Occhionero cyberspionaggio
© Polizia di Stato
Smantellata una centrale che per anni ha raccolto notizie riservate e dati sensibili. Scoperto un database con oltre 18mila username e password

Erano riusciti, fra l'altro, a introdursi nella casella di posta personale di Matteo Renzi e del partito democratico Giulio Occhionero e la sorella Francesca, arrestati dalla polizia per aver effettuato attività di spionaggio e dossieraggio. Tra i politici e i personaggi noti che risultano hackerati compaiono i nomi di Mario Draghi, Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchito, l'ex sindaco di Torino Piero Fassino, l'ex ministro Fabrizio Saccomanni, l'ex capo di gabinetto del Tesoro Vincenzo Fortunato, Daniele Capezzone, Michela Vittoria Brambilla , l'ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e in Vaticano monsignor Gianfranco Ravasi. Tra le vittime dell'attività di spionaggio si aggiungono anche Saverio Capolupo ex comandante generale della Guardia di Finanza e Paolo Poletti ex capo di stato maggiore della Guardia di finanza ed ex vicedirettore dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi).

Nell'elenco degli 'spiati' ci sono anche gli account di quattro diversi ministeri: Istruzione, Interni, Esteri e Tesoro; oltre agli account anche di Camera e Senato. Ma tra i domini di società private o enti istituzionali ci sono anche - tra gli altri - quello della Guardia di Finanza, dell'Istat, della Regione Lombardia e Regione campania, del comune di roma, dell'Università Bocconi e dell'Eni.

Occhionero, un ingegnere informatico, e sua sorella sono stati arrestati lunedì e accusati di aver violato sistemi informatici per procacciarsi notizie concernenti la sicurezza dello Stato, di aver compiuto attività di dossieraggi nei confronti di cariche istituzionali, di accesso abusivo a sistema informatico aggravato e di intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche. L'indagine svolta dagli specialisti della polizia postale denominata "Eye Pyramid" ha consentito di «individuare una centrale di cyberspionaggio» e ha portato a individuare un database con oltre 18mila username (il nome con cui un utente viene riconosciuto online) di cui 1.793 corredati da password e catalogati in 122 categorie, denominate «Nick», che indicano la tipologia di target (politica, affari, etc...) oppure le iniziali di nomi e cognomi.

Continua a leggere su CdS