte 'fortezze AQAP' (le zone in grigio). Ma di fatto, è proprio vicino al confine che divide i 'ribelli Houthi' (che in realtà sono un'alleanza di uomini della tribù Houthi e quelli fedeli all'ex presidente, Ali Saleh) dai combattenti fedeli al favorito di Riad, Mansur Hadi (che fu vice-presidente sotto Saleh).

© South Front
Non solo questi combattenti sono armati pesantemente, la NBC ha riferito di sospetti secondo i quali qualcuno ha suggerito qualcosa sul raid. Il Pentagono dice che il Seal Team è stato accolto da una artiglieria ampiamente dispiegata ("anche le donne ci sparavano"), ed è anche probabile che i bersagli avessero a loro disposizione artiglieria pesante se si presume che fossero loro ad aver fatto "atterrare violentemente" il velivolo US MV-22 Osprey tilt-rotor, invece dei jet della Marina Militare USA, "distruggendolo sul posto".

Mentre i portavoce di Trump descrivevano l'operazione come un "successo", degli anonimi ufficiali di intelligence hanno scaricato la colpa sul perché "praticamente tutto è andato storto" alla volta di Trump, dicendo ai media che "Trump ha approvato la sua prima operazione di contro-terrorismo senza la dovuta intelligence, supporto o un'adeguata organizzazione di backup." Come risultato, la missione si ritrovò invischiata dentro "una base armata di al-Qaeda difesa da mine, cecchini, ed un contingente più numeroso del previsto di estremisti islamisti pesantemente armati." A completare il disastroso racconto ci sono le loro dichiarazioni che dicono che la missione era stata pianificata mesi prima, presa in considerazione dall'amministrazione Obama, ma poi rimandata fino ai giorni dell'inaugurazione di Trump "per ragioni operative."

© Naval Special Warfare Command/Capt. Jason Salata
Il Sottufficiale Capo William 'Ryan' Owens, ucciso nel raid all'alba nello Yemen centrale, che è fallito.
Con il pubblico americano improvvisamente esposto alla realtà degli 'scarponi a terra' nello Yemen, Trump - che in campagna elettorale aveva parlato, tra le altre cose, di ritirare le missioni militari all'estero - si è ritrovato in mano un coltello sanguinante. Mi ha ricordato quando JFK aveva a che fare con il 'fiasco della Baia dei Porci' durante il suo primo mese alla presidenza. Quel particolare evento è spiegabile al giorno d'oggi o per il fatto che Kennedy non sapesse cosa stava facendo la CIA, o perché aveva scoperto il piano solo all'ultimo minuto per poi bloccare l'invio del supporto aereo necessario per il successo dell'operazione. Tuttavia, grazie alle ricerche di David Talbot pubblicate nel suo libro Devil's Chessboard, ora abbiamo le prove che il direttore della CIA Allen Dulles non aveva mai puntato sul successo dell'operazione Baia dei Porci. Egli aveva sabotato l'operazione sin dall'inizio perché la sua missione primaria era quella di schierare la comunità di Intelligence contro Kennedy, che stava, in mezzo ad altre trasgressioni, minacciando di capovolgere la 'loro' politica estera.

Ad ogni modo l'amministrazione Trump ha ora a 'suo carico' la missione, anche se non possiamo prendere la situazione per quello che è. Il Pentagono sta gravemente chiedendoci di credere che dopo 8 anni di periodiche missioni aeree di attacco, con missili cruise e droni contro i civili ed i ribelli yemeniti, conducendo una guerra altamente tecnologica in una delle regioni più povere del Medio Oriente - e per tutto questo tempo non ha nemmeno una volta (ufficialmente) messo a rischio le vite delle truppe USA - improvvisamente, dopo una settimana alla presidenza, ha dato un ordine esecutivo ed un piano operativo per una missione fulminea per 'recuperare gli hard disk' dai 'terroristi dell'AQAP' che si nascondevano in un villaggio stranamente ubicato tra i territori dei fedeli sudditi pagati dai sauditi... al Presidente 'Celebrità-Novizio' Donald Trump. Avrei seri dubbi che sia stato informato completamente sull'operazione per poi "dare semaforo verde". Niente dimostra meglio la mancanza di reale potere da parte dei presidenti USA - specialmente quando si tratta di politica estera - quando le continuate (ed in questo caso apparentemente sconsiderate) azioni militari portate avanti dagli USA, dalla NATO e dalle Monarchie del Golfo durante la transizione da Obama a Trump.

La potenza di fuoco Yemenita (Houthi)

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Pick-up con cannoni sul retro usati dai ribelli Houthi contro le forze 'saudite': da dove le ricevono?
Ora allarghiamo il campo per fare un quadro degli altri eventi che si sono verificati di recente nella penisola araba meridionale.

Due giorni prima del raid USA, i ribelli Houthi avevano abbattuto un elicottero Apache saudita nei pressi della città portuale di Mokha sul Mar Rosso nella regione sud-orientale. A dicembre, un altro elicottero Apache saudita era stato abbattuto dagli Houthi, questa volta nell'entroterra dell'Arabia Saudita, nel sud del regno, nella provincia di Najran. Infatti, gli Houthi hanno condotto dozzine di attacchi di sconfinamento su obiettivi militari all'interno dell'Arabia Saudita, soprattutto sin dall'Agosto dell'anno scorso. Molti di questi attacchi consistevano in sparatorie a distanza ravvicinata e cambattimenti per il controllo delle città e degli avamposti al confine, ma gli Houthi hanno anche lanciato missili balistici sulle basi militari saudite. In un singolo assalto coordinato nei primi di dicembre, gli Houti hanno preso simultaneamente almeno 4 basi militari o centri di comando sauditi nella parte meridionale del regno, con missili balistici, e poi a seguire con un massiccio uso di artiglieria. Il bilancio delle vittime tra i sauditi è ancora sconosciuto, ma è chiaro che le loro forze hanno ricevuto un duro colpo.

Solo due giorni fa, dei reportage parlavano di un missile balistico lanciato dalla Yemen che aveva colpito con successo una base militare saudita a Mazahimiyah, 60km da Riad. La AMN News ha riportato che il missile utilizzato nell'attacco era un missile terra-a-terra chiamato 'Borkan-2', una "variante del missile Scud russo." I sauditi no ne fanno ancora menzione, anche se gente del posto ha riferito sui social di aver udito delle esplosioni. La PressTV iraniana, ieri ha citato dei portavoce Houti, che hanno confermato i lanci di missili e postato delle foto di questi prima del lancio:

© Yemeni military (Houthi forces) via AMN News
E questo è presumibilmente un video sul posto dei missili lanciati verso Riad:


Se confermato rappresenterebbe una ripresa significativa rispetto al precedente attacco missilistico degli Houthi contro l'Arabia Saudita. Il 27 ottobre 2016, hanno lanciato un missile 'Burkan-1' sul principale aeroporto di Jeddah - che è quello più vicino a Sana'a, la capitale dello Yemen, che a Riad - sulla costa saudita del Mar Rosso. In precedenza, l'11 ottobre, un altro lancio di un missile balistico era stato diretto su Taif, vicino alla Mecca, dimora della Base Aerea di Re Fahd in Arabia Saudita. I sauditi dicevano che entrambi gli attacchi erano stati intercettati dalle batterie di missili Patriot del sistema missilistico di difesa aerea, forniti dagli Stati Uniti.

© Unknown
Foto di navi della marina militare iraniana
Il 10 ottobre, il Pentagono ripostava che due missili erano stati lanciati contro la USS Mason dalla costa del Mar Rosso dello Yemen, ma che "hanno impattato sull'acqua prima di raggiungere la nave." Due giorni dopo, il Pentagono dichiarava che sia la USS Mason che la USS Ponce erano state minacciate dai colpi di missili Houthi e che le navi "avevano risposto al fuoco". Gli Houthi - che indicono delle conferenze stampa ogni qualvolta dichiarano di lanciare un attacco - negarono di aver sparato missili contro le navi, dicendo di no sparare mai contro delle navi fuori dalle loro acque territoriali, accusando gli americani di inventarsi certe storie per giustificare l'intervento a favore della fallimentare 'coalizione saudita'. Poi gli USA hanno 'ricambiato' lanciando dei missili Tomahawk dalla USS Nitze, facendo fuori tre installazioni radar degli Houthi. Curiosamente, il 13 ottobre, l'Iran schierava una flotta di navi da guerra nel Golfo di Aden "a protezione delle imbarcazioni commerciali dalla pirateria," mentre il Pentagono riferiva tramite Fox News che in quel frangente "una nave da guerra cinese e una nave dell'intelligence russa erano presenti proprio in quella regione".

Il mio collega Joe Quinn ha scritto qui qualcosa sugli Houthi in cui si suppone abbiano fatto esplodere una fregata saudita di classe Al-Madina per mezzo di 'gommoni suicidi pieni di fertilizzante', in mare aperto, attenzione, il 30 gennaio, due giorni dopo il raid degli 'US Seals'. Non era una coincidenza. Anche se ovviamente è difficile da verificare - i sauditi ed i loro alleati sono naturalmente propensi a minimizzare le perdite, proprio come gli Houthi sovrastimano i loro successi - ma gli Houthi dichiarano che questa era stata l'undicesima nave della coalizione saudita ad essere colpita nei due anni di resistenza contro la mattanza saudita. Certi attacchi non possono prender luogo senza il supporto di quel tipo di installazioni radar che gli USA dichiarano di aver distrutto ad ottobre, quindi o gli USA non hanno eliminato tutte le installazioni o gli Houthi sono stati riforniti di nuova tecnologia. Il fattore che ha fatto degenerare la sopramenzionata sequela di eventi è stato un vittorioso attacco missilistico degli Houthi su un catamarano ibrido made in USA e portante bandiera UAE, lo HSV-2 Swift, ancora una volta vicino alla città portuale di Mokha sul Mar Rosso, sullo stretto di Bab-el-Mandeb nei primi di ottobre 2016. L'imbarcazione venne completamente distrutta:


Avete notato la tecnologia radar in loro possesso? Il missile utilizzato era in apparenza un "C-802, la versione esportata e aggiornata che missile cinese anti-imbarcazione, lo 'Eagle Strike' YJ-82."

Più tardi ci fu un intenso scambio di fuoco nella punta sud-occidentale del paese, dove il controllo dello stretto di Bab-el-Mandeb è un obiettivo primario per entrambe le fazioni. Le perdite saudite nei recenti scontri sono state ingenti. L'agenzia iraniana Fars News riporta che, la scorsa settimana, circa 450 'milizie sponsorizzate dai sauditi' hanno perso la vita in quella regione, incluso il secondo comandante in capo della coalizione saudita (Saeed al-Samati al-Sabihi) e "inclusi i mercenari noleggiati dai sauditi da altri paesi arabi e nazioni straniere."
© Emirates News Agency
Gli Houthis dichiarano inoltre di aver debellato un'altra installazione chiave sull'isola di Zuqar nel Mar Rosso - con un altro missile balistico - "uccidendo almeno 80 tra sauditi, soldati UAE e ufficiali." [Guarda la mappa qui sopra per localizzare l'isola di Zuqar] La fonte della milizia Houthi che ha divulgato l'informazione prosegue col dire che il centro operativo saudita Bab el-Mandeb "è ubicato in Eritrea, dove sono presenti anche ufficiali ed esperti provenienti da Israele, Arabia Saudita e UAE." Stranamente, quando gli è stato chiesto del raid USA del 28 gennaio nella provincia di al-Bayda, ha risposto che costituirebbe un segnale per una nuova strategia statunitense per operarsi a dividere il paese lungo le attuali linee di combattimento.

Potrei andare avanti. Cercate su Youtube la frase 'houthi hit saudi tanks' e vedrete dozzine di video con le forze Houthi-Saleh che distruggono carri armati Bradley e Abrams lungo tutto lo Yemen per un periodo di un anno circa. Le perdite di carri armati da parte della coalizione saudita sono state così ingenti da costringere gli USA a spedirne a centinaia. Durante i suoi due mandati, Obama supervisionava la vendita di $115 miliardi in armi ed equipaggiamento militare all'Arabia Saudita. Non so quanti di questi andassero per le parcelle ai mercenari, ma sappiamo che i media mainstream mediorentali riportavano periodicamente enormi numeri di decessi tra le file delle migliaia di milizie straniere della Casa di Saud. Un resoconto asserisce che più di 4.000 sono stati uccisi entro il marzo scorso. Il notorio esercito privato statunitense DynCorp come riportato è entrato nella mischia per $3 miliardi. Addirittura nel dicembre 2015, le autorità britanniche hanno avuto problemi a spiegare perché ex soldati britannici che ora combattono sotto la bandiera della UAE venivano ritrovati morti in Yemen.

Impero USA vs Alleanza Euroasiatica


I due colli di bottiglia chiave dei trasporti su entrambi i lati della penisola arabica
Come abbiamo spiegato altrove, i reali sauditi e gli emiri del Golfo non dispongono di reali forze armate di proprio dominio. I loro eserciti ed armi sono occidentali (dagli USA, principalmente) sotto ogni aspetto. Le loro 'milizie nazionali' sono popolate da soldati, piloti, personale di supporto e ufficiali veterani presi dai ranghi delle milizie USA, britanniche, australiane e altri paesi occidentali. Grazie all'ossessione statunitense per la 'interoperabilità' delle armi che mette in vendita, i comandanti americani, israeliani e britannici possono effettivamente condurre le 'operazioni saudite' da remoto, facendole passare come guerra 'saudita'. Non lo è; è per intero una guerra occidentale per il controllo dello Yemen e quindi una delle vie dello shopping di risorse energetiche più affollato dell'intero pianeta - lo stretto di Bab-el-Mandeb Strait, che attraverso il Mar Rosso unisce l'Oceano Indiano con il Mediterraneo.

Ma stavolta ormai è tutto prestabilito ad hoc - gli USA ed i suoi alleati non si adoperano molto per nascondere il loro coinvolgimento nello Yemen. Tuttavia le cose che sono da considerarsi novità, sono le mosse del 'lato avverso' in questo conflitto. Questa guerra ovviamente non è fatta per 'combattere Al Qaeda', i cui tagliateste, come già sappiamo - grazie alle macchinazioni rivelatesi in Siria - lavorano per l'Arabia Saudita, il Qatar, e in sostanza per gli interessi occidentali. E non è neanche per 'combattere i pirati' come dichiarano gli iraniani per prenderci in giro. Tra quei missili balistici, radar da accompagnamento, sistemi di trasporto e di schieramento, difese anti-aeree e anti-carro portatili, pick-up con cannoni sul retro, e a quanto pare una fornitura infinita di piccole armi per resistere con successo e sconfiggere la schiacciante (fino ad ora) potenza di fuoco che gli si para contro, è diventato oltremodo chiaro che gli accattoni yemeniti che resistono ad enormi bombardamenti aerei ricevono un importante contributo dall'estero.
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Generali di Pechino e Teheran firmano un accordo di cooperazione nel novembre 2016 a fine di "condurre esercitazioni militari congiunti" e "creare un movimento collettivo per far fronte alla minaccia terroristica". Questo è un codice per "unite le forze e portate la guerra proxy del terrore globale negli Stati Uniti.
Tra l'originale 'coalizione Tempesta Decisiva' di paesi musulmani dietro all'invasione saudita dello Yemen, solo uno stato del Golfo si è astenuto; l'Oman, che è probabilmente probabilmente il mulo dietro il quale la maggior parte delle armi delle forze ribelli sono passate dentro il campo di battaglia. Ma Iran e Oman da soli non sarebbero in grado di riuscirci senza la protezione di forze sufficientemente grandi da contenere lo strapotere militare statunitense. Penso che quello a cui stiamo assistendo sia il 'triumvirato' Mosca-Pechino-Tehran che fa grandi manovre contro un 'Impero Occidentale'.

Penso che i costruttori dell'impero USA non avessero saputo anticipare il protrarsi così a lungo di una guerra quando hanno dato luce verde al blitz dei sauditi per rimettere in riga lo Yemen nel gennaio 2015. Come risultato dei non anticipati successi degli Houthi, la paranoia è salita alle stelle al Pentagono e a Riad. I governi di USA e Regno Unito hanno ricevuto molte critiche a casa loro per aver venduto ai sauditi tali quantità di armi (per così poco ritorno), forzandoli, almeno ufficialmente a sminuire il loro effettivo coinvolgimento nelle operazioni di guerra. E' alla luce delle pesanti perdite in Yemen che dovremo considerare la recente retorica di guerra contro l'Iran.

'Bomb-bomb-bomb, bomb-bomb Iran' (in Yemen)

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"Questo... questo... questo non sta accadendo!"
Il National Security Advisor Michael Flynn - che era stato, ironicamente, fatto a pezzi dai media statunitensi per essere considerato un 'agente russo' fino al giorno dell'inaugurazione di Trump - ha sparato il primo colpo quando ha annunciato che l'Iran era "stato allertato" sul "test del missile balistico" nelle vicinanze, che, come ha detto, "metteva a rischio la vita degli americani." Ma non sono i missili balistici vicini all'Iran a farlo preoccupare - sono i missili balistici che gli Houthi lanciando per ogni dove; missili che sono stati chiaramente forniti agli Houti dalla Russia e dalla Cina attraverso l'Iran. Ha anche menzionato l'Iran per "trasferimenti di armi e supporto ai terrorismo," riferendosi chiaramente al supporto iraniano agli Houthi in Yemen. I media statunitensi - come sempre, con il cortese appoggio di anonimi ufficiali di intelligence che 'non sono autorizzati a parlare ai media' - hanno contribuito a scrivere il resto della storia riferendosi ai presupposti 'attacchi Houthi' contro le navi da guerra USA lo scorso ottobre, che poi gli USA hanno usato come giustificazione per un intervento diretto a favore del suo procuratore fallimentare (Arabia Saudita). Questi attacchi probabilmente non sono accaduti, e quindi è come se tra le righe gli Stati Uniti dicessero che, "le nostre armate saudite sono state attaccate dall'Iran, e questo ci dà il diritto di vendicarci direttamente contro l'Iran." Eccetto il fatto che non è vero, come loro sanno bene. Loro conoscono molto bene le regole del gioco proprio perché ne sono i creatori stessi. E ad ogni modo, no possono farci niente perché sanno che ogni potenziale conflitto con l'Iran coinvolge implicitamente la Russia e la Cina in un modo o nell'altro.

La seconda sparata è arrivata tre giorni più tardi, quando il nuovo Segretario della Guerra Difesa James Mattis ha dichiarato che l'Iran è il "più grande stato sponsor del terrorismo al mondo," - come a dire, di tutti i tempi! Se, cercando di capire cosa volesse intendere Mattis, si avessero in mano solo le narrative sul terrorismo islamico, al-Qaeda e ISIS tanto per cominciare, ci sarebbe perdonato il pensare che abbia perso la testa (o che stava solamente scherzando sul suo soprannome). Dopotutto, l'Iran sta combattendo contro l'ISIS, contro al-Nusra e tutti gli altri eserciti jihadisti mercenari in Siria ed Irak. Ergo, l'Iran sta facendo la sua parte per prevenire futuri attacchi in Occidente. Ma capirete che Mattis si stava riferendo al ruolo dell'Iran quando utilizza gli Houthi per far 'provare un po' di Vietnam ai sauditi', e se si comprende la battuta si può capire la magnitudine della dichiarazione di Mattis. Poi si può anche capire perché ha proseguito con un piagnucolio:
"Non fa bene ignorare [l'assuefazione iraniana al terrorismo]. Non fa bene negarlat e allo stesso tempo non vedo alcun bisogno di incrementare il numero di forze armate che al momento abbiamo in Medio Oriente. Ne abbiamo sempre la capacità, ma al momento no penso sia necessario."
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Hassan Rouhani, presidente dell'Iran: "Abbiamo capito le regole del vostro gioco, America. Ora è il nostro turno!"
Possono pronunciare pubblicamente 'parole forti', mentre lanciano con discrezione più soldi, mercenari ed armi verso il Medio Oriente, ed è qui la questione. Diversamente, se 'prendono il volo diretto per l'Iran o Yemen, il cerchio si chiude e lo Yemen si trasforma nel 'Vietnam' dell'America. I rischi aumentano immediatamente quando coinvolgi direttamente le forze statunitensi con le forze 'travestite' di Russia-Cina-Iran. Trump ha poi firmato delle nuove sanzioni all'Iran mentre l'Israele di Netanyahu è corso a Londra per fare una petizione contro il governo britannico e fargli causa per ottenere più sanzioni, appellandosi a tutte "nazioni responsabili" per imporre più sanzioni e far uso della conferenza stampa con il primo ministro Theresa May per avvertire il mondo che "l'Iran sta cercando di annichilire Israele, di conquistare il Medio Oriente, minacciando l'Europa, minacciando l'Occidente, minacciando il mondo intero".

Adesso è troppo tardi per l'Impero per agire in base a tali attacchi verbali verso l'Iran. Trump può anche twittare a tarda notte che l'Iran sta "scherzando col fuoco", ma questo non cambia il fatto che ora ha la capacità militare per proteggersi da un bombardamento aereo targato USA. Sul fronte economico-finanziario, grazie alle pazienti mosse diplomatiche da parte dell'Iran e dei suoi alleati nell'arco di una decade, il 'patto nucleare iraniano' (che ovviamente ha poco a che fare con le bombe nucleari) è stato firmato l'anno scorso. Questo genio della lampada è già uscito: sono stati pianificati massicci accordi commerciali ed investimenti tra Iran e corporazioni e governi - sia da Oriente che da Occidente. L'Iran rimane nonostante tutto, si rincuora fra le stridenti proteste di Washington, Londra e Tel Aviv: la risposta è stata quella di testare più missili e sistemi radar, e mettere in piedi contro-sanzioni contro "individui statunitensi che sponsorizzano il terrorismo."

E' la III Guerra Mondiale, Jim! Ma non è come ce l'aspettavamo

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Il 'sistema del petrodollaro' si sta disfacendo e si trova in grave difficoltà
I gestori della Pax Americana sono disperati. L'intero sistema si poggia sul petrodollaro ed il controllo dei rubinetti del petrolio in Medio Oriente. Se perdono lo Yemen si cementa la risalita dell'Iran nel rimpiazzo dell'Arabia Saudita come nuovo 'cavallo di battaglia' della regione. L'Iran si ritroverà così nella posizione di esercitare il dominio su entrambe le vie chiave di commercio della regione - lo stretto di Bab-el-Mandeb e lo stretto di Hormuz. L'Iran rimpiazzerà così l'Arabia Saudita come principale fornitore di gas e petrolio del Medio Oriente, ereditando così la posizione di 'rubinetto energetico globale'. La Casa di Saud, il cui ruolo è definito dalla sua dipendenza anglo-americana, molto probabilmente cadrà. Israele potrà dire addio al suo stato di Apartheid e sarà forzato a cooperare con i vicini arabi allo stesso livello. Al tutto si aggiunge la terminazione dell'egemonia occidentale, portando i tre secoli di dominazione globale anglofona alla loro fine.

Ma stiamo facendo un passo più lungo della gamba. Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

Quello che sta fiorendo in Yemen - e in Siria, Iraq, e altrove - è che gli USA sono gradualmente costretti a sgomberare dal Medio Oriente, grazie alle mosse coordinate di Russia, Cina e Iran. Figurandosi la 'Terza Guerra Mondiale' come un 'grand spectacle' tra le superpotenze che finisce in un olocausto nucleare fa paura e tiene la gente 'al suo posto', distraendoci dallo sporco lavoro dello spartirsi le risorse naturali (inclusi gli umani) del pianeta, ed i reali orrori di tutti i giorni riversati su posti come lo Yemen, la Libia e la Siria. Non è guerra totale in cui il vincitore prende tutto; è un conflitto per procura a rischio calcolato. I paesi non-occidentali hanno imparato (anche di recente) le regole nascoste del gioco; e sono nel processo di applicare tali regole per fare scacco all'Impero.

La 'Terza Guerra Mondiale', per come si sta svolgendo adesso - e per come è proseguita dall'11 settembre in poi - è il grande sviluppo dello scontro di civiltà tra 'Occidente' ed 'il resto'.