Malta proteste Galizia Daphne

Protesta di massa nella capitale maltese di Valletta
Il braccio di ferro tra angloamericani e russi non ha risparmiato la piccola isola di Malta: un'autobomba è esplosa il 16 ottobre, uccidendo la giornalista Daphne Caruana Galizia, finita recentemente sotto i riflettori grazie al filone maltese dei Panama Papers. Dalla sua indagine era emerso un presunto giro di tangenti ruotante attorno al premier laburista Joseph Muscat, costretto ad elezioni anticipate e poi rieletto: all'annuncio dell'assassinio di Caruana Galizia, i media hanno subito puntato il dito verso il "corrotto" governo laburista. La morte della giornalista è l'evoluzione dello scandalo Panama Papers: fallito il primo tentativo di defenestrare il premier Joseph Muscat, i servizi angloamericani tornano all'attacco , così che Malta abdichi alla propria sovranità e tenga i porti chiusi alle navi russe dirette in Siria.

Un attacco alla sovranità della Valletta

Decifrare la realtà, estrapolando la verità dal mare di propaganda alimentato dai media, è meno difficile di quanto si creda per chi abbia la capacità di sganciarsi dal contingente: il passato, più o meno remoto, è il principale alleato in questa ricerca. Imbattendosi in un omicidio politico, in un attentato, in un colpo di Stato, è necessario riallacciarsi ai fili della storia: ne scaturirà un'analisi che penetrerà i fatti, evitando passi falsi e illazioni fuorvianti. Il ragionamento vale anche la cronaca di questi ultimi giorni: lunedì 16 ottobre, la piccola isola di Malta è stata sconvolta dall'uccisione della giornalista Daphne Caruana Galizia, artefice di una recente inchiesta che ha portato La Valletta ad elezioni anticipate. Ci tocca, quindi, una breve ma interessante lezione di storia, che riguarda direttamente l'Italia.

L'isola di Malta, definita dal generale inglese Bernard Law Montgomery come "la chiave di volta del Mediterraneo", è strategica per il controllo del Mediterraneo e buona parte della nostra sconfitta in Nord Africa durante l'ultima guerra è riconducibile al mancato attacco di questa roccaforte inglese. Tra la fine gli anni '60 ed i primi anni '70, la potenza britannica entra in crisi irreversibile ed un numero crescente di Paesi reclama la propria indipendenza da Londra: a guidare la lotta per la piena sovranità di Malta è il premier laburista Dom Mintoff, che nel 1971 annulla gli accordi che concedono al Regno Unito la disponibilità delle basi navali. Mintoff, alla ricerca sia di libertà che di denaro liquido, avvia una spregiudicata politica estera che, allontanandolo dalla NATO, lo spinge tra i Paesi non allineati. A lungo la Libia di Muammur Gheddafi è il maggior "sponsor" del'isola.

Per sfruttare al massimo le potenzialità di Malta, Mintoff punta al riconoscimento internazionale della neutralità dell'isola: l'Italia democristiana ha tutto l'interesse a tenere la Valletta fuori dall'orbita inglese e, pertanto, sostiene apertamente i progetti del premier laburista, mettendogli a disposizione ingenti risorse finanziarie ed assistenza militare. L'assassinio di Aldo Moro (1978), mente di questo intraprendente piano, non affonda l'intesa italo-maltese e, l'8 settembre 1980, è firmato l'accordo che impegna Roma a garantire la neutralità e l'indipendenza dell'isola: oltre a cospicui finanziamenti, La Valletta riceve anche aiuti nel settore della Difesa. Come ricorderà infatti l'ammiraglio Fulvio Martini nelle sue memorie1, è il SISMI che nei primi anni '80 contribuisce alla formazione dei servizi segreti dell'isola, fino a quel momento completamente dipendenti da Londra.

Mintoff, ora che ha ottenuto il formale riconoscimento della neutralità maltese, deve farla rendere: nel 1980 l'URSS apre la prima ambasciata sull'isola e, ferma restando la collocazione di Malta tra i Paesi non allineati, è avviata una proficua collaborazione tra Mosca e La Valletta, che mette a disposizione della flotta russa le cisterne di Has Saptan. L'affare si rivela molto proficuo e, nel 1984, Mintoff vola a Mosca per stringere nuovi accordi: gli efficienti cantieri navali maltesi sono aperti alla flotta sovietica per manutenzioni e riparazioni.

Ora, una fondamentale considerazione di natura logisitica-militare: la neutralità di Malta e la disponibilità dei suoi porti come punto d'appoggio è una vera benedizione per la flotta sovietica, sottoposta a forti stress logistici nel Mediterraneo. L'URSS non dispone di basi navali nel Mare Nostrum, eccezion fatta per qualche punto d'appoggio in Egitto, Libia e Siria. Le navi da guerra russe, lasciata la Crimea ed attraversato il Bosforo, devono essere costantemente seguite da un numero uguale o superiori di battelli d'appoggio. Queste considerazioni, valide per gli anni '80, hanno maggior valore oggi: se è vero, infatti, che Mosca ha ampliato la sua base navale siriana di Tortosa, è altrettanto vero che i buoni rapporti con i Paesi nordafricani, stremati dalla Primavera Araba, non si sono ancora trasformati in nessuna concreta assistenza logistica.

Cade l'Unione Sovietica e, immediatamente, comincia l'allargamento di UE/NATO: nonostante l'ormai anziano Dom Mintoff si schieri contro l'ingresso della Valletta nell'Unione Europea (consapevole della vera natura di quest'ultima)2, Malta entra nell'orbita di Bruxelles, sebbene rimanga fuori dal recinto dell'Alleanza Nordatlantica.

La Russia, nel frattempo, risale progressivamente la china e, dopo aver essere stata raggirata in Libia, avvallando un intervento militare che si è presto trasformato in cambio di regime, decide di difendere a qualsiasi costo l'alleato siriano, finito nel mirino delle potenze occidentali (USA, GB, Francia, Israele e Germania) e di quelle sunnite (Turchia, Qatar, Arabia Saudita). L'invio, nell'autunno del 2015, di un corpo di spedizione in Siria, riversa nel Mediterraneo un numero di navi russi come non si vedeva dall'apice della Guerra Fredda. La flotta russa, concentrata nel Mar Baltico e nel Mare del Nord, deve circumnavigare l'intera Europa per raggiungere il teatro operativo: si torna così, come negli anni '80, al peso strategico di Malta per la Marina militare russa.

Come si può leggere nell'articolo "Russia's emerging naval presence in the Mediterranean" dell'emittente qatariota Aljazeera3, a più riprese, tra il 2014 ed il 2015, le navi da guerre russe attraccano sull'isola per rifornimenti. Più cresce il coinvolgimento russo in Siria, più il dispiegamento di navi sale (raggiunge il culmine nell'autunno del 2016, in concomitanza alla riconquista di Aleppo4), maggiore è l'importanza di Malta.

Che fare? Come convincere il premier laburista Joseph Muscat, al potere da 2013, a chiudere i porti alle navi russe, aperti dal suo predecessore Dom Mintoff negli anni '80? Semplice, orchestrando uno scandalo mediatico che porti alla sua defenestrazione o, perlomeno, lo riconduca a più miti consigli.

Entra così in scena la giornalista Daphne Caruana Galizia, il cui recente assassinio è all'origine di quest'articolo

Caruana Galizia è la blogger che sviluppa in chiave maltese lo scandalo dei Panama Papers, uno scandalo, ricordiamolo, che nasce da un'inchiesta dell'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), basato a Washington, avvalendosi del materiale "trafugato" dallo studio legale panamense Mossack Fonseca & Co., in storici rapporti con la CIA5. I Panama Papers sono il mezzo con cui i gli Stati Uniti spargono fango su tutti i nemici o sudditi ribelli del globo terracqueo, compreso il governo della piccola, ma strategica, Malta.

Secondo Caruana Galizia (il premier etichetterà lo scoop come fandonie), la nomenclatura dell'Azerbaijan avrebbe versato alla moglie del primo ministro una tangente in cambio di un proficuo accordo energetico stipulato tra i due Paesi, servendosi di una società panamense. Lo scandalo deflagra come un bomba nella piccola Malta: migliaia di persone scendono in piazza per protestare nell'aprile 2016 e, per un attimo, il governa sembra vicino alla caduta6.

Il premier Muscat capisce il "messaggio" inviatogli dai servizi angloamericani?

Si direbbe di sì, perché, nell'autunno del 2016, a distanza di pochi mesi dallo scandalo, La Valletta si rimangia la storica collaborazione con Mosca, avviata da Dom Mintoff 30 anni prima. Dopo la Spagna (anch'essa colpita dai Panama Papers), anche Malta rifiuta alle navi russe l'attracco sull'isola per rifornimenti, scatenando la rabbia di Mosca, scioccata dal voltafaccia di un amico di vecchia data. "George Vella: Russian ships will not refuel in Malta7" scrive la stampa locale il 27 ottobre 2016: il ministro degli Esteri maltesi nega l'ingresso in porto alla navi russe, asserendo che la Valletta non vuole essere complice di alcun aiuto al dittatore Bashar Assad. Un cambio di strategia di 180 gradi rispetto al "non allineamento" degli anni '70 e '80!

Nonostante Malta abbia ceduto alle pressioni angloamericane, il governo è ormai irreparabilmente compromesso dallo scandalo dei Panama Papers: nella primavera del 2017 sono quindi indette elezioni anticipate. La giornalista Caruana Galizia confida alla rivista americana-tedesca Politico, da cui è stata eletta tra le 28 persone più influenti dell'Unione Europea8, di temere per la propria sicurezza. Potrebbe addirittura lasciare il Paese nel caso in cui i laburisti vincessero nuovamente le elezioni. Dal canto loro, i servizi segreti angloamericani, artefici del terremoto politico, "avvertono" La Valletta che le imminenti elezioni potrebbero essere inquinate da Mosca come rappresaglia per la chiusura dei porti9, trasformando così i russi da vittime in carnefici.

Il 3 giugno 2017 si svolgono le elezioni: si fronteggiano il Partito Nazionalista, al potere per 25 anni, sino alla vittoria di Muscat del 2013, ed artefice dell'avvicinamento all'Unione Europea, ed il Partito Laburista del premier in carica: nonostante il forte disappunto della stampa liberal10, Joseph Muscat ha infatti deciso di presentarsi nuovamente con candidato premier. La vittoria, nonostante le rivelazioni della blogger Caruana Galizia e l'infamante campagna mediatica, arride di nuovo al laburista.

Per Washington e Londra è una sconfitta cocente: il governo di Valletta è nella mani di un premier che "vende la cittadinanza europea agli oligarchi russi", di un losco figuro che potrebbe aiutare Mosca a raggirare le sanzioni di Bruxelles, di un erede di Dom Mintoff che, da un momento all'altro, potrebbe resuscitare la cooperazione russo-maltese e riaprire i porti alle navi dirette in Siria.

Non rimane che passare alle maniere forti per scalzare Joseph Muscat, portando allo stadio successivo lo scandalo Panama Papers: la giornalista che ha collaborato con l'americano ICIJ per spargere fango sul premier laburista sarà eliminata, lasciando intendere che il responsabile del clamoroso omicidio della blogger sia il "corrotto governo" di Joseph Muscat. Come nel caso di Giulio Regeni, una pedina dei servizi angloamericani è quindi sacrificata per il raggiungimento di obiettivi più alti.

Dopo aver denunciato appena due settimane minacce di morte, lunedì 16 ottobre, la giornalista Caruana Galizia sale sulla sua Peugeot 108 noleggiata, lascia casa e percorre solo poche centinaia di metri prima che un ordigno, probabilmente azionato da un telecomando, esploda, uccidendola sul colpo e carbonizzando il veicolo.

Immediatamente parte sui maggiori circuiti d'informazione la campagna per attribuire, neppure troppo velatamente, l'omicidio al governo laburista, come se questo avesse interesse, a distanza di pochi mesi dalla vittoria elettorale, ad eliminate con un'autobomba la propria principale avversaria, una nota blogger. A questo proposito è significativo l'articolo "Malta, intrigo internazionale: uccisa la reporter scomoda"11, comparso il 17 ottobre su La Stampa. All'interno si legge:
"Le tangenti pagate dall'Azerbaigian alla moglie del primo ministro per oliare la firma di accordi energetici multimilionari. Il presidente della banca che fugge dalla porta sul retro con le valigie piene di documenti. I passaporti venduti ai russi. Il trattamento fiscale di favore alle società straniere. Un traffico di droga internazionale. E un'auto che salta per aria uccidendo una donna, proprio la giornalista che con le sue inchieste aveva sollevato il coperchio sugli affari più loschi di Malta. Sembrerebbe la trama di un thriller politico, ma è solo cronaca. (...). Il principale bersaglio di Daphne si chiama Joseph Muscat e di mestiere fa il premier di Malta. (...) Il premier si è sempre detto convinto di poter dimostrare la sua innocenza ed è stato lui a chiedere l'apertura di un'inchiesta. Ma la vicenda si intreccia con altre indagini che hanno coinvolto l'ex capo dello staff di Muscat. Keith Schembri avrebbe infatti ricevuto tangenti per la vendita di passaporti maltesi ad alcuni magnati russi. (...) L'ultimo post di Daphne parlava proprio del processo a Schembri."
Ecco i mandati dell'omicidio di Caruana Galizia secondo i media: i corrotti politici laburisti che hanno aperto i porti alla navi russe tra il 2014 ed il 2015, gli stessi che vendono i passaporti agli oligarchi moscoviti, gli stessi travolti un anno fa dal materiale "trafugato" dallo studio Mossack Fonseca & Co. Il dubbio sulla convenienza di assassinare la giornalista con un'autobomba non è neppure sollevato, perché sposterebbe l'attenzione verso i veri responsabili dell'attentato.

Caruana Galizia è stata uccisa dai servizi atlantici, gli stessi per cui lavorava, ne fosse cosciente o meno: la crescente frequenza con cui Washington e Londra sacrificano il loro personale, è l'ennesima spia della crisi sistemica che stanno vivendo.

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Note:

1 Fulvio Martini, Nome in codice Ulsse, BUR, 1999, pag. 241

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