Benvenuto su Sott.net
mar, 01 dic 2020
Il Mondo per Coloro che Pensano

Figli della Società
Mappa

Heart - Black

Le zingare in gabbia e Facebook. Il privilegio delle spigolatrici

4567890

di Miguel Martinez.


Non vi sarà sfuggita la notiziola dei dipendenti della Lidl di Follonica che hanno sorpreso due donne Rom a frugare tra i rifiuti ("angolo rotture") e le hanno rinchiuse brevemente dentro il gabbione dei cassonetti, non solo prendendole in giro, ma anche filmandosi e pubblicando il tutto su Facebook. Che ancora una volta rivela il proprio lato positivo come sterminatoio darwiniano degli imbecilli.

Scontate le reazioni: duecentomila visualizzazioni del video, tanti che dicono "bravi" e tanti che dicono "cattivi" (e tanti che dicono "cattivi" a quelli che dicono "cattivi" e "bravi" a quelli che dicono "bravi" e così via, lo sterminatoio funziona così).

La Lidl prende le distanze:
"Siamo venuti a conoscenza del video diffuso in rete. Prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato che va contro ogni nostro principio aziendale. Lidl Italia si dissocia e condanna fermamente comportamenti di questo tipo. L'Azienda sta verificando le circostanze legate al video e si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione, al fine di adottare i provvedimenti necessari nelle sedi più opportune."
Possiamo essere sicuri che alla fine i dipendenti in questione finiranno incornati dalla multinazionale e mazzolati dalla magistratura. Al centro di questa vicenda, ci sono due donne Rom; eppure tutta questa sceneggiata è uno scambio di retoriche tra non-Rom. I diritti delle due donne (due minuti chiusi dentro il gabbiotto fanno "sequestro di persona"), il pericolo immigrati, i magistrati, la politica aziendale, la legalità, la proprietà privata. Nessuno che si chieda, cosa ci stessero a fare le due donne.

Light Sabers

Taxi e Uber, tra servizio pubblico e caporalato digitale

je suis taxi legale

di Guido Viale


Riferiscono in molti che, con il blocco dei taxi, le auto di Uber in circolazione hanno raddoppiato le tariffe. È la legge della domanda e dell'offerta. Ma è anche un'anticipazione di che cosa succederà se e quando Uber avrà vinto la sua guerra contro i tassisti.

È una guerra che non riguarda solo l'Italia, ma ha dimensioni planetarie, combattuta con alterne vicende tra la multinazionale e i tassisti. I taxi sono un servizio pubblico non sovvenzionato (a differenza del trasporto di linea), sottoposto a regole precise: tariffe amministrate e gestite dal tassametro, controlli rigidi sui veicoli e gli autisti, obbligo di garantire il servizio giorno e notte e di coprire tutto il territorio comunale o comprensoriale definito dalla licenza; divieto di offrire il servizio fuori di esso.

Uber è una multinazionale che ha pochissimi dipendenti e nessuna vettura; gestisce solo le prenotazioni e la cassa (incassi subito, pagamenti a 7 giorni) e si avvale, sia nella versione black (noleggio con conducente) che in quella pop (servizio erogato da chiunque abbia sottoscritto un accordo con l'azienda) di autisti e vetture reclutate al bisogno.

Non prevede licenze, assicurazioni particolari, limiti e obblighi relativi al sevizio; guadagna (miliardi) con una commissione del 20-25% su ogni servizio erogato e trasferisce il rischio d'impresa sul lavoratore, che non è un dipendente, ma un "imprenditore di se stesso", tenuto a fornire anche il capitale (la vettura, con relativa manutenzione, assicurazione e oneri connessi: guasti e incidenti).

Anche se è stata bloccata in alcuni paesi, tra cui l'Italia, Uber non rinuncerà facilmente alla versione pop del suo servizio: troverà qualche modo diverso di affidamento per attingere al pozzo senza fondo delle persone disoccupate o alla ricerca di un doppio lavoro, purché "automunite".

Eye 1

Ddl contro fake news, Ziccardi: "Testo liberticida, tra Orwell e Kafka. Punta a controllare dissenso e informazione"

censura online

Un testo confuso, che punta ad attaccare il libero dissenso in rete e confonde fake news e pedopornografia. In più, Internet non è il far west, ma un luogo già "iper regolamentato" dove non deve essere un legislatore o un provider "sceriffo" a censurare le informazioni.
Giovanni Ziccardi, professore di Informatica giuridica all'Università degli Studi di Milano, commenta il ddl contro le fake news presentato nei giorni scorsi al Senato (qui il testo). Una proposta "liberticida" che vuole imporre nuove regole a siti e forum, applicando anche l'aggravante della diffusione a mezzo stampa.

- Da esperto di diritto delle nuove tecnologie, cosa pensa del ddl?

- Credo sia inopportuno, pericoloso e censorio. Nasconde le sue reali intenzioni di controllo del dissenso. Lo trovo soprattutto impreciso, sia dal punto di vista tecnico che giuridico. Punta a soffocare il dibattito in rete caricando di responsabilità, burocrazia e sanzioni gli utenti e i provider. Dall'altra parte "salva", per molti versi, i due principali vettori di odio, notizie false e disinformazione di oggi, cioè molti grandi media e politici. Ed equipara fenomeni eterogenei tra loro che richiedono, invece, regolamentazioni specifiche. Infatti nella relazione introduttiva si fa riferimento a "fake news", a espressioni che istigano all'odio e alla pedopornografia. Tre universi molto diversi tra loro.

- Quali sono i punti più critici?

-Partiamo dalle pagine della Relazione introduttiva, dove si spiegano le motivazioni del provvedimento: sono molto chiare, fanno capire bene quale sia l'intento. Già nel titolo, s'individuano tre scopi eterogenei tra loro: prevenire la manipolazione dell'informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l'alfabetizzazione mediatica. Tutti temi con esigenze differenti e che richiedono approcci originali e ben calibrati. Il testo nasconde le sue reali intenzioni di controllo del dissenso. Ed è impreciso, sia dal punto di vista tecnico che giuridico

Family

Spegnete la tv, ai Mondiali in Russia vi sentirete come a casa

mondiali 2018
Dopo le polemiche seguite al documentario sui facinorosi tifosi russi, proviamo a vederci chiaro. Ha ragione chi dice che venire in Russia è pericoloso? Oppure, bisogna "provare per credere" e rimanere piacevolmente sorpresi?

Nel 2014 i diritti gay e il mezzo boicottaggio delle Olimpiadi di Sochi, nel 2015 la Crimea dove l'UEFA impose uno stop al calcio professionistico, nel 2016 il caso Meldonium e la squalifica degli atleti russi (alcuni) dalle Olimpiadi di Rio e tutti dalle Paralimpiadi.

Nel 2017 sul gradino più alto del podio, anzi direttamente di fronte alle telecamere della BBC sono finiti i cattivissimi tifosi russi, rei di preparare un'accoglienza coi fiocchi, anzi coi guantoni, agli hooligans inglesi che vorranno venire a vedere i Mondiali del 2018.

Il documentario "Russia- un'esercito di hooligans" trasmesso dalla BBC ha acceso i riflettori sul problema sicurezza in vista dei Mondiali del 2018. L'accusa è che i russi sono violenti e al posto del pallone tra un anno e mezzo vedremo un Mondiale all'insegna della violenza. Lo scopo, insinuare il dubbio che i Mondiali del 2018 in Russia non s'hanno da fare e (forse) conveniva assegnarli a qualcun altro. Ad esempio la stessa Inghilterra, che nel 2010 perse il ballottaggio con la Russia per l'organizzazione dell'evento sportivo più importante al mondo.

Sputnik Italia ha chiesto a Beppe Franzo, ultras juventino fin dalla fine degli anni 70' che alla subcultura del tifo organizzato ha dedicato due libri ("Via Filadelfia 88" e "80 Voglia di Curva Filadelfia") un parere su questa situazione.

Stock Up

l'Italia è il paese più sicuro in caso di uscita dall'euro

italia fuori dall'UE
La fonte è accademica e francese. Il documento è un Working Paper1 pubblicato dal prestigioso istituto indipendente francese di ricerca OFCE (Observatoire Français des Conjonctures Economiques) col numero 2016-31 nell'ottobre 2016. Il titolo del paper è "Balance Sheets after the EMU: an Assessment of the Redenomination Risk", ovvero "Bilanci del dopo Unione Monetaria Europea: una valutazione del rischio di ridenominazione"

Si parla molto in questi giorni delle conseguenze della ridenominazione del debito, pubblico e privato, in caso di scioglimento della zona euro o di uscita dall'euro di un singolo paese. Tralasciamo qui gli aspetti legali per concentrarci sulle conseguenze finanziarie del ritorno alla valuta nazionale. Il caso che ci interessa da vicino è il ritorno dell'Italia alla lira e la ridenominazione del debito italiano da euro a neo-lire.

Ricordiamo che i sostenitori della moneta unica paventano svalutazioni catastrofiche della neo-lira e conseguenze devastanti per la finanza pubblica in caso di ridenominazione del nostro debito, ridenominazione resa possibile, lo ricordiamo, dalla Lex Monetae.

Saltando alle conclusioni del paper gli autori valutano che il paese che corre meno rischi in caso di uscita dall'euro è proprio l'Italia. Stando alle loro analisi dettagliate (e scientifiche) la potente neo-lira dopo la fase iniziale di over/undershooting non subirebbe significativi deprezzamenti rispetto all'euro. Al raggiungimento dell'equilbrio la lira si rivaluterebbe addirittura dell'1% rispetto all'euro. Di che mettere a tacere parecchi vati di sventura pro-euro (e pro domo ea).

Blackbox

Se la Banca d'Italia è più a sinistra della Fiom...

banca d'italia
© il sole 24 ore

di Pasquale Cicalese per Marx21.it
"I contratti stipulati di recente hanno introdotto alcuni importanti elementi di novità. L'accordo siglato alla fine di novembre per il comparto metalmeccanico - relativo a circa un quinto del monte retributivo del settore privato oltre a non contemplare incrementi sino alla prossima estate (prolungando così alla metà del 2017 la fase di marcata moderazione salariale), stabilisce che gli aumenti successivi siano determinati ex post, con frequenza annuale e in base alla dinamica realizzata dell'indice dei prezzi al consumo (al netto dei beni energetici importati). In tal modo si modifica la regola fissata dall'accordo interconfederale del 2009, che prevedeva aumenti definiti su un orizzonte triennale in funzione dell'andamento atteso dello stesso indice. Una clausola che lega gli incrementi retributivi all'inflazione passata è stata introdotta nel dicembre 2016 anche nel contratto per il settore del legno ed è stata ripresa nella piattaforma presentata dalla parte datoriale del comparto tessile, dove è ancora in corso la trattativa. Rispetto al totale dei contratti, quelli che prevedono meccanismi di indicizzazione ex post (incluso il contratto del comparto tessile tuttora in fase di negoziazione) rappresentano al momento circa un terzo del monte retributivo del settore privato. Il legame delle retribuzioni con l'inflazione passata, anziché con suoi valori previsti o programmati, può tradursi in una maggiore inerzia nell'andamento dell'inflazione stessa (come avveniva con la scala mobile abolita dal protocollo del 1993); nell'attuale fase ciclica potrebbe comportare una maggiore difficoltà nel ritorno verso valori coerenti con la stabilità dei prezzi."

Banca d'Italia, Bollettino Economico, 20 gennaio 2017, pagg. 33-34
"È il modello-Germania. Non vergogniamoci di copiare, ma ricordiamoci di adattare. Non perdiamoci le Pmi, il nostro sistema non è quello tedesco dei campioni nazionali".

Lello Naso, Duro lavoro e riforme per andare oltre i record, Il sole 24 ore 17.02.2017
Nella strana Italia del 2017 può capitare che la banca centrale italiana, benché ormai priva di poteri, vada più a sinistra della Fiom, arrivando a lanciare l'allarme sulla "stabilità" dei prezzi con il nuovo contratto dei metalmeccanici, accusandolo esplicitamente di essere deflazionista, per chi voglia intendere.

Sempre nel Bollettino economico, Bankitalia informa che l'Italia ha guadagnato negli ultimi due anni 2,5 punti percentuali nella competitività di prezzo rispetto all'1.3 tedesco. Pare che la strategia degli industriali italiani sia chiara: rosicchiare punti di competitività di prezzo ai tedeschi utilizzando la deflazione salariale, più massicciamente dei tedeschi stessi, i quali, complice il mutato clima internazionale e i venti di protezionismo, pare stiano dirigendo la propria azione ad una timida reflazione salariale e ad un focalizzarsi sul mercato interno.

Ciò che ha fatto la Germania con la riforma Hartz IV del 2003 è applicato in questi anni in Italia con la differenza che lì si partiva da livelli assoluti ben più alti.

Better Earth

Russia, Onu: Consiglio di Sicurezza profondamente addolorato per la morte di Churkin

Vitaly Churkin
© Reuters / Lucas Jackson

"Eminente diplomatico e rappresentante permanente della Federazione russa alle Nazioni Unite". Guterres: sono grato di aver potuto lavorare con Churkin.

I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono addolorati per la morte improvvisa dell'ambasciatore russo all'Onu Vitaly Churkin. Lo rende noto in un comunicato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
"I membri del Consiglio di sicurezza sono profondamente addolorati per la notizia della morte dell'ambasciatore Vitaly Churkin, eminente diplomatico russo e rappresentante permanente della Federazione russa alle Nazioni Unite" si legge nella nota che è stata diffusa.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato di aver apprezzato l'opportunità di lavorare in passato con l'ambasciatore russo Vitaly Churkin, aggiungendo che era una "presenza forte" all'interno del Consiglio di Sicurezza.
"Anche se abbiamo lavorato insieme per un breve periodo di tempo, ho molto apprezzato quest'opportunità ed è dura perdere le sue intuizioni, le sue competenze e la sua amicizia" ha sottolineato Guterres.

Megaphone

I tedeschi ne hanno abbastastanza del servilismo e della doppiezza della Merkel e vogliono il cambiamento

Merkel Germany Elections

Merkel Raus manifestazioni
Sono stati divulgati di recente alcuni sondaggi della YouGov che dimostrano che i cittadini tedeschi ne hanno ormai abbastanza della Angela Merkel. Si è osservato che la crisi dei rifugiati, il Brexit, la crescita europea dei movimenti "populisti", oltre alla elezione del presidente statunitense Donald Trump, hanno fatto cambiare le preferenze politiche espresse dalla popolazione tedesca. Adesso, secondo i recenti sondaggi inchiesta di You Gov, all'incirca due terzi dell'elettorato tedesco pensano che dopo la Merkel che ha governato per gli ultimi 12 anni, è arrivato il momento di un nuovo leader.

Inoltre, il sondaggio inchiesta ha dimostrato che il 35% dei tedeschi janno pensato che la CDU avrebbe un miglior risultato alle elezioni senza la Merkel come proprio candidato, di sicuro i sondaggi possono essere falsati, e la Merkel ancora dispone di sei mesi per arrivare alle elezioni, ma quando ha detto lei stessa che questa sarà la sua più difficile elezione, lei non stava mentendo.

Tuttavia, è un fatto che la popolazione tedesca ed i suoi alleati politici stiano dimostrandosi ogni volta più stanchi dei modi di gestione del potere della Merkel, come hanno descrittto una grande varietà di media in tutto il mondo, incluso l'Huffington Post. In quanto alla CNN, quiesta rete TV ammette apertamente che la Merkel potrenbbe essere il grande perdente del 2017. A sua volta, lo spettatore americano descrioverebbe la Merkel come il secondo peggiore consigliere tedesco nel periodo post Seconda Guerra Mondiale, dopo Gerhard Shröder, tenenedo in conto che non è una cattiva persona, ma che lei rappresenta un fallimento.

Stock Down

Perché gli Italiani potrebbero essere i veri sconfitti dell'euro

squalo UE inghiotte l'Italia

Un breve articolo di Bloomberg mostra che gli italiani sono i maggiori perdenti dell'era dell'euro: l'Italia è l'unico paese tra i 19 membri ad aver ancora un PIL reale pro-capite più basso rispetto a 18 anni fa, quando è stato adottato l'euro. Persino nella Grecia massacrata dalle politiche di austerità imposte dai creditori il PIL reale pro-capite è ora leggermente salito - dopo una devastante depressione - rispetto a 18 anni fa. Un'ulteriore conferma che per l'Italia riprendersi la propria moneta e il proprio futuro è una questione vitale.

di Lorenzo Totaro e Giovanni Salzano, 3 febbraio 2017



Quasi due decenni dopo la creazione della moneta unica, gli italiani si stanno dimostrando i grandi perdenti tra i 19 paesi membri dell'eurozona.


Secondo i calcoli di Bloomberg, sulla base dei dati fino al 2015 e le stime per il 2016 forniti dall'ufficio di statistica dell'Unione europea, il prodotto interno lordo pro capite in termini reali si è ridotto dello 0,4 per cento negli ultimi 18 anni.Mentre a partire dal 1998 l'economia italiana è cresciuta del 6,2 per cento, nello stesso periodo la sua popolazione è aumentata del 6,6 per cento - così si spiega la caduta del Pil pro-capite.

diagramma

La parte del leone e la parte dell’agnello – in arancione la contrazione del PIL real pro-capite tra il 1998 e il 2016, in blu l’espansione del PIL reale pro-capite nello stesso periodo

Oscar

Oliver Stone: in Ukraine on Fire la vera storia di quel conflitto

Ukraine on Fire
Un artista scomodo, un regista controcorrente. E Oliver Stone non si è smentito: quanto ha pesato la politica estera americana sulla rivoluzione in Ucraina e sui fatti del febbraio 2014 conosciuti come Euromaiden? Tanto, troppo. Come dimostra il bello e forte documentario "Ukraine on fire" di Igor Lopatonok, film di cui Oliver Stone è coproduttore e autore dell'intervista.

E così non a caso il regista di "Platoon"- protagonista al Taormina Film Fest - alla domanda sul peso della politica estera sui fatti internazionali e sulla potenziale differenza tra i candidati ufficiali alle presidenziali Donald Trump e Hillary Clinton rispetto alla stessa, non sembra troppo disposto a parlare. Ma poi alla fine dice:-"Quello che succederebbe se fosse eletto Clinton o Trump conta poco. Negli Usa conta solo il sistema".

E ancora Oliver Stone:-" Nell'occidente c'è una resistenza verso la storia ucraina, in questo film la raccontiamo in una prospettiva diversa, mai sentita. E' difficile capire cosa è accaduto anche perché si confondono i nomi dei molti protagonisti. La cosa buffa è che un documentario come "Winter on fire: Ukraine's Fight for Freedom"di Evgeny Afineevsky, che parlava degli stessi temi, e' stato a un passo dagli Oscar, un lavoro fatto tutto con materiale ufficiale e che diceva poco della verita' di cio' che e' accaduto"