Bologna bombing

Strage di Bologna - 2 agosto 1980
Un altro filone d'inchiesta, di quelli che vanno sotto il titolo follow the money a quasi 40 anni dai fatti, riapre lo scenario della strage alla stazione di Bologna (85 morti e quasi 200 feriti il 2 agosto 1980), per la quale quasi nessuno crede che le sentenze definitive abbiano detto tutto e più di qualcuno pensa che non abbiano detto la verità.

La Procura generale di Bologna, che nel 2017 ha avocato il nuovo fascicolo, ha avviato una rogatoria in Svizzera per verificare gli eventuali movimenti per diversi milioni di dollari che, prima dell'eccidio, sarebbero partiti da un conto bancario elvetico aperto riconducibile al maestro venerabile della Loggia P2 Licio Gelli, scomparso nel 2015, in favore di personaggi appartenenti ai più discussi ambienti dei Servizi segreti dell'epoca, a giornalisti a loro vicini e a elementi dell'estremismo nero veneto.

Questi ultimi appartenevano alla galassia di Ordine nuovo come Carlo Maria Maggi e Maurizio Belmonte, condannati in via definitiva nel giugno scorso per la strage di piazza della Loggia a Brescia (8 morti il 28 maggio 1974).

L'ipotesi che i magistrati stanno cercando di verificare, tutt'altro che nuova e già esclusa nel 2017 dalla Procura della Repubblica di Bologna, è che quei soldi siano serviti a finanziare gli attentatori del 2 agosto 1980. Che Gelli non abbia solo "depistato" come dicono le sentenze ma sia stato il mandante, o uno dei mandanti, della strage alla stazione, come sostiene da sempre l'Associazione fra i familiari delle vittime. All'origine degli accertamenti in corso c'è un documento ormai noto, intitolato "Bologna Bologna - 525779 - X.S." e relativo a un conto aperto dal venerabile alla Ubs di Ginevra, proveniente dal fascicolo del processo per il crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e consegnato ai magistrati nel 2015 in un esposto dell'associazione stessa. Titolari dell'inchiesta sono l'Avvocato generale di Bologna Alberto Candi e il sostituto procuratore generale Nicola Proto.

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