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Alla band italiana post-punk "Soviet Soviet" è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti, dove avrebbero dovuto condurre un tour di concerti, e sono stati deportati a casa il giorno successivo.


La band ha scritto su Facebook che dopo molte ore di interrogatorio, sono stati definiti immigrati illegali, anche se non avevano alcuna intenzione di rimanere in America e cercare lavoro.
"Siamo atterrati a Seattle l'8 marzo per partecipare al festival SXSW. Al controllo passaporti, abbiamo presentato una lettera dalla nostra etichetta americana, nella quale veniva dichiarato che avremmo condotto una serie di concerti a scopo promozionale senza richiedere pagamenti, oltre che un invito da parte degli organizzatori del festival".
I musicisti hanno scritto che al controllo passaporti sono stati portati in stanze separate per interrogatorio, che è durato quasi quattro ore. Dopo di che, gli hanno preso le impronte digitali, tolto i telefoni e sono stati portati in manette alla stazione di polizia, dove i tre hanno trascorso la notte in una cella.

Il giorno dopo, i musicisti sono stati riportati all'aeroporto di Seattle in una macchina della polizia e messi su un volo di ritorno in Italia.

"Abbiamo accettato la deportazione con sollievo e come la fine di questa umiliante, brutale e stressante esperienza", dicono i Soviet Soviet, supponendo che la causa di deportazione sia stata la mancanza di visti di lavoro, anche se la serie di concerti non avrebbe portato loro alcun guadagno.

La deportazione dei musicisti italiani può essere legata a un inasprimento della politica migratoria da parte della nuova amministrazione degli Stati Uniti. In particolare, nei primi giorni della presidenza di Donald Trump sono passati dei decreti, in particolare, il decreto di divieto di ingresso negli Stati Uniti per 90 giorni dei cittadini di sette paesi (Iran, Iraq, Yemen, Libia, Siria, Somalia e Sudan) e di sospendere l'entrata di eventuali profughi per 120 giorni.