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gio, 21 gen 2021
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Cari Lettori,

Il 2015 sta per finire, e se avete seguito attentamente SOTT, saprete bene che è stato un un anno del diavolo! Ancor prima del terribile evento di San Bernardino, tutto il mondo si era risvegliato per il fatto che le cose erano cambiate drasticamente e drammaticamente dopo la rivoluzione colorata creata dagli USA/NATO in Ucraina, alla fine del 2013. Potreste dare un'occhiata a questo articolo per avere una più ampia panoramica sulle operazioni false flag come l'attacco chimico in Siria del 2013.

Molte persone stanno cominciando a svegliarsi e, infine, a chiedersi "Cosa diavolo sta succedendo?" Come i nostri lettori abituali sanno, prestando attenzione alla verità dietro ali avvenimenti che si susseguono sul nostro pianeta, si inizia a vedere il mondo più come è e non più come si vorrebbe che fosse. La conoscenza può portare una sensazione di liberazione, quella di capire finalmente cosa c'è che non va nel nostro mondo. Con questa comprensione si può quindi iniziare a fare le scelte che cambieranno la vita in meglio, nonostante il crescente caos intorno a noi. Come ci piace dire, 'la conoscenza protegge'. E questo è ciò che vogliamo per l'anno in arrivo: Conoscenza e consapevolezza, e quindi protezione.

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© Sott.net
Senza una accurata conoscenza non c'è speranza. Siamo collettivamente di fronte ad un mondo che sta rapidamente per essere polarizzato, tra propaganda e azioni segrete dei poteri dello Stato e quelli del lato opposto di chi detiene il potere. Con la ricchezza e il potere concentrato nelle mani di un piccolo numero di individui apparentemente patologici, le cose possono solo peggiorare.

Troppe persone sul nostro pianeta lottano ogni giorno per garantire i principi fondamentali per la sopravvivenza e troppe persone stanno vedendo le proprie vite derubate ad opera di una élite ricca e potente. Noi tutti non dovremmo mai, mai dimenticare che i nostri governi sono governati da questo 1%, e che i loro interessi non sono - non del tutto - quelli delle masse di umanità che comprende tutti noi. Il principio di valorizzare la vita ovunque non può essere calpestato in una fuga precipitosa di paura creata da coloro che non hanno a cuore i nostri interessi. Le classi dirigenti non solo ci mentono ogni giorno, ma sembrano ingannare se stessi se pensano che quello che stanno creando sia sostenibile.

Dobbiamo anche dire che quelli di noi qui a SOTT che quotidianamente monitorano le notizie al fine di mettere assieme il quadro più completo possibile dello "Stato del Pianeta", spesso trovano difficile andare avanti di fronte all'apparente mancanza di speranza. Siamo dolorosamente consapevoli della lotta che dovrà arrivare al fine di correggere gli errori e impostare le cose su un piano positivo; siamo anche consapevoli del fatto che dovrà essere una decisione delle masse, non solo il 10% o il 20% della popolazione. Ed è per questo che è così importante continuare a condividere la conoscenza. Poiché le condizioni in tutte le sfere della vita continuano a degradare e ci saranno inevitabilmente più dolore e sofferenza. Con questo, ci saranno sempre più persone che avendo creduto che il caos non sarebbe mai entrato nelle loro vite, scopriranno che questa volta non è così: il caos è in arrivo ovunque; il che rende sempre più importante continuare a tenere acceso il faro per più tempo possibile.

Dicendo addio al 2015, ci piacerebbe raccontarvi un po' sulle nostre realizzazioni, dal momento che non si può conoscere tutti. Abbiamo motivo di essere orgogliosi della nostra capacità di resistere e di perseverare, e questo è un motivo in più per essere grati a voi, nostri lettori e sostenitori, che avete reso tutto questo possibile. Perché, francamente, se non avessimo ricevuto tanti messaggi di ringraziamento e di sostegno, non avremmo neanche un briciolo di speranza! Possiamo fare sempre qualcosa di più, ma quest'anno, proprio quando pensavamo che i nostri piatti fossero troppo pieni grazie al supporto dei nostri lettori, grazie ancora allo slancio di molti nuovi volontari in tutto il mondo ci siamo allargati ancor più!

Question

L'unico modello possibile è l'Italia "americana"?

Bandiera dell'Italia e degli Stati Uniti

Si cerca scimmiottare un mondo che non solo non ci appartiene ma che ha fatto il possibile per cancellare le nostre identità, a scapito di quel "mondo" che presenta fallimenti continui e tensioni sociali sempre pronte a divampare.
E' possibile che dopo quasi un secolo, l'America sia vista come l'unico modello possibile ed immaginabile per il nostro Paese? E' plausibile che non vi sia alternativa al modello cosmopolita, multiculturale, multietnico, nemico di popoli ed identità?

A quanto pare sembra di sì. Non tanto per paura di creare un nuovo mondo, ma per l'ossessione che esista un'unica via da seguire, senza possibilità di cambiare. Nel leggere i quotidiani nostrani, e in particolar modo, il più prestigioso tra essi, il Corriere della Sera, si ha l'impressione che non sia solo un leitmotiv, ma che l'America sia proprio un qualcosa da propagandare, proprio nel momento in cui l'impero sta declinando, lasciando (a rigor di logica) spazio ad un mondo multipolare.

Corriere della Sera del 7 dicembre, firma di Giangiacomo Schiavi. Tema? Il futuro di Milano. Citiamo letteralmente quanto scritto: "l'Expo ha rafforzato la sua immagine (di Milano, ndr) portando un melting pot di culture con cui confrontarsi".

Poi le interviste a giovani (ovviamente rampanti) di stampo internazionale: "Avevo deciso di andare via, master a Londra dopo il triennio di Economia. Ho cambiato idea. Nei mesi di Expo ho visto un'altra città, Adesso mi piace stare a Milano, non mi sento più lontano dall'Europa e fuori dal mondo". Solamente da queste poche righe, si può capire che a Milano vi siano giovani solamente intenzionati a fare master costosissimi, ultimato il percorso universitario. Ovviamente, il solito cliché finale: l'Italia è provinciale, Londra (mondo angloamericano ovviamente) è il centro del mondo. Peccato che la crisi economica abbia colpito anche Milano, e non tutti i ragazzi possano permettersi master e anni di studi all'estero. Andiamo tuttavia avanti, perché il bello dell'articolo deve ancora venire.

Il primo intervistato è Raffaele, ora si passa a Giacomo. Le lauree in inglese al Politecnico e all'Humanitas sono un esempio che danno "coraggio e senso alla nuova Milano". E poi la ciliegina: "Tra di noi, molti pensavano di fare il quarto anno di Liceo in America. E poi non tornare. Non è più così. E' giusto fare esperienza all'estero, ma c'è Milano nella nostra testa. Questa, un po' americanizzata, è tornata ad essere la nostra città. Nuova Milano York o Nuova York Milano, allora. Un po' di futuro è qui".

Better Earth

Renzi ha bloccato le sanzioni alla Russia. Accordo con Lavrov per la Libia, vice-ministro Gravilov a conferenza del 13 Dicembre

Renzi e Putin

Renzi vorrebbe ridiscutere con i partner europei le sanzioni a Mosca. Lavrov pronto ad appoggiare l'Italia in Libia: "i rapporti tra Mosca e Roma sono sempre stati eccellenti al di là dei partiti"
Secondo la Reuters, Renzi ha bloccato le sanzioni in scadenza il prossimo gennaio. Secondo alcune voci diplomatiche il premier vorrebbe ridiscutere con i partner europei le condizioni delle sanzioni alla Russia, nel summit dei capi di stato europei che si terrà il 17-18 dicembre prossimo.

È presumibile che la decisione del governo italiano potrebbe essere connessa al tavolo delle trattative sulla Libia, infatti il 13 dicembre si terrà a Roma una conferenza sul problema libico. Il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov oggi ha dichiarato che Mosca sarebbe pronta a sostenere l'Italia in un'azione sulle coste nordafricane con una missione internazionale anti-terrorismo. Il Ministro avrebbe aggiunto che "è del tutto realistico agire in Libia, soprattutto per l'importanza che riveste la regione per l'Italia" e che "tra Italia e Russia i rapporti sono sempre stati buoni al di là di questo o quell'altro partito al governo". Alla conferenza secondo gli ultimi lanci di agenzia dovrebbe partecipare il vice-ministro degli esteri russo Gatilov.

Cut

Secondo voi perché Repubblica e Corriere ora stanno crocifiggendo Renzi?

Renzi
di Francesco Santoianni
(Fonte: Pecorarossa)


Ma perche' oggi i media del Grande Capitale, primi tra tutti Repubblica e il Corriere della Sera, stanno crocifiggendo Renzi sbattendo in prima pagina lo "scandalo delle banche salvate e dei risparmiatori rovinati"? (robetta, in confronto a scandali come, ad esempio Monte Paschi di Siena) Verosimilmente per il rifiuto dell'Italia ad unirsi ai bombardamenti NATO sulla Siria e - come ha fatto notare per primo l'ottimo Marcello Foa - perché Renzi non ha rinnovato automaticamente le sanzioni alla Russia. Del resto con Famiglia Cristiana che sembra la Pravda dei bei tempi e un PD oramai liquefatto, qualcosa dovrà pur fare Renzi per raccattare qualche voto alle prossime elezioni.

E arriva inevitabile, l'ordine di scuderia. Troppo pericoloso intimargli chiaramente di mettersi subito in riga con la NATO. Meglio fargli capire chi tiene i fili dei burattini. Meglio fargli capire che possono farlo scomparire da un momento all'altro. Come con Letta.

Blue Planet

Petrolio dell'Isis alla Turchia: Linkiesta mette in dubbio (male) la versione della Russia

linkiesta
© l'antidiplomatico
Per il giornale online Putin è un bugiardo che si è semplicemente vendicato di Erdogan. Ma è veramente così?
"Tutti pazzi per Putin, pure troppo", titolava qualche giorno fa il quotidiano online Linkiesta. Nel suo articolo l'autore, Eugenio Dacrema, ha spiegato perché secondo lui la ricostruzione russa sul petrolio dell'Isis venduto alla Turchia farebbe acqua da tutte le parti, alimentando l'immagine di un Putin bugiardo che si è semplicemente vendicato di Erdogan per l'abbattimento del jet russo per mano delle forze aeree turche. Ma è veramente così? Proviamo ad
analizzare punto per punto le sue obiezioni.

"Cosa sappiamo dei rapporti fra il governo turco e lo Stato islamico?".

Come tutto ciò che è illegale e pericoloso - nel caso di specie parliamo di rapporti con tagliagole senza scrupoli che puntano allo sterminio di tutto ciò che non risponde alla loro interpretazione del Corano - ufficialmente nulla. Ma ci sono molti elementi che ci fanno pensare come tra Ankara e lo Stato Islamico ci sia una specie di accordo di collaborazione contornato da affari loschi. La Turchia, e lo scrive lo stesso autore nel suo articolo, non ha accettato di far parte della coalizione anti-Isis e, nonostante le pressione americane, si è rifiutata di chiudere le proprie frontiere. Aspetto quest'ultimo che si può spiegare con due considerazioni.

La prima: l'ondata migratoria che sta investendo l'Europa è vista come uno strumento di pressione sia da parte del governo di Ankara (che può ottenere soldi e il tanto agognato ingresso in Ue), sia da parte dello Stato Islamico, che prova a spaventare la popolazione europea, gettandola nelle mani dei movimenti nazionalisti e xenofobi. Solo così il sentimento di intolleranza verso il mondo musulmano crescerà, creando odio ed emarginazione sociale. Sentimenti sui quali l'IS fa leva per reclutare nuovi combattenti.

La seconda: attraverso il confine turco passano i terroristi con passaporto europeo che arrivano in Siria per addestrarsi. Le stragi degli ultimi mesi lo hanno ampiamente dimostrato. Se la Turchia chiudesse le frontiere, il fenomeno potrebbe ridursi drasticamente. Ma non lo fa. E si sospetta in cambio di qualche contropartita economica. Il petrolio, per l'appunto.

"E' ragionevole pensare che la maggior parte del petrolio prodotto dai pozzi siriani sotto il controllo dell'Isis sia oggi rivenduto internamente e in territori controllato da regime e opposizione, soprattutto in vista del picco dei consumi dell'inverno".

Una teoria interessante, per carità, ma che cozza con la realtà delle cose. La Siria non è certo l'Ucraina e gli inverni sono miti e non gelidi. Chi ha seguito la guerra in Ucraina sa che nel corso dell'inverno 2014 le temperature in Donbass sono precipitate a 30 gradi sotto lo zero, costringendo separatisti ed esercito regolare ad accordare una piccola tregua. Se guardiamo le temperature medie invernali di alcune città siriane, è possibile rendersi conto di come il petrolio per il riscaldamento non sia proprio una priorità rispetto al reperimento di strumenti primari come armi, cibo e medicine. A Latakia, giusto per fare un esempio, la temperatura media a gennaio oscilla tra gli 8 e i 16 gradi. Un clima facilmente sopportabile indossando indumenti invernali.

Eye 2

Eurodeputato spagnolo: "La Nato parla apertamente su come chiudere Russia Today"

russia today
"La più grande organizzazione militare del mondo, la NATO, si permette oggi di parlare in Galles su come chiudere RT". Lo ha affermato il deputato spagnolo di Ixquierda Unida e membro della Commissione di difesa del Parlamento europeo, Javier Couso, in occasione del decimo anniversario di RT.

"Prima hanno bombardato Al Jazeera due volte, a Kabul e Baghdad, e ora preparano leggi per prevenire la diffusione di RT. Come vedo ogni giorno nel mio lavoro, al Parlamento europeo, la più grande organizzazione militare del mondo, la NATO si permette di parlare ora in Galles su come chiudere RT".

"Di fronte ai media che ripetono la stessa cosa come strategia spesso di guerra per cambiare i governi, sorgono almeno esempi come RT o come Telesur" che, secondo Couso, sono "uno di quei fari che da voce al 99%".


Document

Lombardia, divieto su burqa e niqab

Muslim woman
© AFP 2015/ AREF KARIMI
Pugno duro della Regione Lombardia che con una modifica ai regolamenti ha vietato l'uso del velo islamico nelle strutture regionali, come ospedali e uffici pubblici.

La giunta della Lombardia guidata dal leghista Roberto Maroni ha approvato una modifica al regolamento per vietare l'uso del velo islamico all'interno delle strutture regionali.

La decisione, maturata negli ambienti vicini al governatore Roberto Maroni già all'indomani degli attentati del 13 novembre, è sfociata in una delibera in cui però tecnicamente non c'è alcuna menzione specifica del velo usato dalle donne di fede musulmana, limitandosi a recepire ampliandolo un precetto già previsto da una normativa del Testo Unico di pubblica sicurezza, nella parte in cui è espressamente vietato l'ingresso "a volto coperto" negli edifici pubblici.

Nella conferenza stampa seguita all'approvazione della delibera è stato lo stesso governatore Maroni a precisare che l'inserimento nei regolamenti regionali consentirà agli addetti ai controlli di non fare entrare in strutture pubbliche, come uffici e ospedali, chiunque indossi caschi o abiti tradizionali. "Abbiamo adeguato il regolamento — ha detto il governatore della Lombardia — e ora chi controlla gli ingressi potrà non far entrare chi si presenta a volto coperto".

Георгиевская ленточка

Putin arriva nelle case degli italiani, la vita del presidente su rete 4

Putin
© Sputnik. Alexei Nukolski
Vladimir Putin si racconta in prima persona, ma questa volta in italiano. Su Rete 4 lunedì 7 dicembre infatti andrà in onda in seconda serata un film documentario sul presidente russo, realizzato da Rossiya 1.

Il documentario "Il presidente" è stato proiettato in anteprima a Roma alla presenza dell'Ambasciatore russo Sergei Razov e del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Nei 90 minuti di film si susseguono le tappe della presidenza Putin dal 1999 fino alla crisi siriana. Non manca il racconto sui momenti più difficili e controversi della politica del presidente, come la guerra cecena, la tragedia dell'equipaggio del sottomarino Kursk e l'attentato terroristico al teatro Dubrovka, che lo stesso Putin definisce "il momento più brutto della mia storia politica".

Nonostante una stampa molto critica nei confronti del leader del Cremlino, in Italia tra i semplici cittadini Putin è sempre più popolare. Questo film rappresenta senz'altro un grande interesse per le persone che si chiedono "chi è Putin", per il pubblico che ammira il presidente russo, ma vorrebbe capire meglio l'uomo e non solo il politico. Il centro del documentario è l'intervista a Putin filmata in una sala del Cremlino, che viene completata con interviste a personalità vicine al presidente. Non mancano certamente immagini che ritraggono il Putin sportivo, giocatore di judo, il Putin alle prese con l'hockey, il pianoforte e le lingue straniere. Un ritratto biografico completo e interessante.

Comunque la si pensi, Putin è una figura centrale oggi più che mai nello scenario mondiale ed ha "un ruolo storico datogli dal destino" come racconta in un'intervista a Sputnik Italia Alessandro Banfi, giornalista che assieme a Carlo Gorla ha curato la versione italiana del documentario.

— Alessandro Banfi, com'è nata l'idea di proporre al pubblico italiano questo film biografico su Vladimir Putin?

— Ci sembrava un bilancio della presidenza Putin fatto dal suo punto di vista, però molto vicino, interessante. C'è grande curiosità e attenzione in questo momento, la sua personalità è centrale nello scenario internazionale, invece di chiedersi ogni giorno chi è Putin, si tratta di vedere concretamente un riepilogo di questi 16 anni e credo questo rivesta un grande interesse.

Commenta: Qui di seguito ripportiamo il documentario "Il Presidente", sulla vita politica di Vladimir Putin, andato in onda il 7 Dicembre su Rete 4:




Better Earth

Venezuela: la lotta per il socialismo è appena all'inizio

chavez
© medialab.infobae.com
Per la prima volta in 17 anni la controrivoluzione venezuelana ottiene una vittoria elettorale significativa e la maggioranza nell'Assemblea Nazionale, il parlamento unicamerale del Paese. L'opposizione, raggruppata nella coalizione di destra Tavola dell'Unità Democratica (MUD), ha eletto 99 deputati contro i 46 della coalizione Grande Polo Patriottico, in cui si riuniscono i partiti della Rivoluzione Bolivariana, sotto la guida del Partito Socialista Unito del Venezuela, il PSUV. Ci sono ancora 22 seggi in discussione, che saranno attribuiti in giornata, con la fine dello scrutinio.

Fonte: Marx21.it

L'elevata affluenza del 74,25% dell'elettorato e la partecipazione democratica e civica - secondo un bilancio fornito dal Potere Elettorale, dalle Forze Armate Nazionali Bolivariane, da osservatori e visitatori internazionali e strumenti di informazione, l'evento è trascorso in un clima pacifico, senza incidenti - rivelano il grado di maturità delle istituzioni democratiche della Rivoluzione Bolivariana.

La scorrevolezza delle procedure elettorali, la trasparenza nella registrazione dei risultati e il loro pronto riconoscimento da parte del presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, fanno tacere le voci infauste che annunciavano frodi, violazione della legge e persino il golpe. Sereno, il capo dello Stato, in un discorso alla nazione, ha detto: "Con la nostra morale, con la nostra etica riconosciamo questi risultati avversi, il che significa dire al Venezuela che hanno trionfato la Costituzione e la democrazia".

L'avanzata elettorale delle forze controrivoluzionarie si iscrive nel contesto della brutale offensiva scatenata dalla destra nazionale in collusione con l'imperialismo statunitense, il cui obiettivo strategico è il rovesciamento della Rivoluzione Bolivariana e la restaurazione del potere delle classi dominanti. In modo intermittente, questa offensiva è andata acutizzandosi e si è già manifestata per vie golpiste, antidemocratiche e minacce di intervento.

I primi tentativi di destabilizzazione della Rivoluzione Bolivariana sono stati il colpo di Stato dell'aprile 2002, lo sciopero nel settore petrolifero e la serrata padronale, del dicembre 2002 e febbraio 2003. All'inizio dell'anno scorso, il paese ha conosciuto un movimento insurrezionale strumentalizzato da forze della destra e imperialiste, che ha tentato di imporsi con la violenza controrivoluzionaria, con le cosiddette operazioni di cambiamento di regime, vittoriose in altri continenti. Da marzo dell'anno in corso, il Venezuela si trova sotto la minaccia di sanzioni e intervento dell'imperialismo nordamericano, a partire dall'emissione da parte del governo di Barack Obama di un decreto che definisce il paese una "minaccia" alla sicurezza degli Stati Uniti.

La vittoria elettorale delle forze della destra venezuelane è stata costruita sulla base di una brutale guerra economica e sabotaggi di ogni tipo, compresa la penuria di beni ad opera di speculatori, in una situazione in cui è già di per sé grave la crisi economico-finanziaria, in relazione alla caduta del prezzo del petrolio e con le vicissitudini proprie di un paese che importa il 70% di quello che consuma e che non è riuscito a produrre cambiamenti sostanziali nel suo modello produttivo.

Si apre una nuova fase, in una situazione politica momentaneamente avversa, di sviluppo della lotta del popolo venezuelano per l'edificazione di una nazione indipendente, con giustizia sociale e che fa parte in modo solidale dell'insieme della regione latinoamericana e caraibica. La sfida è mantenere nella nuova situazione la prospettiva antimperialista e socialista, inaugurata dal leader storico della Rivoluzione Bolivariana, prematuramente scomparso il 5 marzo 2013.

La vittoria elettorale della destra accresce le difficoltà, ma non significa la sconfitta della Rivoluzione. A breve termine, le forze di destra si arroccheranno nella maggioranza conquistata nell'Assemblea Nazionale per, adottando una strategia di scontro e dualismo di poteri, imporre nuove sconfitte alla Presidenza della Repubblica e alle altre istituzioni democratiche della Rivoluzione, cercando di promuovere cambiamenti che facciano retrocedere le conquiste storiche. Nel mirino le elezioni presidenziali del 2019.

Nel suo primo discorso dopo la proclamazione del risultato, il presidente Maduro ha chiamato la militanza socialista "a riprendersi d'animo, con molta accuratezza e qualità umana", e ha invitato tale militanza a contribuire ad "accelerare una profonda rivoluzione economica e produttiva", fiducioso nel fatto che "è ora che comincia la lotta per la costruzione del socialismo, di una nuova società".

Quenelle

Venezuela. Dopo il 6 dicembre non c'è un chavismo sconfitto

chavismo
© runrun.es
Un commento sul dopo elezioni in Venezuela del ministro della cultura del governo chavista e in fondo i risultati elettorali definitivi.
"L'identità politica del chavismo è intatta. Chiunque sia stato recentemente nei bassifondi lo sa. Con la guerra economica Trionfante, il chavismo ne ha verificato la sua forza. Ma resta irriducibile. Si può ancora parlare con la proprietà assoluta di una rivoluzione bolivariana, perché c'è un soggetto di quella rivoluzione. Dicono che queste siano domande di base, ma sono proprio quelle che devono essere prese in considerazione quando si fanno i bilanci.

Non ha vinto l'opposizione, ma la controrivoluzione. La caratterizzazione fatta da Maduro, è la chiave. La contro-rivoluzione è riuscita a imporre circostanziatamente, le regole del gioco. Ha l'iniziativa. Per raggiungere questo obiettivo, non solo è riuscita a guadagnarsi gli storici avversari di Chavez (incluso, per inciso, anche il legittimo desiderio di "cambiare" di una parte della sua base sociale, che non si identifica con le tendenze più fasciste), ma per la prima volta, ha mobilitato con successo una percentuale della base sociale del chavismo. Questa è forse il dato più enigmatico del momento politico attuale.

Quali sono le condizioni che hanno portato a questo fenomeno di disaffezione politica? Fino a che punto può essere attribuito alla guerra economica? Senza sottovalutare a tutti gli effetti di quest'ultima, la mia ipotesi è che questo fenomeno può anche essere inteso come una reazione di estrema disperazione, rispetto a quanto ritenuto corrispondente tra la pratica della direzione chavista (in funzioni di governo o responsabilità nel partito) e la cultura politica chavista.