C'è ancora una certa confusione sulla situazione di Marawi, capoluogo dell'omonima provincia nell'isola di Mindanao, nelle Filippine, da una settimana al centro di feroci scontri fra le forze governative e i guerriglieri del Gruppo Maute, legato all'ISIS. Inizialmente l'esercito filippino aveva dichiarato di disporre ormai del pieno controllo della città, ma a quanto pare ancora numerosi suoi quartieri sarebbero sotto il controllo dei Maute o comunque ne vedrebbero la loro presenza ed infiltrazione. Com'è intuibile, in un simile scenario di guerriglia urbana è molto difficile avanzare e liberare strade ed isolati, perchè i Maute hanno preso con sè numerosi ostaggi e li usano come scudi umani contro le forze governative.

Per giunta le autorità temono che i Maute, progressivamente scacciati da Marawi, possano a quel punto riparare nella vicina Iligan, dove di fatto ripeterebbero il medesimo scenario già visto in questi ultimi giorni. Nel frattempo sui quartieri non ancora liberati di Marawi, e su cui sventola la bandiera nera dell'ISIS, l'artiglieria filippina fa piovere i propri colpi, e l'aviazione esegue bombardamenti mirati. Oltre duemila civili sarebbero in ostaggio dei Maute, votati dichiaratamente al martirio.

Anche nella vicina e già nominata Iligan la situazione è tutt'altro che rosea: vi sono sfollati infatti ben 180mila civili da Marawi (praticamenteil 90% della popolazione della città, che in tempo di pace ammontava a 200mila unità), in fuga dalle violenze e dai combattimenti, e l'eventuale arrivo dei guerriglieri Maute a questo punto innescherebbe una catastrofe umanitaria ancora peggiore di quella al momento in atto. Il governo locale, che teme l'arrivo dei jihadisti, ha imposto il coprifuoco dalla 22.00 alle 4.00 del mattino, ed ha aumentato i pattugliamenti nelle strade.

Pare che in una settimana di scontri a Marawi le vittime siano state non meno di un centinaio. Secondo i dati forniti dall'esercito filippino, si tratterebbero di sessanta guerriglieri Maute, venti soldati di Manila e diciannove civili. Com'è noto il Presidente Rodrigo Duterte ha reagito vigorosamente a questa situazione, mettendo in campo non soltanto l'esercito ma proclamando anche la legge marziale in tutta l'isola di Mindanao. Nel frattempo il Califfato, tramite la sua agenzia stampa Amaq, ha rivendicato e glorificato l'azione dei Maute a Marawi.

Sulla testa dell'attuale leader del Gruppo Maute, Isnilon Hapilon, pende una taglia da cinque milioni di dollari della FBI mentre l'esercito filippino gli dà ovunque la caccia. Già esponente del gruppo Abu Sayyaf, Isnilon Hapilon aveva tentato fino ad oggi ma sempre con scarso successo d'accreditarsi presso lo Stato Islamico quale referente privilegiato per il Sud Est Asiatico. Stavolta, a quanto pare, vi è invece riuscito, con uno spargimento di sangue che sembra ancora lungi dal concludersi.