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mar, 01 dic 2020
Il Mondo per Coloro che Pensano

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Colosseum

Roma blindata, da oggi via al piano sicurezza per Giubileo

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© flickr.com/ Mazur/catholicnews.org.uk
Scattano oggi nella capitale italiana le misure si di sicurezza annunciate dalla Questura pochi giorni fa. Il ministro Alfano: nessun Paese può dirsi a rischio zero.

Roma si risveglia blindata. All'indomani degli allarmi di Bruxelles e come annunciato nei giorni scorsi dal questore della capitale Nicolò D'Angelo, da oggi per le strade di Roma ci saranno duemila uomini delle forze dell'ordine in più, chiamate con presidi mobili e fissi a monitorare capillarmente tutto il territorio della città. Il prefetto Franco Gabrielli, che ha commentato questa mattina le nuove misure, ha affermato che pur in presenza di misure più stringenti, che saranno inevitabilmente percepite dalla popolazione, le libertà e le normali abitudini dei romani non cambieranno.

A due settimane dall'apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, installati metal detector nei dintorni della piazza e allo stadio Olimpico, così come una sorveglianza speciale è stata predisposta nei pressi dei principali monumenti quali il Colosseo, Fontana di Trevi ed altri luoghi di attrazione tradizionalmente molto affollati.

Ieri intanto era stato il ministro degli Interni a parlare della situazione italiana e del rischio attentati. Il sistema di intelligence italiano funziona, ma nessun Paese è a rischio zero: è questa la convinzione ribadita ancora una volta da Angelino Alfano, intervenuto al programma l'intervista di SkyTg24. Il ministro, che rispondendo ad una domanda specifica sul livello di penetrazione di cellule fondamentaliste nel tessuto criminale del Paese ha escluso un legame diretto tra terrorismo islamico e criminalità organizzata, è tornato anche sul tema caldo delle frontiere:
"Non esiste nessuna confederazione di Stati — ha detto a proposito delle regole di Schengen — che abbia mai cancellato confini interni e non presidiato quelli interni".

Whistle

E la Boldrini, dopo Parigi, accusa internet e vuole nuovi strumenti di controllo della rete

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© ilfattoquotidiano.it
E la Boldrini, famosa per avere dato dei potenziali stupratori a tutti gli utenti del blog di Grillo più che per la sua attitudine nel ruolo di presidente della Camera, prende immediatamente la palla al balzo e dopo l'attentato di ieri a Parigi torna a rilanciare il tema del controllo della rete.
"Bisogna lavorare molto con l'intelligence. Bisogna riuscire a fare in modo che questi individui vengano individuati anche nelle attività del web. Il web oggi è una grande opportunità, ma può anche facilitare appunto tutto questo [ndr: il terrorismo] e quindi c'abbiamo bisogno di strumenti nuovi per vincere questa sfida".
Del resto, proprio dopo Charlie Hebdo i leader UE si erano riuniti e avevano stabilito un giro di vite sul web.
"Siamo preoccupati dalla frequenza crescente dell'uso di internet per alimentare odio e disprezzo e segnaliamo la nostra determinazione ad assicurare che non si abusi di internet in questa direzione, salvaguardando, nel pieno rispetto delle libertà fondamentali, la libertà di espressione. Con questo in mente, la collaborazione dei maggiori internet provider è essenziale per creare le condizioni per avere segnalazioni veloci di materiale teso a fomentare odio e terrore e per la sua rimozione, ove possibile e appropriato." [questa fu la dichiarazione congiunta]
Ricordo all'esimia Laura Boldrini che è curioso che proprio in Francia da anni è in vigore una legge, chiamata LOPPSI 2, che consente al Ministero degli Interni di oscurare a piacimento (e senza neppure dichiarare chi è nella lista) molti siti, nonché alla polizia di installare sui computer di persone considerate potenzialmente pericolose software in grado di controllare tutte le loro attività online e leggere tutto ciò che scrivono. Eppure, mi risulta che Parigi sia proprio in Francia. Forse la Boldrini pensa a "strumenti nuovi" che siano ancora più invasivi?

Blue Planet

Assad: "La Francia ieri ha conosciuto ciò che viviamo in Siria da 5 anni"

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© l'antidiplomatico.it
Il terrorismo che ha colpito ieri Parigi, lasciando più di un centinaio di morti, ha scatenato una serie di reazioni in tutto il mondo. Il presidente siriano Bashar al-Assad ha espresso la sua opinione e si è unito all'impegno multilaterale per raddoppiare gli sforzi che cercano di sradicare il terrorismo.

Oggi la Siria è stata teatro di un incontro tra i rappresentanti del governo francese e il presidente siriano Bashar al-Assad, all'indomani della serie di attacchi terroristici avvenuti a Parigi che hanno lasciato più di un centinaio di morti e circa 250 feriti, molti dei quali in condizioni critiche.

Durante l'incontro, al quale hanno partecipato vari mezzi di comunicazione, il presidente siriano dopo aver offerto le sue condoglianze, ha paragonato la situazione attuale dei due Paesi e in merito agli attacchi di Parigi ha dichiarato: "La Francia ha conosciuto ieri quello che noi viviamo in Siria da cinque anni", secondo quanto ha riferito la stazione radio Europe 1.

Assad ha aggiunto:
"Non abbiamo informazioni su cosa sia successo. Ma la questione non riguarda i nomi, o da dove siano venuti. Avevamo già avvisato tre anni fa su quello di quello che sarebbe successo in Europa, abbiamo detto di non scherzare con quello che accade in Siria, perché le conseguenze avranno ripercussioni in tutto il mondo, ma ai funzionari europei non è importato nulla. Inoltre, non hanno imparato da quello che cosa è accaduto all'inizio di quest'anno con l'attacco a Charlie Hebdo. Il fatto che dichiarino di essere contro il terrorismo non significa nulla. Devono combattere il terrorismo. Seguire le giuste politiche."
La Francia ha partecipato dall'inizio di settembre alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti che cerca di neutralizzare l'azione del gruppo terroristico Stato Islamico, contro la quale al-Assad ha espresso la sua disapprovazione, in quanto è stata attuata senza il consenso del governo siriano.

Fonte: RT

Yoda

Putin esprime cordoglio ad Hollande e auspica punizione esemplare dei colpevoli

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© Sputnik. Michael Klimentyev
Il presidente russo ha inoltre esortato la comunità internazionale alla lotta comune contro il terrorismo, si legge nel telegramma inviato al presidente francese Francois Hollande.

In un telegramma al capo di Stato francese Francois Hollande, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso la speranza che i pianificatori ed esecutori degli attentati terroristici di Parigi vengano puniti, ha riferito oggi l'ufficio stampa del Cremlino.

"Spero che i pianificatori ed esecutori degli attentati subiscano una punizione esemplare," — si legge nel testo.

In 7 quartieri di Parigi sono stati perpetrati quasi in contemporanea diversi attacchi, esplosioni e sparatorie, in cui hanno perso la vita almeno 150 persone secondo le autorità francesi: in più di 100 sono rimasti uccisi nel teatro "Bataclan", mentre decine di vittime si contano negli attacchi delle altre zone della capitale francese.

Blackbox

Un francese armato fermato a Londra

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© Rex Features
Un cittadino francese in possesso di un arma da fuoco è stato fermato sabato nell'aeroporto londinese di Gatwick.

Secondo le informazioni della polizia, un francese 41enne è stato arrestato sabato nell'aeroporto di Gatwick a Londra.

Evacuazione dei passeggeri dall'aeroporto:

BREAKING: Passengers evacuated from Gatwick's north terminal — https://t.co/V1zNzBDQbA pic.twitter.com/XcMOiJkayB
— Brighton Argus (@brightonargus) 14 ноября 2015

Attention

Treno ad alta velocità è deragliato in Francia, almeno 7 morti

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© REUTERS/ Vincent Kessler
Secondo le informazioni dei media, il deragliato TGV è un treno di collaudo.

Nombreux blessés pris en charge par pompiers et samu pic.twitter.com/SKiF5mZ71Y
— Aurélien Poivret (@AurelienPoivret) 14 ноября 2015

Stando alle stime di Dernières Nouvelles d'Alsace, 7 persone sono rimaste uccise e molte altre ferite.

Vue aérienne du déraillement d'une rame TGV à Eckwersheim, à l'approche de Strasbourg. Sans doute des blesssés. pic.twitter.com/JUHzQEZZPB
— France 3 Alsace (@F3Alsace) 14 ноября 2015

Il treno si dirigeva verso Strasburgo e, attraversando un ponte, è deragliarto e le carrozze sono cadute nel canale Marna-Reno.

Sotto il ponte:

Sous le pont. #déraillement pic.twitter.com/k3VGNk0mgw
— Aurélien Poivret (@AurelienPoivret) 14 ноября 2015

Al momento, tutti i feriti sono stati evacuati in elicotteri.

In totale, nel corso del collaudo a bordo del treno si trovavano 49 tecnici.

BFMTV количество жертв крушения поезда TGV в Эквешем увеличилось до 7 https://t.co/Lk4GkRxXZI Всего было 49 техников pic.twitter.com/uqTp6yHuxm
— Жизнь в Резервации (@CleanAuthoritie) 14 ноября 2015

Il deragliameno è avvenuto nel comune francese di Eckwersheim, dipartimanto Basso Reno, Alsazia, a 10 chilometri dal confine con la Germania.

Accesso vietato ai media su luogo tragedia:

На месте крушения поезда TGV в Эквешем под Страсбургом, Франция, эвакуируют раненых до 60 чел Прессу туда не пускают pic.twitter.com/C8a8SVN6Qv
— Жизнь в Резервации (@CleanAuthoritie) 14 ноября 2015

Il treno collaudava una nuova linea ferroviaria ad alta velocità, la cui messa in servizio è prevista per il 2016, comunica la prefettura dell'Alsazia.

Stock Down

La Guerra al Contante Avanza su Tutti i Fronti. "Prima di Tutto Vennero a Prendere i Centesimi..."

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© italia.co
La "lotta al contante" è un fenomeno globale, come ci mostra questo articolo rilanciato da Zero Hedge. Presentata come una questione di trasparenza e comodità, applaudita da molti, l'abolizione del contante è una manna per il potere delle banche, una minaccia alla privacy e potenzialmente, in futuro, una minaccia alle libertà sociali e politiche fondamentali: un unico potere centrale potrebbe teoricamente tenere sotto controllo - ed eventualmente impedire - qualsiasi transazione, qualsiasi acquisto, qualsiasi spostamento. La società senza contante, presentata come una liberazione, è in realtà la peggiore distopia orwelliana.

di Don Quijones via WolfStreet.com, 08 novembre 2015

La guerra al contante sta avanzando su tutti i fronti. Una regione in cui i titoli dei giornali sono stati monopolizzati da questo tema, cioè dalla guerra contro la moneta fisica, è la Scandinavia. La Svezia è diventato il primo paese a includere i propri cittadini come cavie, in buona parte volenterose di esserlo, per un esperimento di economia distopica: tassi di interesse negativi in una società senza contante. Come riporta Credit Suisse, non importa dove vai o cosa vuoi comprare, troverai sempre un piccolo onnipresente cartello che dice "Vi hanterar ej kontanter" ("Non accettiamo il contante"):

Che sia per una tazza di vin brulè al mercatino di Natale, per una birra al bar, anche il più piccolo addebito viene regolato in modo digitale. Perfino i venditori ambulanti di giornali come Faktum e Situation Stockholm, agli angoli delle strade, dovranno portarsi dietro il lettore di carta di credito.

Una cosa simile si sta svolgendo in Danimarca, dove circa il 40 percento della popolazione paga utilizzando MobilePay, un'applicazione della Danske Bank che permette di effettuare tutti i pagamenti via smartphone. Essendoci sempre più negozianti che rifiutano i pagamenti in denaro fisico, una società senza contante "non è più un'illusione, ma una visione che può essere realizzata in un tempo ragionevole" dice Micheal Busk-Jepsen, direttore esecutivo dell'Associazione dei Banchieri Danesi.

Il più grande laboratorio del mondo di abolizione del contante

Mentre la Svezia e la Danimarca possono essere i due paesi più vicini all'abolizione completa del contante, il banco di prova più importante per un'economia senza contante è a mezzo globo di distanza, nell'Africa sub-sahariana. In molti paesi africani, andare in giro senza contante non è solo un fatto di praticità (come in Scandinavia), è fondamentalmente una questione di sopravvivenza. Meno del 30 percento della popolazione ha conti in banca, e ancora meno hanno carte di credito. Ma quasi tutti hanno un telefono cellulare. Ora, grazie all'enorme aumento dell'utilizzo delle comunicazioni tramite telefonia mobile, e a causa dell'enorme numero di cittadini senza conti bancari, l'Africa è diventato il luogo perfetto per il più grande esperimento sociale di vita senza contante.

Le organizzazioni governative e non-governative dei paesi occidentali stanno lavorando gomito a gomito con le banche, le compagnie di telecomunicazioni e le autorità locali per rimpiazzare il contante con denaro alternativo spostato tramite telefoni cellulari. Le organizzazioni coinvolte includono CitiGroup, Mastercard, VISA, Vodafone, USAID, e la Fondazione Bill e Melinda Gates.

In Kenya il denaro trasferito dal più grande operatore di telefonia mobile, M-Pesa (di proprietà di Vodafone) conta per oltre il 25 percento del PIL del paese. Nel paese africano più popoloso, la Nigeria, il governo ha lanciato una Carta d'Identità biometrica Mastercard, che funge anche da carta di credito. Il "servizio" fornisce a Mastercard l'accesso diretto a oltre 170 milioni di potenziali clienti, per non parlare dei loro dati personali e biometrici.

L'azienda ha recentemente ottenuto anche un contratto con il governo per progettare la Hunduma Card, che sarà utilizzata per pagare i servizi pubblici. Per Mastercard questi accordi con il governo sono essenziali per raggiungere la nobile visione di un "mondo oltre il contante".

Wolf

Conferenza sul clima a Parigi: abiti nuovi per un accordo vecchio

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© l'antidiplomatico.it
L'accordo sul clima che si prepara a Parigi reca con sé l'ombra dell'Accordo di Cancún e, come quello, non raggiungerà l'obiettivo. Entrambi gli accordi, infatti, si basano su impegni volontari che danno la priorità agli interessi delle compagnie e dei governi inquinatori piuttosto che alle necessità dell'umanità e della vita sulla Terra. Per limitare l'aumento della temperatura terrestre entro i 2°C, l'Accordo di Cancún avrebbe dovuto garantire la riduzione delle emissioni annue di gas serra a 44 giga-tonnellate di CO2 equivalente (Gt CO2e) entro il 2020. Invece, con gli impegni presi nella città messicana, nel 2020 raggiungeremo le 56 Gt CO2e.

L'Accordo di Parigi dovrebbe garantire che le emissioni globali scendano entro il 2030 a 35 Gt CO2e; ma sulla base dei Contributi volontari determinati a livello nazionale (Indc, Intended National Determined Contributions), nel 2030 saremo oltre quasi del doppio...intorno alle 60 Gt CO2e.

Entrambi gli accordi hanno evitato di affrontare il compito più importante: porre un limite all'estrazione dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone), responsabile del 60% delle emissioni totali di gas serra. Se non si lascia sottoterra l'80% delle riserve accertate, è contenere entro i 2° C l'aumento della temperatura.

L'accordo di Parigi, inoltre, non garantisce l'obiettivo di zero deforestazione entro il 2020, posto negli Obiettivi di sviluppo sostenibile di recente approvati; eppure, la deforestazione produce il 17% delle emissioni globali. Al contrario, continua il cammino verso il commercio del carbonio e le compensazioni (offsets) che permettono ai paesi di "sostituire" le foreste native abbattute con piantagioni arboree in monocoltura.

Infine, gli accordi di Cancún e Parigi non hanno meccanismi legali per assicurare la loro applicazione. Anche gli impegni finanziari per l'adattamento e la mitigazione sono incerti. Davvero, "il re è nudo".

Un altro domani è possibile!

Il futuro non è scritto. Dipende dalle nostre azioni nell'oggi. Quanto accadrà alla COP21 a Parigi è il risultato di un lungo processo durante il quale le grandi multinazionali si sono impossessate dei governi e dei negoziati climatici alle Nazioni unite. L'Accordo di Parigi è un buon affare per i politici in cerca di popolarità e di rielezione, perché non li obbliga a far nulla. Ed è buono anche per le industrie estrattive perché permette loro di continuare con il business as usual e di godere dei nuovi mercati del carbonio come Redd+, Climate Smart Agriculture, le compensazioni relative all'uso dei suoli, e anche delle false tecnologie come la Cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs, Carbon Capture and Storage), la bioenergia e la geo-ingegneria.

Arrow Down

L'ultimo schiaffo

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© opinione-pubblica.com
I pochi beni di Ermes Mattielli andranno ai due nomadi che l'avevano derubato più volte. L'estrema umiliazione dopo le tante sofferenze patite negli ultimi anni della sua vita. Un oltraggio alla dignità di chi vive onestamente ma soprattutto uno sputo alla memoria del povero rigattiere vicentino, vessato prima dai due rom dalle mani lunghe e poi da una "giustizia" che, a partire dagli anni 90′, è diventata sempre più ideologica e meno "giusta", puntellando nuovi assetti politici e sociali e cristallizzando i precetti delle religioni dei "diritti umani" care ai soliti noti. Il "patrimonio" del pensionato di Arsiero, è costituito da una casupola ed un magazzino malandato del valore di poche migliaia di euro. I familiari di Mattielli (che non aveva genitori, moglie, figli, fratelli o sorelle) potranno rifiutarsi di ricevere l'eredità, viste le modeste proprietà e soprattutto quel risarcimento di 135mila euro disposto dal giudice. In base all'art. 596 del codice civile, in mancanza di altri successibili, l'eredità è devoluta allo Stato italiano: l'acquisto avviene di diritto senza bisogno di accettazione e non può farsi luogo a rinunzia. Il secondo comma dell'art. 586 prevede inoltre che lo Stato risponda dei debiti del defunto nei limiti di ciò che ha ricevuto dal defunto stesso e che provveda alla liquidazione dell'eredità nell'interesse di tutti i creditori e legatari che abbiano presentato dichiarazione di credito.

Dunque, gli immobili passeranno allo Stato che poi provvederà a "girarli" ai nomadi feriti. I funerali di Ermes Mattielli che si terranno oggi alle 14:30 nella chiesa di San Michele Arcangelo di Arsiero, saranno pagati con i soldi consegnati due settimane fa al 62enne da Graziano Stacchio e Robertino Zancan. I fondi (circa duemila euro), sono stati raccolti con la vendita delle magliette dedicate al benzinaio di Nanto con la scritta "Io sto con Stacchio". "Ho una gamba di legno, ma neppure l'invalidità minima. Vivo con l'orto, le galline. Mi hanno messo alla carità. Andavo in giro con l'Ape a raccogliere rottami, sbarcavo il lunario. Adesso devo pagare 135mila euro. Ma chi li ha mai visti 135mila euro? Vivo con poco più di 100 euro, me li faccio bastare. Oggi ho mangiato quattro patate e du ovi", aveva raccontato Mattielli recentemente. Una vita di sacrifici per morire da povero. Oltre il danno anche la beffa. L'ennesima vergogna all'italiana.

Che Guevara

Gli italiani dicono "no" alla guerra e alla NATO

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© Foto: fornita da Chiara Paladino
L'Italia fino al 6 novembre sarà laboratorio di esperimenti bellici e teatro di vere prove di guerra. La Trident Juncture 2015 è la più massiccia esercitazione Nato dai tempi della guerra fredda.

Se gli Stati Uniti vogliono mostrare al mondo la loro Forza di reazione rapida e esibire i propri muscoli a Mosca, ciò non significa che l'Italia con le tantissime basi americane sul suo territorio debba diventare un laboratorio di guerra. Anche se per il ministro della Difesa Pinotti e il governo l'Italia deve essere la più grande portaerei del Mediterraneo, per gli italiani le cose non stanno così. C'è chi dice "no" alla guerra, alle basi americane che provocano danni all'ambiente e alla salute dei cittadini, "no" alle maxi esercitazioni Nato. I media principali italiani però non dicono una parola sulla Trident Juncture e non danno voce a chi vorrebbe esprimere il suo dissenso.

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© Foto: fornita da Chiara Paladino
La Sicilia assieme la Sardegna, essendo le regioni più colpite dai giochi di guerra firmati Nato, si mobilitano e dicono un forte "basta". Chiara Paladino, membro del coordinamento della provincia di Trapani contro la Guerra e contro la Nato ha rilasciato un'intervista a Sputnik Italia sulla loro lotta e la manifestazione di protesta che si è svolta recentemente a Marsala.

— Chiara, parlaci della manifestazione che avete organizzato a Marsala qualche giorno fa e del vostro dissenso.

— La manifestazione di sabato è stata il culmine di una mobilitazione che è iniziata un mese fa. Partendo da Marsala ci siamo riuniti in un coordinamento provinciale, che ha raccolto diverse città della provincia di Trapani, quelle più vicine geograficamente all'aeroporto di Birgi. Noi, il comitato No guerra No Nato e il coordinamento No Muos insieme abbiamo indetto questa manifestazione regionale.

Alla manifestazione hanno partecipato gli abitanti della Sicilia, ma anche i movimenti in difesa dei diritti civili e le lotte sociali, il movimento No Triv. L'importante è stato il movimento dal basso, la partecipazione dei cittadini, abbiamo capito come gli abitanti abbiano preso conoscenza del fatto che è a partire dagli abitanti dei territori che cambiano le cose.

I nostri "no"erano contro la guerra, contro la Nato nello specifico, perché è nata come alleanza di difesa, ma in realtà è un'alleanza volta all'offensiva, l'abbiamo visto in Afghanistan, in Libia. Diciamo "no"alle strutture belliche, alle esercitazioni che si svolgono fino al 6 novembre nella nostra area.

— Quali sono i danni per le città siciliane provocati dalle esercitazioni Nato e dalle innumerevoli basi americane?

— Noi siciliani è da anni che viviamo sulla nostra pelle quelli che sono i danni e le conseguenze di queste infrastrutture che si trovano in più parti del nostro territorio: mi riferisco ai radar di Lampedusa, all'aeroporto di Sigonella, ai radar vicino a Marsala. Si è riscontrato come le antenne del Muos di Niscemi abbiano aumentato la percentuale di malformazioni fetali, di inquinamento dei mari e dei laghi. Parliamo anche di estinzione di fauna e vegetazione. L'aeroporto di Marsala, luogo che ospita le esercitazioni Nato, è prospiciente alla riserva naturale dello Stagnone, che diversi zoologi hanno definito un unicum in tutta Europa, perché è un laboratorio zoologico. L'inquinamento vicino alla riserva è acustico, un tipo di inquinamento, come spiegano gli esperti, che non viene avvertito nell'immediato. Le ripercussioni si avranno nel ciclo vitale. Abbiamo ricevuto anche le lamentele delle persone che vivono nelle campagne della zona, le quali durante la notte vengono svegliate da boati fortissimi. C'è da ricordare che martedì scorso due aerei grandissimi hanno dovuto fare un atterraggio di emergenza nel preziosissimo parco di Selinunte!