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mar, 17 set 2019
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Gold Coins

Il G20 e il rischio degli squilibri finanziari

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© © REUTERS/ Rob Griffith/Pool
Le analisi e le proposte che hanno caratterizzato tutti i summit del G20, fino all'ultimo incontro di Istanbul dei ministri delle Finanze e dei presidenti delle Banche Centrali, sono sempre stati falsati dalla presunta centralità dei cosiddetti "conti delle partite correnti".

In sintesi il mondo viene suddiviso in Paesi con un surplus commerciale e in Paesi con un deficit commerciale. I primi automaticamente diventerebbero creditori nei confronti dei secondi.

Il G20 considera ciò "squilibri globali" che sarebbero alla radice delle grandi crisi passate e recenti. Nei comunicati finali spesso si è arrivati addirittura a considerare gli squilibri nelle partite correnti come sinonimi di squilibri globali.

Naturalmente non si tratta di una mera questione terminologica, ma di effettive politiche economiche e monetarie. Così facendo infatti si cerca anzitutto di sottostimare gli "squilibri finanziari", che invece sono molto più pericolosi e distruttivi.

Stock Down

Deutsche Requiem

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Lehman Brothers collassò il 15 settembre 2008, innescando la catena di depressione globale da cui non siamo usciti. Il collasso fu "improvviso", ci dissero. Non proprio. Era stato preceduto da massicci licenziamenti della stessa banca. Il New York Times ne riferiva in agosto. CNBC, la tv, ne aveva già parlato in marzo.

Ora, da Reuters, apprendiamo:
"Deutsche Bank punta a tagliare circa 23 mila dipendenti, circa un quarto del personale totale (...) Il personale sarebbe ridotto quindi a 75 mila addetti a tempo pieno, in base ad una riorganizzazione, condotta dal chief executive John Cryan, che ha preso il controllo della maggior banca tedesca a luglio con la promessa di tagliare i costi".
Come ricorda Zero Hedge, la colossale Deutsche Bank ha dovuto pagare negli ultimi tre anni oltre 9 miliardi di dollari in multe, ammende e transazioni per tacitare accuse di manipolazioni di tassi d'interesse, ed altri trucchi da far sembrare le Volkswagen col software taroccato modelli di onestà commerciale. In aprile, Deutsche ha concordato con Dipartimento di Giustizia americano, per mettere una pietra sopra la faccenda dei tassi Libor ed Euribor manipolati, di pagare 2,5 miliardi di dollari, ossia 25.474 per dipendente. Poi ha sborsato 55 milioni alla SEC per aver diramato rapporti deliberatamente "travisati" alterando le misure di rischio che prendeva sui certe speculazioni in derivati per 5 miliardi di dollari (e facendolo credere coperto dalla compra di protezioni finanziarie). E non è finita, altre indagini sono in corso.

Gold Bar

Il prezzo dell'oro nel mirino dell'Antitrust svizzero

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Un'altra corazzata dell'economia tedesca rischia di finire sotto il tiro di un'inchiesta. Deutsche Bank è tra i nomi che compaiono sul taccuino della COMCO (Commissione per la Concorrenza) del governo svizzero, l'equivalente dell'authority italiana. Berna sospetta l'esistenza di un cartello tra grandi operatori finanziari che nei mesi scorsi si sono accordati per tenere artificiosamente alto il prezzo dell'oro.

Oltre alla banca tedesca l'accertamento riguarda grandi operatori come Ubs e Julius Baer (due tra i maggiori istituti di credito elvetici), Morgan Stanley, HSBC, Barclays e Mitsu. Un comunicato della Comco, nel confermare la notizia, ha precisato che gli accordi illeciti potrebbero riguardare non solo il prezzo dell'oro ma anche platino, argento e palladio. Sotto osservazione ci sarebbe lo «spread» tra il prezzo di acquisto e quello di vendita. Prima di giungere alle conclusioni la commissione si è data un anno di tempo per portare avanti le indagini; la sanzione arriva fino al 10% del giro d'affari. Julius Baer ha già annunciato la sua disponibilità nel collaborare alle indagini.

Chess

Volkswagen crolla in Borsa dopo lo scandalo diesel

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© AFP 2015/ Tobias Schwarz

Il gruppo automobilistico tedesco perde fino al 22% a Francoforte dopo la diffusione della notizia sulla possibile maxi multa da 18 miliardi dagli USA. L'azienda ammette e ritira i diesel dal mercato americano.

Tonfo in Borsa per il gruppo Volkswagen a poche ore dallo scoppio dello scandalo dei test USA in materia di emissioni, "aggirati" secondo l'accusa grazie ad un software, presente nei motori diesel delle auto dell'azienda tedesca, in grado di far figurare emissioni inferiori a quelle realmente prodotte. Dopo una disastrosa apertura sulla piazza di Francoforte, il titolo ha continuato a scendere fino al meno 22% fatto registrare a metà mattinata.

La multa che le autorità americane potrebbero infliggere all'azienda tedesca è infatti, nella peggiore delle previsioni, di 18 miliardi di dollari. Una cifra che andrebbe a disintegrare il "record" detenuto dalla nipponica Toyota, chiamata a pagare 1,2 miliardi dollari nel 2010 a chiusura di un contenzioso su un difetto al pedale dell'acceleratore che costrinse l'azienda a decine di migliaia di richiami.

Bizarro Earth

La battaglia 'kafkiana' di Marco di Giacomo contro il governo dell'Azerbaigian e l'Interpol

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Ingegnere edile, è stato accusato di evasione fiscale nel paese asiatico e il suo nome figura (con un errore) in un mandato di cattura internazionale. Non può espatriare per lavorare né fare concorsi pubblici. Da anni si proclama innocente e ora attende che il governo faccia la sua parte per contribuire alla soluzione del caso.

Marco Di Giacomo è un ingegnere edile abruzzese che da anni combatte una battaglia che sembra presa di peso da un romanzo di Kafka. Su di lui pende, infatti, un mandato di cattura internazionale dell'Interpol: ineseguibile però, perché a essere ricercato, alla stregua di un pericoloso killer dei due mondi, è un certo "Marco Di Giocomo", nato il 18 aprile del 1975: questo errore di battitura, quella "o" al posto della "a" fa sì che il vero Marco Di Giacomo (nato sempre "ad Atri il 18 aprile del 1975" si legge nella scheda dell'Ordine degli ingegneri di Teramo) resti a piede libero.

Se solo potesse, lui si costituirebbe ben volentieri: per suffragare una volta per tutte la sua innocenza, e per uscire da un'impasse burocratica che lo ha logorato. L'accusa nei suoi confronti è grave: evasione fiscale, e risale al periodo (dal novembre del 2012 al maggio del 2013) in cui ha lavorato in Azerbaigian, nazione ricca di petrolio ma a "democrazia limitata", come project manager di un gruppo di costruzioni italiano specializzato nelle realizzazione di grandi infrastrutture, con commesse milionarie in varie parti del globo.

Che Guevara

Moldavia, manifestazioni contro la leadership euroatlantista

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© Sputnik. Gennadyi Valukovski

Azioni di protesta a oltranza dei manifestanti che chiedono le dimissioni della leadership governativa del Paese, dopo che il Fmi ha negato il sostegno finanziario necessario per entrare nell'Ue.

Pochi giorni dopo che il Fondo monetario internazionale ha annunciato di non voler negoziare un nuovo contratto di finanziamento con i leader pro europei, circa 20mila persone hanno protestato ieri contro il governo di Chisinau. Lo riferisce l'agenzia d'informazione moldava Ipn. Le proteste sono state organizzate dai due partiti di centro sinistra, il Partito socialista della Moldova e il Partito Nostru. Circa 30 tende sono state montate davanti al parlamento e al ministero dell'Agricoltura.

Sheeple

I selfie uccidono più degli squali. Nel 2015 12 morti per gli autoscatti più estremi

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La mania dell'autoscatto spopola in tutto il mondo diventando preoccupante. ln Russia il ministero degli Interni ha diffuso una brochure che mette in guardia da quegli scatti che potrebbero costare la vita.

MILANO - Si chiama autoscatto ma si pronuncia "selfie" ed è la moda del momento. C'è chi rischia la vita per un pugno di "like" sui social network: nell'ansia di condividere virtualmente ogni momento della propria giornata, si sottovalutano infatti i pericoli reali. Nel 2015 le vittime di incidenti legati ai selfie sono state finora 12. Secondo il blog statunitense Mashable le morti da selfie supererebbero quelle provocate dagli squali, che si attestano a 8. Questo non significa che gli autoscatti siano più pericolosi dei predatori marini, ma i dati forniscono un contesto allarmante.

L'ultima vittima è un 66enne giapponese precipitato mentre cercava di fare entrare nell'inquadratura se stesso e il tempio indiano Taj Mahal. Ma non c'è limite alla fantasia. In Spagna un uomo è morto tentando di ritrarsi con i tori, che l'hanno incornato, mentre due russi sono rimasti uccisi sugli Urali cercando di fotografarsi con una granata.

Megaphone

Mobile Justice, un app per denunciare le brutalità della polizia Usa

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Ennesimo omicidio di un giovane afroamericano disarmato. La polizia dice che aveva una pistola, ma lui era in carrozzella, paralizzato dall'età di 18 anni. Un video mostra la dinamica dell'accaduto e l'associazione americana per i diritti civili invita a usare la sua app per denunciare fatti simili.

C'E' un'app che si chiama Mobile Justice e fa una cosa semplice, semplice: ti consente di filmare quando ci si trova davanti a soprusi o violenze della polizia e allerta il network degli altri utenti che possiedono la stessa app per accorrere in aiuto come testimoni. Insomma, oltre YouTube, il luogo dove da tempo finiscono i filmati che denunciano le violenze. Come l'ultima avvenuta in Delaware, negli Stati Uniti, dove un afroamericano è stato ucciso a sangue freddo dalla polizia. Si chiamava Andrew Mc Dole, 28 anni ed era costretto su una sedia a rotelle da 10. È morto in seguito a sette colpi sparati dagli agenti accorsi - secondo la polizia di Wilmington - "per impedirgli di suicidarsi". I familiari della vittima contestano questa versione, ma il risultato non cambia: un altro giovane afroamericano è stato ucciso. Il filmato su YouTube l'ha postato un passante. Del resto è dai giorni del pestaggio Rodney King nel 1991 da parte di alcuni agenti di Los Angeles che telecamere e videofonini mostrano tutta la loro forza nello smascherare abusi e prepotenze della polizia, da Travyon Martin a Eric Garner fino a Mc Dole.

Quenelle

"No alla decapitazione dell'attivista". Il Salone del Libro esclude l'Arabia

Non sarà più il Paese ospite nel 2016. Fassino: inaccettabile. Ali al-Nimr, a 17 anni, aveva manifestato contro la monarchia

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L'attivista Ali al-Nimr è stato arrestato nel 2012

L'Arabia Saudita non sarà più il Paese ospite del prossimo Salone del Libro di Torino. A deciderlo, anticipando le conclusioni del consiglio d'amministrazione della Fondazione previsto il 6 ottobre, all'unisono, il sindaco Fassino e il presidente della Regione Piemonte Chiamparino.

A chiedere loro di prendere una rapida posizione in merito, prima un tweet lanciato dal consigliere dell'Associazione Adelaide Aglietta Silvio Viale: #NoArabiaSaudita ospite d'onore #SaloneDelLibro poi una mozione in Comune e infine un appello dei Radicali all'assemblea regionale. Centoquaranta caratteri per contestare quell'Arabia Saudita «che ha deciso la vergognosa condanna a morte di Ali al-Nimr con decapitazione e crocifissione per aver partecipato da minorenne a una manifestazione contro il regime».

Qualche ora dopo, il sindaco Fassino ha risposto all'appello con poche, ferme righe: «Si risparmi la vita di Al Nimr. Nessuna ragione di Stato, politica o religiosa giustifica che si condanni un giovane alla decapitazione e alla crocifissione». Poi la conclusione: «È evidente che una condanna a morte negherebbe in radice quelle ragioni di dialogo che erano alla base dell'invito all'Arabia Saudita quale Paese ospite dell'edizione 2016 del Salone del Libro». Poi è arrivata la dichiarazione del governatore Chiamparino: «Riteniamo che sia necessario riconsiderare tale invito, data l'importanza, soprattutto in questo momento storico, di trasmettere messaggi univoci e coerenti in tema di rispetto dei diritti universali della persona».