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sab, 16 ott 2021
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Георгиевская ленточка

Il passato che non muore: Frammenti di URSS sulla cartina geografica d'Europa

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Sparsi per gli immensi territori che facevano parte dell'Unione Sovietica e, prima di essa, dell'Impero Zarista, esistono angoli di mondo che sono stati dimenticati dal progresso, dove persino la Storia sembra essersi fermata a prendersi una pausa di riflessione.

Sono frammenti di una civiltà che non esiste più, se non nella memoria di chi vi ha trascorso e dedicato parte della propria vita, per poi - all'inizio degli Anni Novanta - essere sbalzato senza preavviso in una società completamente diversa, competitiva, aggressiva, spietata, che nel giro di pochi anni ha prima messo in dubbio, poi ripudiato e irriso e infine condannato precocemente al dimenticatoio oggetti, usanze, ideologie, modi di vivere e di parlare, di vestirsi e di pensare, che erano appartenuti a diverse generazioni di cittadini sovietici e sembravano poter durare ancora almeno altrettanto a lungo.

Ma quasi per magia, per beffa, per pura casualità dettata dal caotico intreccio dei giochi geopolitici, alcuni brandelli di territorio sono stati miracolosamente risparmiati dall'onda della modernizzazione e dell'occidentalizzazione, e resistono indocili a portare la testimonianza di quel mondo del passato al quale ancora orgogliosamente appartengono.


TRANSNISTRIA


Nel Marzo 2013, insieme ai miei amici Giuliano e Jacopo, arrivammo in macchina a Tiraspol, capitale della Transnistria, da Chisinau, capitale della Moldavia.

Fino al 1990 Moldavia e Transnistria erano un'unica Repubblica, nell'ambito dell'URSS: la Repubblica Socialista Sovietica Moldava. E ancora adesso, a livello internazionale, l'indipendenza della Transnistria non è riconosciuta ufficialmente da nessun Paese al mondo.

Però, ormai già da 26 anni, poco prima di Bender e del fiume Dnestr corre un confine ben presidiato e i due Paesi vivono completamente separati de facto.

mappa Moldavia e Transnistria

La Transnistria, stretta tra Moldavia e Ucraina, e più a sud, la Gagauzia. La Transnistria controlla un territorio di 3.567 Km2 (poco più piccola della Liguria) per una popolazione di 550.000 abitanti. La Gagauzia ha invece un territorio di 1.832 Km2 e una popolazione di 160.000 abitanti.

Colosseum

Analisi storica sul processo d'unificazione dell'Italia

italia

di Domenico Rosa


Negli ultimi decenni, il processo di unificazione è tornato sotto la lente di ingrandimento di storici e studiosi. Un atteggiamento più critico è stato adottato dalla recente storiografia sulla questione. Tanto che personalità del mondo della cultura come Arrigo Petacco, Giordano Bruno Guerri e Paolo Mielinon hanno difficoltà ad usare l'espressione guerra civile che fa da contraltare alla tradizionale nozione di Risorgimento, troppo spesso fatto passare, soprattutto con l'epopea garibaldina, come un entusiastico movimento popolare¹ e non come un'impresa di spregiudicatezza elitario-nobiliare e borghese. Anche per chi crede nella Nazione italiana, e non cede a nessun tipo di nostalgismo, effettivamente anacronistico, non può non ravvisare un vizio di forma che sta alla base della sua unificazione politica.

Nel corso dei decenni è stato costituito un mito risorgimentale che ha presentato i suoi fautori come eroi gloriosi: il cosiddetto Risorgimento oleografico. In tutte le città italiane a queste personalità sono state dedicate strade, piazze e monumenti e i nuovi ministri del culto della patria hanno non di rado accusato di 'italocentrismo' e reazione chi si ostinava a raccontare come l'unità fosse realmente avvenuta.

Per la verità un archetipo di italianità esisteva già prima del 1861, ma sotto forma di una pluralità creatrice, basti pensare all'epoca dei Comuni, quando gli italiani avevano una casa divisa in più camere e non in un solo salone.

Secondo il critico Borgese, invece, l'Italia fu piuttosto la creatura di un poeta: Dante. "Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. - continua Borgese - Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che Mosè fu per il popolo di Israele"². L'opera iniziata da Dante fu poi portata a compimento da Alessandro Manzoni, di cui si ricorda sempre l'attività di romanziere e troppo poco quella di linguista; che invece fu prolifica e decisiva a fondare quella che poi sarà la lingua della futura Italia unita, contribuendo in maniera notevole a costruire la nostra identità³. I poeti perciò svolgono un ruolo fondamentale e tra Ottocento e Novecento, da Carducci a d'Annunzio, tutti celebrano la nuova Italia, prendendo spunto dalle grandezze più remote per esaltare le recenti gesta risorgimentali. Saranno proprio loro, i letterati ad apportare il maggior contributo alla costituzione della memoria nazionale, ma la sensibilità artistica, per sua propria natura, va oltre la cruda realtà e non tiene conto che politicamente il novello Regno d'Italia è solo un Regno di Sardegna allargato.

L'artefice dell'unità d'Italia è senza dubbio l'astutissimo conte di Cavour: geniale, - se per geniale si intende una persona determinata, disposta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi - freddo, lucido, calcolatore. Ministro del governo D'Azeglio nel 1850, sarà tra i più decisi fautori dell'approvazione delle leggi Saccardi che prevedevano l'abolizione del foro ecclesiastico (cioè i tribunali della Chiesa che giudicavano i reati commessi dai membri del clero) e del diritto d'asilo negli edifici religiosi. Il conte, a differenza di Mazzini e Garibaldi, non prendeva apertamente posizione contro la Chiesa, ma in privato parlava della distruzione del potere temporale dei papi come di "uno dei fatti più gloriosi e più fecondi della storia dell'Umanità"⁴. Morirà nel 1861, nove anni prima che questo avvenga, ma nel frattempo la sua politica anticattolica ha preso piede e nel 1855, insieme a Rattazzi, (governo del connubio), promulgherà la legge per la soppressione delle comunità religiose contemplative, cioè di quelle comunità che non svolgevano una funzione sociale (l'assistenza ai malati o le attività educative) e il conseguente incameramento da parte dello Stato dei loro beni. Il governo sardo, da un lato si riconosce la religione cattolica come l'unica religione di Stato (art.1 dello Statuto Albertino), dall'altro attua una serie di misure volte ad indebolirla⁵. Lo stesso Cavour, maggior artefice di questa politica, avrà il tempo di morire da cattolico, con tutti i crismi, per presentarsi alla posterità come il prototipo dell'italiano. La sua morte rappresenterà la prima canonizzazione laica della nuova Italia.

Camillo Benso, conte di Cavour, nasce a Torino nel 1810, da una famiglia dell'aristocrazia piemontese, nel 1850 diventa per la prima volta ministro, nel 1852 è chiamato dal re a dirigere il governo. Ottenuta la carica la manterrà tranne una breve parentesi, fino alla morte. La sua politica frutterà al Regno di Sardegna l'annessione della maggior parte degli Stati italiani.

Sherlock

l'Enigma del "MONOLITO DI POTOKIA". Potevano davvero esserci i Sumeri in Perù migliaia di anni fa?

potoki
© bibliotecapleyades.net

Tratto da pianetablunews


Il "Monolito di Pokotia" è una statua di pietra trovata nel sito pre-Inca di Pokotia nel 1960, a soli 6 chilometri da Tiahuanaco, in Bolivia. La statua mostra diverse iscrizioni sul fronte e sul retro che, incredibilmente, risultano essere scritte in proto-sumero! Nel sito di Pokotia, a soli 6 chilometri dalla città di pietra di Tiahuanaco, nel 1960 fu rinvenuto un enigmatico monolito alto circa 170 centimetri.

All'epoca si pensò che si trattasse di una scoperta ordinaria. Infatti, il monolito rivelò le sue interessanti caratteristiche solo nel dicembre del 2001, quando un'analisi approfondita eseguita da un gruppo di ricercatori rivelò la presenza di una serie di iscrizioni sul fronte e sul retro della statua. Le iscrizioni furono fotografate e studiate dal team guidato dall'archeologo boliviano Bernardo Beados. Attualmente, il monolito si risiede nel piccolo "Museo de Metales Preciosos", a La Paz, Bolivia. Si ipotizza che il monolito possa essere stato scolpito in un periodo precedente al fiorire della civiltà di Pukara. Inoltre, alcuni ricercatori identificano il sito di Pokotia come un luogo sacro e che la statua sia la rappresentazione di un antico dio di grande importanza. Osservando le immagini delle iscrizioni, l'epigrafista Clyde Winters ha concluso che si tratta di una scrittura proto-sumerica. Le iscrizioni più significative si trovano all'interno delle mani e nella parte posteriore della statua.

Secondo la traduzione di Winters, le iscrizioni nelle mani affermano:
"L'oracolo Putaki conduce l'uomo alla verità. Questo oracolo stimato e prezioso per il germogliare della saggezza, ora testimonia la sua dipartita".
Mentre, l'iscrizione sulla parte posteriore sono state tradotte così:
"La norma ideale è quella dell'Oracolo di Putaki. Questo oracolo si trova in una zona di straordinario potere della divinità. Annunziate a tutta l'umanità il decreto divino".
Dunque, le iscrizioni sul monolito sembrano definire il ruolo dell'oracolo di Putaki all'interno della comunità. Le persone sono invitate a riconoscere questo oracolo come fonte di verità e di gioia. Ma chi era Putaki? In tutta l'iscrizione, l'oracolo Putaki viene definito con l'epiteto di "padre della saggezza". Probabilmente, doveva trattarsi di un grande antenato, il proto-oracolo di tutta la ragione. D'altra parte, il monolito di Pokotia è incredibilmente simile a quello eretto nella città di pietra di Tiahuanaco, sebbene prodotto in versione più primitiva.

È possibile che fosse riconosciuta a costui grande autorità, in quanto diffusore di saggezza, intermediario deputato alla comunicazione tra la comunità e le divinità. Al momento, l'identità reale di Putaki rimane sconosciuta, così come il motivo per il quale il manufatto risulta inciso con iscrizioni in caratteri proto-sumeri.
Chiaramente, l'ipotesi più suggestiva è che i Sumeri, già migliaia di anni fa, abbiano avuto la capacità di attraversare l'oceano e visitare l'america meridionale. Ancora una volta, la storia dell'umanità nasconde molte più sorprese di quante ne possiamo solo immaginare!

monolito di pokotia

Question

Il segreto dei diciotto scheletri giganti del Winsconsin

mummia gigante

Ci sono scoperte, che per motivi non del tutto chiari, vengono archiviate nel dimenticatoio del sapere umano. Eppure, si tratta di ritrovamenti che potrebbero far luce sul passato remoto dell'umanità, ancora così avvolto nella nebbia e con non poche contraddizioni cronologiche.


Abbiamo già parlato dei giganti in diversi precedenti articoli, ma la storia che vi raccontiamo sembra aggiungere un elemento importante alla teoria di coloro che credono che, in un tempo remoto, una razza di uomini giganti abbia abitato il pianeta Terra.


È la storia dei diciotto scheletri giganti del Winsconsin


Si tratta di una storia curiosa avvenuta circa un secolo fa, una vicenda che da una parte confermerebbe l'esistenza dei giganti e che, dall'altra, corroderebbe la sensazione di molti, secondo la quale esisterebbe un'archeologia proibita nella quale archiviare scoperte scomode che potrebbero svelare all'umanità la vera storia della sua evoluzione.

Nel maggio del 1912, un team di archeologi del Beloit College, in uno scavo realizzato presso il lago Delavan, nel Winsconsin, portò alla luce oltre duecento tumuli con effigie che furono considerate come esempio classico della cultura Woodland, una cultura preistorica americana che si crede risalga al primo millennio a.C.

Ma ciò che stupì i ricercatori fu il ritrovamento di diciotto scheletri dalle dimensioni enormi e con i crani allungati, scoperta che non si adattava affatto alle nozioni classiche contenute nei libri di testo. Gli scheletri erano veramente enormi e, benchè avessero fattezze umane, non potevano appartenere a esseri umani normali.

La notizia ebbe una grande eco e fece molto scalpore, tanto che il New York Times riportò la notizia tra le sue pagine. Forse, a quei tempi, c'era più libertà e meno paura rispetto alle scoperte che potevano cambiare le consolidate credenze scientifiche fondate solo su teorie.

Così scrive l'articolista del New York Times nell'articolo pubblicato il 4 maggio 1912 [Vedi articolo originale]:
"La scoperta di alcuni scheletri umani durante lo scavo di una collina presso il Lago Delevan indica che una razza finora sconosciuta di uomini una volta abitava il Wisconsin Meridionale. [...]. Le teste, presumibilmente di uomini di sesso maschile, sono molto più grandi di quelle degli americani di oggi.

Il cranio sembra tendere all'indietro immediatamente sopra le orbite degli occhi e le ossa nasali sporgono molto al di sopra degli zigomi. Le mascelle risultano essere lunghe e appuntite
[...]."
nyt 4 maggio 1912

Jupiter

Gli astronomi babilonesi erano in anticipo di 1400 anni

Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver
© Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver

Gli scienziati dell'antichità riescono ancora a stupirci. Una recente scoperta dimostra che gli astronomi babilonesi sapevano fare un uso avanzato della geometria.

Gli appassionati di storia sanno che spesso gli scienziati, e in particolare gli astronomi dell'antichità erano in grado di fare cose impensabili con strumenti rudimentali. In particolare gli astronomi babilonesi riuscirono a tracciare il moto dei pianeti nel cielo notturno usando solo lo spirito d'osservazione, l'aritmetica e una volontà di granito. Il che sarebbe già ammirevole, se non fosse che la traduzione di una tavoletta ha dimostrato che erano in grado di usare strumenti così avanzati da essere in anticipo di più di un millennio.

I babilonesi sono celebri, grazie anche ai libri di scuola, per le loro tavolette di argilla, molte delle quali sono arrivate fino a noi. Grazie a loro abbiamo imparato che questo popolo aveva conoscenze matematiche avanzate, e in particolare gli astronomi babilonesi erano in grado di effettuare osservazioni molto dettagliate. L'archeologo astronomico Matthieu Ossedrijver dell'Università di Berlino ha scoperto che c'è molto di più. Un testo babilonese su Giove, infatti, ha dimostrato che gli studiosi usarono una tecnica avanzatissima, chiamata procedura trapezioidale. per tracciare i movimenti del pianeta gigante nei cieli.


La matematica del futuro


L'aspetto impressionante è che la tecnica usata dagli astronomi babilonesi è considerata uno dei cardini della matematica moderna, in particolare di quel ramo chiamato Calcolo. Fino a oggi si credeva che il metodo descritto nella tavoletta fosse stato scoperto in Europa nel medioevo, 1.400 anni più tardi. La tavoletta, che fa parte di una collezione di testi scoperti in Iraq nel 19° secolo. La scoperta, fra l'altro, è stata quasi casuale: nel 2014, mentre Ossedrijver lavorava a un altro studio, questa tavoletta è scivolata fuori dagli scaffali e lo ha incuriosito. Si trovava nella collezione del British Museum dal 1881 e nessuno prima l'aveva studiata.

Star of David

Sugihara Chiune, un eroe silenzioso

sugihara
"Chi salva una vita salva il mondo intero"
(Talmud)
"Neanche un cacciatore può uccidere un uccello se questi
viene da lui a cercare rifugio
"
(detto samurai)

G
razie al regista americano Steven Spielberg, tutti conoscono l'eroismo dell'industriale tedesco Oskar Schindler che, durante la Seconda Guerra Mondiale, salvò migliaia di ebrei assumendoli nelle sue fabbriche e strappandoli così dall'Olocausto. Il suo splendido esempio non fu l'unico: in quegli anni in cui l'umanità toccò il fondo in fatto di bestialità e abominio: ci furono alcuni uomini che, mettendo in pericolo la loro vita e la loro carriera, si adoperarono per salvare altri essere umani strappandoli dalla morte certa. Oltre a Schindler, non si possono certo dimenticare, per esempio, il diplomatico italiano Giorgio Perlasca, l'uomo d'affari tedesco John Rabe, il diplomatico giapponese Sugihara Chiune e il diplomatico svedese Raoul Wallenberg.

Il 1 settembre del 1939 la Germania nazista diede il via all'invasione della Polonia dando inizio al devastante conflitto mondiale che sarebbe durato ben sei anni. La Polonia fu invasa senza quasi incontrare resistenza anche perchè le grandi democrazie europee si rifiutarono di aiutare militarmente la Polonia. Qualche giorno prima il 23 agosto venne firmato, tra Von Ribbentrop e Molotov, il "Patto di non Aggressione tra la Germania e l'Unione Sovietica". Questo patto diede via libera alle truppe sovietiche per l'invasione della parte orientale della Polonia, dei paesi baltici e della Finlandia. Prime vittime di questo scellerato patto furono gli ebrei polacchi che si trovarono stretti tra due fuochi: i tedeschi ad ovest e i sovietici ad est; nè l'uno e nè l'altro rappresentavano la salvezza per gli ebrei; in migliaia decisero di andare a nord, in Lituania che ancora era indipendente.

La situazione si fece drammatica quando, nel giugno del '40, l'Unione Sovietica invase ed occupò il paese baltico. Migliaia di ebrei si radunarono davanti ai cancelli dei vari consolati nella speranza di ottenere un visto per poter lasciare il paese. Ce la fecero in pochi - molti paesi avevano leggi severe in fatto di immigrazione e, quindi, per il rilascio dei visti - e la maggioranza di questi disgraziati dovette bussare alla porta di vari consolati nella speranza di ottenere un lasciapassare che avrebbe significato la salvezza. In quei giorni si sparse, tra i disperati, la voce che in due piccoli territori olandesi - Curacao e la Guiana Olandese - era possibile entrare senza alcun tipo di visto; oltretutto il console olandese, Jan Zwartendijk, si disse disposto a concedere loro un visto olandese per raggiungere quelle isole. Il problema principale era però ottenere il permesso sovietico ad attraversare il suo territorio. Il permesso venne concesso, ma a patto che i viaggiatori si dotassero anche di un visto per il Giappone. In pratica tutte le loro speranze di salvezza erano ora riposte nel console giapponese Sugihara Chiune.

Magnify

Scoperta una "Pompei dell'età del Bronzo" in Inghilterra

pompei cambridge

di Nadia Vitali

scienze.fanpage.it

Gli archeologi della Cambridge University hanno riportato alla luce i resti di alcune abitazioni risalenti all'Età del Bronzo eccezionalmente ben conservati: il sito, localizzato nella contea del Cambridgeshire, in Inghilterra orientale, fornisce una straordinaria visione di quella che doveva essere la vita domestica circa 3000 anni fa.

In questo antichissimo insediamento vissero, tra il 1.200 e l'800 a. C., ebbero la propria dimora diverse famiglie che vivevano in palafitte lignee. Fu il fuoco a portare la distruzione che avrebbe causato il collasso delle abitazioni nell'acqua e, di conseguenza, la loro conservazione in situ: il risultato è stata la creazione di una vera e propria capsula del tempo contenente materiali dell'epoca: fibre vegetali lavorate ed intessute, piccoli recipienti come tazze, recipienti e giare con, addirittura, i resti dei pasti ancora al loro interno. Alcune perline in vetro dall'aspetto esotico, parte di un'elaborata collana, suggerendo un gusto sofisticato che normalmente non viene associato all'Età del Bronzo.

cambridge
Le strutture sono, relativamente a questo periodo storico, tra le migliori per stato di conservazione mai rinvenute in Gran Bretagna; esse forniscono un quadro preciso della vita preistorica che mai, prima di oggi, era stato così nitido. Prova ne è la sorpresa dinanzi ad oggetti particolarmente raffinati come le perline in questione.


Il drammatico incendio


Chiaramente visibile è il tetto carbonizzato di una delle abitazioni rotonde, le travi con ancora impressi i segni degli strumenti che sono serviti a realizzarle, i perimetri dei pali di legno che formavano la palizzata che circondava il sito.

Verosimilmente, gli abitanti dell'insediamento furono costretti ad abbandonare tutto precipitosamente a causa dell'incendio che stava distruggendo le loro case: di essi, però, ci sono rimaste le loro impronte, impresse nel terreno acquitrinoso e fangoso sul quale sorgevano le palafitte. Un successivo allagamento è stato il definitivo sigillo su questo scenario che, in tal modo, si è conservato quasi immutato ai nostri occhi.


Uno scavo ancora a metà


La campagna di scavo sul sito, portata avanti dalla Cambridge Archaeological Unit, è appena a metà: ulteriori lavori saranno necessari per recuperare un'area che, in totale, misura circa 1.100 metri quadri e che si trova circa 2 metri al di sotto della superficie attuale. In generale appare chiaro che c'è ancora molto da scoprire, ragion per cui è previsto che nei prossimi mesi i lavori di scavo continuino.

L'occasione è rara e va sfruttata: è difficile, infatti, trovarsi dinanzi ad un sito risalente all'Età del Bronzo che mostri una tale ricchezza di reperti non limitata a fossati, buche per i pali e un paio di oggetti in metallo realmente interessanti. La possibilità di vedere realmente come poteva essere la vita in quel periodo, sia grazie alla quantità sia alla qualità degli oggetti ritrovati, ha fatto guadagnare a questo umido sito della fredda Inghilterra l'appellativo di "Pompei dell'Età del Bronzo".

Question

Il mistero della grotta di Margate Shell

margate shell
© DeadManJones
Nel 1835, un lavoratore nel Kent, Inghilterra, stava facendo il suo lavoro come solitamente accade. Mentre lavorava con la sua vanga si è accorto che quest'ultima aveva uno strano effetto sulla terra sottostante. A quanto pare, si trovava sopra una superficie costruita, ma da sopra, non vedeva nulla.

Si sparse la voce, e un maestro di una scuola locale, ben presto offrì il suo giovane figlio, Joshua, per scendere giù nel foro con una candela. Cavolo, rischiare la vita del proprio figlio per vedere una caverna inesplorata sarebbe da pazzi. Per fortuna, Joshua se l'è cavata, e ciò che vide in quel sotterraneo era qualcosa di mozzafiato.

Quando Joshua è stato tirato fuori, ha descritto delle stanze piene di centinaia di migliaia di conchiglie accuratamente sistemate.

margate shell
© kotomi
Inutile dire che gli adulti erano un po' scettici, ma quando il foro è stato ampliato e videro il tutti, rimasero storditi. C'era un passaggio, una rotonda, ed una camera con un altare, e tutte le stanze erano decorate da un mosaico di conchiglie.

Il padre di Joshua, il maestro di scuola, ha subito pensato al beneficio finanziario che questo posto avrebbe potuto avere. Ha subito comprato la terra e ha cominciato a rinnovare la grotta, rendendola adatta per i visitatori. Due anni più tardi, nel 1837, la Shell Grotto Margate è stata aperta al pubblico per la prima volta. E aveva ragione, la grotta è una meta molto gradita ai visitatori ancora oggi. Attualmente c'è anche un museo, un negozio di souvenir ed una caffetteria per ristorarsi.

Ma c'è ancora una questione importante da risolvere: chi ha costruito questo, e perché?

Con tutte queste conchiglie così disposte con cura, è chiaro che qualcuno ha speso un sacco di tempo - e denaro - in questa creazione. I gusci hanno disegni a forma di sole e stelle, i soffitti sono a volta e c'è un altare, sicuramente si tratterà di qualcosa di religioso. Ma non si sa per certo, e nessuno ha la certezza di quando il tutto sia stato edificato.

Alcune teorie affermano che potrebbe essere nata 3.000 anni fa. Alcuni pensano che è stato creato nel 1700 da un aristrocratico. Altri pensano che potrebbe essere stato usato come un calendario astrologico, oppure un qualcosa collegata alla massoneria o ai Cavalieri Templari. Ancora, altri sostengono che potrebbe collegarsi ad una cultura messicana che ha vissuto circa 12.000 anni fa.

Le Grotte Shell erano in realtà molto popolare in Europa nel 1700 tra i ricchi.

C'è solo un problema: la posizione della grotta era su terreni agricoli, e che la terra non ha mai fatto parte di una grande tenuta. Le persone erano sempre pensierose su questo punto tanto che nel 1930, la gente ha tenuto sedute spiritiche, nella speranza di contattare gli spiriti di chi ha costruito il tutto.

Top Secret

Caso Moro - morire di Gladio

Aldo Moro


Quella del gladiatore G.71 è una storia scomoda, per anni tenuta sotto silenzio. Una storia tipicamente italiana, fatta di spie, imprevedibili retroscena, rivelazioni importanti e supportate da documenti. Una vicenda talmente scomoda che anche quando, per frammenti, è arrivata sulle pagine di alcuni giornali nazionali, non ha causato alcun sommovimento politico: il solito muro di gomma l'ha fatta tornare nell'ombra.

E' la storia di Antonino Arconte, 47 anni di Cabras, che fin dal 1997 ha affidato al web il racconto della sua vita all'interno dell'organizzazione Gladio. Agente di una struttura militare segreta facente capo al Sid, Arconte è stato protagonista di operazioni che si sono svolte in mezzo mondo: dal Vietnam alla Russia, dalla Cecoslovacchia al Libano, dagli Stati Uniti all'Africa. Dalla sua testimonianza è emersa una struttura profondamente diversa da quella svelata in Parlamento da Giulio Andreotti il 2 agosto del 1990: non una rete ideata per fronteggiare una possibile invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia (la "Stay Behind"), ma una struttura informativa e operativa che agiva esclusivamente all'estero. La storia ha cominciato a emergere dall'ombra lentamente e a fatica. L'allora ministro della Difesa Sergio Mattarella, rispondendo a un'interrogazione del senatore di Rifondazione Giovanni Russo Spena sulla struttura supersegreta alla quale apparteneva Arconte, si è limitato a rispondere burocraticamente: «Dagli atti del Servizio non sono emerse evidenze in ordine a...». Risposta assolutamente insoddisfacente.

Ma il racconto di Arconte non si ferma qui e qualche mese più avanti infittisce di nuovi particolari alcuni dei misteri italiani. Il "caso Moro" in particolare. G.71 ha infatti svelato che, nel marzo del 1978, venne inviato in missione in Libano per consegnare un documento al gladiatore G.219. Si trattava del colonnello Mario Ferraro, passato poi al Sismi, morto misteriosamente nel luglio del 1995, «suicidato», come si dice in gergo militare, visto che è stato ritrovato impiccato alla maniglia della porta del bagno benché fosse alto 1 metro e 90. Nel documento "a distruzione immediata" (Arconte non ha mai distrutto il documento e lo ha esibito alla magistratura inquirente, dalla quale attendiamo ancora un giudizio certo sull'autenticità) viene ordinato di «cercare contatti con gruppi del terrorismo mediorientale, al fine di ottenere collaborazione e informazioni utili alla liberazione dell'onorevole Aldo Moro». L'aspetto inquietante di questa missione è che il documento è datato 2 marzo 1978. Cioé 14 giorni prima del rapimento del presidente della Dc. Qualcuno, quindi, sapeva che Moro sarebbe stato rapito.



Gladio & Centurie


Facciamo qualche passo indietro. Gladio è il nome dato in Italia ad una struttura segreta, collegata con la Nato e istituita nel dopoguerra con la denominazione "Stay Behind" (stare indietro), che aveva il compito di attivare una resistenza armata in caso di invasione sovietica. L'esistenza di questa struttura segreta venne scoperta nel 1990 e successivamente confermata pubblicamente, nel febbraio del 1991, dall'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

Secondo quanto riferito in quell'anno dall'ex primo ministro italiano, la Gladio "Stay Behind" sarebbe stata composta da 622 membri civili i quali avevano il compito di svolgere operazioni dentro il territorio nazionale riguardanti attività informative a carattere difensivo e sotto le direttive della Nato. Quella che racconta Antonino Arconte nel suo memoriale, invece, è tutta un'altra storia. Accanto alla cosiddetta Gladio "civile", infatti, sarebbe stata istituita nel nostro Paese una struttura armata dei servizi segreti militari, tenuta per 50 anni nascosta, che avrebbe operato al di là dei confini italiani attraverso un'attività regolata da direttive nazionali e non dalla Nato. Nel memoriale, Arconte spiega che Gladio era in realtà divisa in tre centurie.
«La Prima Centuria era chiamata Aquile, erano cioé aviatori, alcuni paracadutisti della Folgore - scrive Arconte - la Seconda Centuria era chiamata Lupi, io appartenevo a questa, composta da quelli provenienti dalla Marina e dall'Esercito. Poi c'era la Terza Centuria detta Colombe. Non era composta da militari ma da civili, anche donne, che dovevano fare da supporto per le informazioni».
Per conto dello Stato italiano, il "gladiatore" G-71 avrebbe partecipato a diverse operazioni estere: dalle repubbliche dell'Est comunista al Nord Africa, dal Sahara spagnolo al Vietnam. Arconte rivela, tra l'altro, del ruolo svolto dai nostri agenti segreti armati in Maghreb per la destituzione del presidente Burghiba. G-71 racconta anche di aver ricevuto un riconoscimento formale da parte di Bettino Craxi il quale lo avrebbe invitato, come si evincerebbe da documenti, a tacere per il bene del Paese. L'attività di questa Gladio si svolgeva presso il ministero della Difesa, direzione generale Stay Behind-personale militare della Marina e la mobilitazione dei gladiatori avveniva tramite Consubin (comando subaquei incursori di La Spezia). Un'attività segreta così come quella degli Ossi (operatori speciali servizio informazioni, alle dipendenze di Gladio) che operavano armati e i cui compiti sono stati ritenuti "eversivi dell'ordine costituzionale" da due pronunciamenti della magistratura.

Commenta: SOTT Talk Radio #91: Gli Eserciti Segreti della NATO in Europa - Intervista con Daniele Ganser


Pyramid

Cinque scoperte archeologiche che ci ha regalato il 2015

Palmira
© Rafael Medina - Flickr
Sito archeologico di Palmira, Siria
Che, comunque, non ci fanno dimenticare che anno duro sia stato il 2015 per la cultura e per il patrimonio archeologico mondiale.

Il 2015 è stato un annus horribilis per l'archeologia. Impotenti e sconvolti, tutti abbiamo assistito alle distruzioni sistematiche di tesori inestimabili, testimonianze di antiche civiltà contro le quali nulla aveva potuto l'usura del tempo; fino a quando non è intervenuta la furia distruttrice della stupidità che questa volta si chiama ISIS.

Abbiamo visto l'idiozia distruggere le statue e i bassorilievi (alcuni risalivano ad oltre 3000 anni fa) nel museo di Mossul e le mura di Ninive, in Iraq. Poco tempo dopo, un altro sito archeologico assiro, nel nord dell'Iraq, veniva completamente raso al suolo: lo scorso aprile è stato proprio il sedicente stato islamico a diffondere il video della distruzione di Nimrud.

Poi la ferita più grande, d'estate, con la distruzione di Palmira, in Siria, la sposa del deserto: quello che non hanno potuto le esplosioni con le quali i templi sono saltati in aria, lo hanno fatto i saccheggi, con i reperti che - c'è da scommetterci - sono finiti immediatamente sul mercato nero. Le vestigia del magnifico passato del Medio Oriente sono morte così, assieme all'ultraottantenne Khaled al Assad, l'archeologo che per oltre quarant'anni è stato direttore del sito archeologico della città di Palmira: ucciso da un gruppo di jihadisti per non aver voluto rivelare dove si trovavano alcune antiche opere d'arte, il corpo decapitato esposto al pubblico.

D'altronde è la barbarie della guerra, la stessa che brucia i libri; non è la prima volta che accade, anche se non è vietato sognare che sia l'ultima. Troppo facile pescare qualche episodio del passato, anche recente e anche europeo, per ricordarci che la guerra non rispetta gli esseri umani, figuriamoci la cultura e le culture.

A dispetto di questa mesta premessa iniziale, comunque, l'annus horribilis ci ha regalato anche qualche sorpresa, a conferma del fatto che c'è ancora molto da conoscere ed esplorare non soltanto nello spazio e nel futuro ma anche nel nostro passato, tra le rughe della vecchia Terra. Ecco alcune tra le scoperte più interessanti del 2015 e, probabilmente, del tutto inattese.