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gio, 28 gen 2021
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Il tempo Stringe: Guerra tra i partiti politici italiani

bandiera italiana dipinta su asfalto

De Luca, Filippeschi, Sala, Muraro e oggi Marra (e qualcuno dice già "domani la Raggi"). Le amministrazioni regionali e comunali in questo post referendum sono investite da inchieste e scandali. Storie diverse, difficili anche solo da confrontare eppure la sincronia delle iniziative di Cantone e delle varie procure fa pensare.
Che il compito prioritario del governo Gentiloni, quello di garantire stabilità politica, passi anche per le aule dei tribunali e le colonne dei giornali? Che anche la magistratura stia iniziando la lunga marcia verso le prossime elezioni?

Del ruolo politico della magistratura tanto si è scritto, tanto si è detto, insisterci ancora sembrerà ai lettori più assidui di questo sito un'inutile ridondanza. Se ci torniamo è solo per sottolineare come il Movimento 5 Stelle viva su questo terreno una contraddizione in cui non riesce ad orientarsi. Da un parte ha reso aspetti fondativi della propria identità l'idolatria della magistratura, l'incontestabilità delle inchieste sulla corruzione e il sostegno alla figura di Cantone, dall'altra sta sperimentando sulla propria pelle l'efficienza della procura di Roma nel disarticolare ogni ipotesi di governo locale in contraddizione con gli orientamenti del governo nazionale (era già successo del resto con le ultime due giunte capitoline, quella di Alemanno e quella di Marino), con Pignatone a fare il bello e il cattivo tempo.

Nessuna "teoria del complotto", non crediamo sia necessario costruire chissà quali montature giudiziarie per sollevare scandali contro questa classe politica vista l'opacità del sistema degli appalti, del funzionamento della macchina amministrativa degli enti locali, delle nomine politiche e visto il ricorso palese e rivendicato al voto di scambio. Si tratta di prendere atto in primis del ruolo politico che la magistratura continua a svolgere nel nostro paese, e in secondo luogo del fallimento dei laboratori amministrativi in cui si sono impegnate le due forze politiche più rappresentative: Milano per il Partito Democratico e Roma per il Movimento 5 Stelle.

Commenta: Il problema di fare giustizia in Italia ed al contempo cercare di amministrarla è tanto grave quanto è alto il grado di divisioni all'interno del paese, siano esse ideologiche, interne o esterne alla classe dirigente o meno. In particolare l'amore/odio tra Politica e Magistratura parte come un rullo compressore ai tempi di Tangentopoli, nel '92, per proseguire a gran cassa attraverso i contestatissimi governi Berlusconi, ed l'annoso conflitto si ripresenta acceso come non mai proprio in questi giorni, mentre il mondo intero si sta trasformando a suon di divisioni e guerre a non finire.

Un articolo dal Sole 24 Ore del 2007 a firma di Giovanni De Sio Cesari, riprodotto sul sito giovannidesio.it, riassume bene il malcontento che aleggia tra Politica e Magistratura, catalogando le opinioni a favore e contro la percepita ingerenza dei magistrati nel mondo politico.

A distanza di anni, la risposta della politica agli attacchi della magistratura e dei media, sembra essere arrivata, come mostra questo articolo pubblicato dal Il Fatto Quotidiano:

Inchieste penali, ora i politici potranno conoscerle in anticipo. Per le forze di polizia obbligo di informare "le gerarchie"

Come dire, in un modo o nell'altro, l'Italia continuerà a passare dalla padella nella brace e viceversa, finché divisione vivrà.


Dollar

Dove sono finiti i soldi del quantitative easing della BCE?

BCE Quantitative Easing
Scoppia un incendio. Per fortuna arrivano i pompieri. Che però si mettono a versare sempre più acqua in una piscina piena, mentre la casa a fianco sta bruciando.

A giugno 2016 la BCE lancia l'ennesimo piano per provare a rilanciare l'economia del vecchio continente. Visto che anni passati a "stampare soldi" tramite il quantitative easing (www.nonconimieisoldi.org) non hanno dato i risultati sperati, ecco il passo ulteriore: con questi soldi acquistare non solo titoli di Stato, ma anche obbligazioni di imprese private. Corporate Europe Observatory - CEO, l'organizzazione che da anni studia e denuncia il peso delle lobby nelle decisioni europee, è andata a vedere quali siano le imprese e i settori che hanno beneficiato di tali acquisti. La ricerca appena pubblicata (www.corporateeurope.org) non lascia spazio a dubbi: "il risultato è inquietante, a meno che non pensiate che petrolio, auto di lusso, champagne e gioco d'azzardo siano il posto migliore in cui mettere soldi pubblici".

In ultima analisi l'intervento della BCE è un sostegno ad alcune delle più grandi multinazionali. Le obbligazioni sono una forma di finanziamento, il cui costo segue la legge della domanda e dell'offerta: se sono in molti a volere i titoli di una determinata impresa, questa potrà offrire tassi di interesse minori. Se al contrario nessuno o quasi le vuole comprare, gli interessi che dovrà garantire l'impresa per finanziarsi salgono. Se la BCE interviene acquistando determinate obbligazioni, il soggetto corrispondente si trova quindi avvantaggiato rispetto ai concorrenti. Non parliamo di spiccioli. La BCE avrebbe investito 46 miliardi di euro a fine novembre 2016 e prevederebbe di arrivare a 125 miliardi per settembre 2017.

Handcuffs

Arrestato Marra, braccio destro di Virginia Raggi

Raffaele Marra
Una nuova grana per Virginia Raggi. Raffaele Marra, ex vice capo di gabinetto del Campidoglio, ora alla guida del personale del Comune di Roma, è stato arrestato in mattinata dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale, guidati da Lorenzo D'Aloia.

Il provvedimento restrittivo per il fedelissimo del sindaco Virginia Raggi, è stato emesso dal gip Tomaselli su richiesta della procura della Capitale. In manette anche il costruttore e immobiliarista Sergio Scarpellini.

Marra è accusato di aver intascato una tangente per l'acquisto di un appartamento di oltre 150 metri quadri dell'Enasarco, l'ente di assistenza dei rappresentanti di commercio, nel quartiere di Prati Fiscali. Una casa che sarebbe stata pagata con due assegni per complessivi 360mila euro provenienti da un conto di Scarpellini. Marra è tuttora residente in questo appartamento mentre la moglie con il resto della famiglia risiede a Malta dal 2015. All'epoca dei fatti, Marra era dirigente del Campidoglio e il sindaco era Gianni Alemanno.

Virginia Raggi, in questi mesi, ha difeso con le unghie e con i denti la sua scelta di puntare sull'ex finanziere già direttore (nel 2006) dell'Area galoppo dell'Unire, l'ente per l'incremento delle razze equine allora guidato da braccio destro di Alemanno Franco Panzironi.

Handcuffs

Maxi appalto Expo: il sindaco Sala, indagato, si autosospende

giuseppe sala
Beppe Sala è indagato dalla Procura generale di Milano nell'inchiesta sul maxi appalto Expo. L'inchiesta, avocata dalla Procura generale per porre rimedio alle inerzie della Procura della Repubblica, è ripartita con il botto.

A decidere di iscrivere l'ex commissario straordinario di Expo, oggi sindaco di Milano, nel registro degli indagati, è stato Felice Isnardi, il procuratore generale che ha chiesto altri sei mesi di proroga delle indagini. Le ipotesi di reato a carico del primo cittadino, all'epoca dei fatti amministratore delegato di Expo, sono di falso materiale e concorso in falso ideologico.

Sono molti gli aspetti nebulosi dell'appalto che nel 2012 la Mantovani è riuscita ad aggiudicarsi per 149 milioni, con un ribasso sulla base d'asta di ben il 42%, un ammontare "non idoneo neppure a coprire i costi": dalla nomina dei commissari nella fase pre-gara fino all'esecuzione del contratto. I verbali relativi alla sostituzione di due componenti della commissione giudicatrice della gara per l'appalto della Piastra dei servizi, riporterebbero "circostanze non rispondenti alla realtà" e sarebbero stati retrodatati con "l'intento di evitare di dover annullare la procedura fin lì svolta" con conseguente slittamento dell'avvio dei lavori. La falsità di due verbali era stata evidenziata anche in un'annotazione della Guardia di finanza datata 31 maggio 2013.

Immediate le conseguenze politiche della bufera giudiziaria meneghina. Dopo aver annunciato, già nella giornata di ieri, la sua autosospensione da sindaco, Beppe Sala si è recato in mattinata in prefettura per formalizzare la sua scelta al Prefetto, Alessandro Marangoni.

"Fino al momento in cui mi sarà chiarito il quadro accusatorio, scrive Sala in una lettera inviata al vicesindaco, ritengo di non poter esercitare i miei compiti istituzionali".

"Ho appreso da fonti giornalistiche, aggiunge ancora, di essere iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla Piastra Expo". Non ho al momento ricevuto alcuna comunicazione ufficiale; ritengo che l'attuae situazione determini per me un ostacolo temporaneo a svolgere le funzioni di sindaco del Comune e della Città Metropolitana". "La prossima settimana, conclude, mi presenterò al Consiglio del Comune di Milano e della città Metropolitana per riferire in merito".

People 2

Matrimonio, verso l'addio all'obbligo di fedeltà: «Visione ormai superata della coppia»

Fedelta Coniugi
Addio all'obbligo di fedeltà nel matrimonio. È quanto prevede il disegno di legge presentato nel febbraio scorso al Senato e ora assegnato alla commissione giustizia di palazzo Madama. Il testo - spiega il sito di informazione legale 'Studio Cataldi' - consta di un solo articolo in grado di rivoluzionare però l'intero istituto del matrimonio. Nello specifico, tale articolo mira a modificare l'art. 143, comma secondo, del codice civile in materia di soppressione dell'obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi.

Obbligo che, a detta dei firmatari, sarebbe "il retaggio culturale di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio, della famiglia e dei doveri e diritti dei coniugi". La stessa giurisprudenza di Cassazione, ricordano, ha statuito che "il giudice non può fondare la pronuncia di addebito della separazione sulla mera inosservanza del dovere di fedeltà coniugale" (cfr. Cass. n. 7998/2014).

Inoltre, si sottolinea nella relazione al ddl, con l'avvento della legge n. 21/2012, è stato superato il "problema annoso della distinzione tra figli legittimi e figli naturali, distinzione odiosa che ha portato il legislatore a prevedere l'obbligo di fedeltà tra i coniugi". Infatti, l'art. 143 c.c., stabilendo tale obbligo, si richiama soprattutto alla fedeltà sessuale della donna "perché fino a non molto tempo fa, solo la fedeltà della medesima era un modo per 'garantire' la legittimità dei figli". Essendo quindi superata tale distinzione, conclude la relazione, può superarsi anche un "obbligo" che non può certo ascriversi "tra i doveri da imporre con legge dello Stato".

Un passo in avanti su tale argomento, spiega la prima firmataria del disegno di legge, la senatrice Pd Laura Cantini, è stato fatto con le unioni civili che presentano un modello "molto più avanzato che dovrà essere recepito dal codice civile". Nella legge Cirinnà, infatti, a seguito delle numerose polemiche, è stato tolto dal testo originario la fedeltà sessuale quale requisito di coppia, in quanto caratteristica esclusiva del matrimonio tradizionale. Ma ciò significherebbe, a detta della Cantini, avere "le corna legali" per le coppie omo ma non per quelle etero.

Bad Guys

Al Consiglio Europeo Gentiloni come Renzi, ma è poco credibile

gentiloni
Nell'importante vertice di Bruxelles dove si è tenuto per due giorni il Consiglio Europeo, Paolo Gentiloni fa la sua prima uscita da terzo Presidente del Consiglio della legislatura.

Sull'agenda del Consiglio che ha visto riunirsi i leader di tutti i paesi dell'Unione i soliti temi, dei quali l'Europa da anni fa fatica a venire a capo: dalla questione migratoria alla crisi bancaria, il fronte ucraino e quello siriano.

Gentiloni in primis ha incontrato i leader del PSE alla riunione tenutasi ieri proprio a Bruxelles, dove ha appoggiato la candidatura di Gianni Pittella alla presidenza dell'Europarlamento dopo la rinuncia del tedesco Martin Schulz.

Beccato dai giornalisti dopo la riunione al PSE il nuovo premier si è soffermato a parlare della questione migratoria, sottolineando l'immobilità dell'Europa su un tema troppo importante per essere trattato con superficialità. Tuttavia Gentiloni malgrado qualche critica all'Europa nella scia renziana mantiene dei toni da capo della diplomazia piuttosto che da primo ministro.

Il presidente del consiglio mentre da un lato sosteneva che "la discussione sui migranti non ci piace" ha anche continuato a lodare in modo non richiesto, soprattutto se ricordiamo le ultime uscite del governo precedente in Europa, François Hollande e Angela Merkel per l'accordo preso dall'Unione Europea nei confronti del Niger. Come se ciò potesse porre rimedio alla grande anarchia oggi vigente in Nord Africa e nel Medio Oriente, della quale senza ombra di dubbio l'Europa comunitaria può essere annoverata come una delle maggiori responsabili. Anarchia che è la ragione maggiore dei flussi incontrollati di migrazioni umane dell'ultimo periodo verso il vecchio continente.

Se fossimo in presenza di un governo politico inviteremmo il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ad abbandonare la prassi diplomatica e di far valere di più la voce del nostro paese in un'Europa che malgrado qualche contentino continua a non ascoltarci su nulla. Purtroppo siamo in una sottospecie di governo balneare in versione natalizia guidato da un personaggio, Gentiloni, che non può certo essere definito un leader politico.

Question

Bagnai: Si può salvare l'Italia dalla stagnazione economica?

italia euro

Nel secondo capitolo scritto per il libro L'euro est-il mort ? (qui la traduzione del primo), uscito in Francia a ottobre 2016, Alberto Bagnai risponde in maniera molto ampia, chiara e argomentata a una domanda cruciale che tutti ci poniamo: ce la farà il nostro paese a uscire dalla stagnazione economica? Se una risposta positiva sarebbe molto semplice dal punto di vista economico (eccellenti studi smascherano i falsi argomenti terroristici dei media), tuttavia le difficoltà vere sono di ordine politico e geopolitico, in quanto implicano un profondo ripensamento del ruolo dello stato nel sistema economico e un accordo a livello internazionale per una nuova regolamentazione dei mercati finanziari. C'è da augurarsi che per arrivare a questa inversione di rotta non si debba passare nuovamente attraverso gli orrori di una guerra mondiale.


di Alberto Bagnai, ottobre 2016

Mi è stato chiesto, in quanto economista italiano, di rispondere a questa domanda: «Come si può salvare l'Italia dalla stagnazione economica?» Mi sono permesso di modificarla leggermente: «Si può salvare l'Italia dalla stagnazione economica?»

Facciamo il punto

Per cominciare, facciamo il punto della situazione. Abbiamo già insistito sul fatto, oggi riconosciuto praticamente da tutti gli economisti, che la crisi in cui siamo impantanati è dovuta al debito privato. Questo vale, in misura differente, per tutti i paesi della zona euro, inclusi quelli che si credono forti (come la Germania) o che si credevano forti (come la Finlandia). Ma nel momento in cui scrivo questo capitolo (maggio 2016) l'Italia resta il paese che corre il pericolo maggiore, e quindi il più pericoloso. I media hanno sollevato il velo di oblio che copriva la Grecia, i cui problemi non sono stati risolti dal FMI (cosa su cui nessuno si faceva illusioni). Ma i problemi italiani, benché meno evidenti, sono di un ordine di grandezza infinitamente superiore.

I crediti deteriorati delle banche italiane a settembre 2015 hanno toccato i 200 miliardi di euro (ovvero il 115% del PIL greco).[i] L'applicazione precipitosa e pasticciata delle nuove regole europee sulla risoluzione delle crisi bancarie a quattro piccole banche regionali nel novembre 2015, oltre a lasciare sul terreno un morto (un pensionato che era stato espropriato di 100.000 euro in obbligazioni subordinate), ha provocato una crisi di borsa nel corso della quale i titoli bancari sono caduti del 40% nel corso di un mese, gennaio. Questo ha reso più fragile il sistema, e tanto più perché da una parte era stata incrinata la credibilità della Banca d'Italia, dall'altra la sedicente «Europa» si era rivelata in tutta la sua asimmetria e il suo imperialismo.

Briefcase

Busato: "Crimea e Veneto hanno molto in comune"

Crimea
© Sputnik. Sergey Malgavko
Il 7 dicembre la Regione Veneto ha approvato la legge che definisce il suo popolo e la sua lingua minoranza nazionale. Con questo importante passo i veneti, come sudtirolesi, hanno confermato di voler organizzare la prossima primavera un referendum per ottenere l'autonomia speciale regionale.

Per capire se il Venexit potrebbe davvero diventare realtà Sputnik Italia si è rivolto a Gianluca Busato, presidente di Plebiscito.eu e Segretario del Veneto Si.

— Perché per Veneto è così importante diventare autonomo? Quali vantaggi concreti potranno avere le imprese e il popolo?

— Per il Veneto più che l'autonomia direi che l'indipendenza è un fattore di cruciale importanza. Questo il referendum per l'autonomia speciale regionale del Veneto può essere utile per permettere di avere una possibilità in tal senso. È importante perché è cambiato il quadro macroeconomico e geopolitico del mondo per cui nei prossimi anni Veneto diventerà un ambito cruciale dei nuovi corridoi internazionali di commercio tra Asia e Europa e ovviamente con la Federazione Russa. Una naturale strada di collegamento tra l'Europa per via terra e l'Asia per via mare passa per il Veneto, per il Nord Adriatico. Quindi questo diventa un aspetto fondamentale per la regione per poter tutelare i propri interessi in un mutato quadro internazionale. Tutto questo è dovuto al fatto che l'Italia è entrata in una situazione in cui non riesce a far fronte alla competizione internazionale e quindi il Veneto deve trovare il modo di esercitare le proprie facoltà.

Magnify

Putin e Hillary Clinton, quello che i media italiani non dicono

Putin & Hillary
© AP Photo. Mikhail Metzel, Pool
L'immagine di Hillary Clinton propinata dai media occidentali, compresi quelli italiani, è ben nota a tutti: la salvatrice del mondo che si è sfidata per la Casa Bianca con quel diavolo di Trump. Sulla Clinton, come anche su Putin, frasi trite e ritrite, articoli stilati in nome del politicamente corretto. Chi sono Hillary Clinton e Vladimir Putin?

A Roma lunedì 12 dicembre presso la Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica è stato presentato il libro di Gennaro Sangiuliano "Hillary. Vita e potere di una dynasty americana", biografia che narra luci e ombre della donna ad un passo dalla presidenza degli Stati Uniti. L'opera presentata si affianca al best seller dell'autore "Putin. Vita di uno zar". Alla presentazione dei due volumi hanno partecipato Fausto Bertinotti, Maria Stella Gelmini, Giorgia Meloni e Francesco Verducci.

Due poli contrapposti, espressioni di due mondi completamente diversi della geopolitica, due figure centrali sullo scacchiere internazionale. Le due vite parallele di Putin e Hillary Clinton sono state delineate dal giornalista Sangiuliano in due lavori documentatissimi, che raccontano quello che i media italiani non dicono. Sputnik Italia a margine dell'evento ha intervistato l'autore Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del TG1.

War Whore

Mattarella ha scelto: tradito ancora il popolo italiano

mattarella
© AFP 2016/ ANDREAS SOLARO

Chapeau! Il Presidente Mattarella è riuscito nella difficilissima impresa di svilire la volontà elettorale dei cittadini. Questa è la quarta volta consecutiva in cui un Presidente della Repubblica assegna l'incarico di premier a un soggetto non investito dal consenso degli italiani.


Sia ben chiaro: il problema non è se Gentiloni piaccia o meno, ma è il dimenticarsi che la sovranità spetta al popolo e non all'inquilino del Quirinale. Tutto è stato fatto seguendo formalmente la Costituzione, ma tradendo il senso stesso della Carta fondamentale.

Troppe volte dall'inizio della Seconda repubblica abbiamo visto la più alta carica dello Stato armeggiare sui governi, mettendoli in difficoltà o facendoli addirittura cadere per poi costruire all'interno del Parlamento maggioranze improbabili, quasi sempre governi di centrosinistra puntellati da paletti fuoriusciti dallo schieramento avverso. Mattarella prosegue nel solco tracciato dal recordman della specialità, Giorgio Napolitano, e senza neppure ipotizzare la durata del prossimo governo. Cominciamo bene. La decisione del Presidente della Repubblica non può che spaventare quel 60% di elettorato che ha mostrato in modo inequivocabile il proprio rifiuto verso il modo di concepire la politica del premier uscente Matteo Renzi. Sentendosi tradito per l'ennesima volta, il popolo italiano farà crescere quella rabbia e quel rancore che gli opinionisti più quotati e i pensatori più illustri disprezzano con tutte le forze.